Un thriller di fantascienza in pieno stile Blade Runner, ma è un anime (ed è su Netflix)
26/05/2026 news di Andrea Palazzolo
Questo anime è tra i migliori esponenti thriller di fantascienza esistenti al mondo, in pieno stile Blade Runner.

La fantascienza nelle serie tv e nel mondo degli anime non è molto conosciuta, ma c’è un esponente che può rivaleggiare persino con capostipiti del genere come film quali Blade Runner. Quell’anime è Pluto e si trova su Netflix. Tratto dalla celebre storia Il più grande robot del mondo contenuta nel manga Astro Boy di Osamu Tezuka, Pluto rappresenta una reinterpretazione matura e complessa firmata da Naoki Urasawa, uno dei mangaka più acclamati del panorama contemporaneo. L’autore di Monster, 20th Century Boys e Billy Bat ha preso l’universo creato dal maestro Tezuka negli anni Cinquanta e lo ha trasformato in un thriller fantascientifico denso di tensione filosofica, noir investigativo e riflessione sulla natura dell’umanità.
La serie, composta da otto episodi e diretta da Toshio Kawaguchi con le musiche di Yugo Kanno. Al centro della storia troviamo Gesicht, investigatore dell’Europol che si trova ad affrontare un caso apparentemente impossibile. In un’epoca in cui esseri umani e robot convivono in perfetta armonia, sette robot di straordinaria potenza e i loro alleati umani vengono uccisi in circostanze misteriose. Nessuna traccia umana sulla scena del crimine, nessuna spiegazione logica. Gesicht, che è egli stesso un robot dotato di intelligenza artificiale avanzata, si ritrova contemporaneamente investigatore e potenziale vittima, mentre scopre di essere anche lui nel mirino di una forza sconosciuta.
La trama si sviluppa attraverso un’indagine che diventa progressivamente un viaggio nell’anima, o meglio, nella possibilità stessa che un’entità artificiale possa possederne una. Il mondo di Pluto non è la Terra spensierata e ottimista di Astro Boy: è un universo perfettamente organizzato in superficie, dove però cova una minaccia definita dalla sinossi ufficiale come “la manifestazione di odio più crudele della storia”.
L’eredità di Astro Boy è presente ma mai ingombrante. Il robot bambino creato dal dottor Tenma per sostituire il figlio morto, protagonista del manga originale che negli anni Sessanta aprì la strada all’intero genere anime, qui diventa uno dei tasselli di un mosaico più vasto. Tezuka aveva immaginato un futuro dove la tecnologia potesse colmare il vuoto della perdita umana; Urasawa si chiede cosa accada quando quella stessa tecnologia si confronta con sentimenti ancora più primitivi e distruttivi.
La serie ha ricevuto un’accoglienza straordinariamente positiva sia dalla critica che dal pubblico. Su IMDb vanta un punteggio di 8.1 su 10, riflettendo l’apprezzamento per una narrazione che non teme la complessità e che rispetta l’intelligenza dello spettatore. La storia è avvincente, profonda, strutturata su più livelli di lettura: si può godere come thriller investigativo puro, ma anche come meditazione filosofica sull’identità e sull’esistenza.

Dal punto di vista tecnico, l’anime brilla per una direzione visiva che alterna momenti di azione dinamica a sequenze più contemplative, dove il silenzio e l’inquadratura diventano strumenti narrativi tanto quanto il dialogo. Le musiche di Kanno accompagnano perfettamente il tono cupo e riflessivo dell’opera, creando un’atmosfera che ricorda i grandi thriller cinematografici più che l’animazione tradizionale.
Pluto rappresenta un punto di arrivo nella carriera di Urasawa, già consacrato con l’adattamento anime di Monster. È la dimostrazione che l’animazione giapponese può affrontare tematiche mature e complesse senza rinunciare allo spettacolo, che può parlare agli adulti senza perdere la magia che ha reso i manga una forma d’arte universale. In un panorama spesso dominato da produzioni seriali e formulaiche, questa serie si distingue come un gioiello raro: un prodotto che onora il passato guardando al futuro, proprio come i robot che ne sono protagonisti.
© Riproduzione riservata




