Un’infezione corrompe il pianeta: se hai amato The Last of Us e vuoi vedere il vero terrore, devi guardare questa serie cult
30/04/2026 news di Andrea Palazzolo
The Last of Us è diventata una delle serie più amate degli ultimi anni, ma un'altra ha spianato la strada al suo successo ed è su HBO.

Aprile 2026 segna un ritorno inaspettato per una delle produzioni più acclamate nella storia recente della televisione. Chernobyl, la miniserie HBO che nel 2019 conquistò pubblico e critica raccontando il disastro nucleare del 1986, si riprende la scena globale dello streaming posizionandosi al nono posto tra i contenuti più visti su HBO Max a livello mondiale. Un risultato sorprendente per una serie che ha ormai sette anni di vita, ma che evidentemente conserva intatta la sua forza narrativa e il suo impatto emotivo.
La miniserie creata da Craig Mazin ha superato produzioni recenti come la serie francese Privileges, confermando che la qualità dei contenuti può sfidare il tempo e le mode passeggere. Ma cosa rende questo ritorno particolarmente significativo? La risposta si trova nel legame profondo tra Chernobyl e uno dei più grandi successi contemporanei di HBO, The Last of Us.
Craig Mazin, lo stesso creatore di Chernobyl, ha infatti firmato l’adattamento televisivo del celebre videogioco Naughty Dog insieme a Neil Druckmann. The Last of Us, la serie post-apocalittica che ha debuttato nel 2023 e che attualmente sta espandendo il suo universo narrativo con la seconda stagione, deve molto all’approccio stilistico e tematico sperimentato in Chernobyl. Entrambe le produzioni condividono un’attenzione maniacale al dettaglio storico e ambientale, una narrazione che privilegia l’intimità dei personaggi rispetto agli effetti speciali, e una capacità rara di trasformare eventi catastrofici in storie profondamente umane.

La miniserie sul disastro nucleare di Chernobyl ha stabilito nuovi standard qualitativi per HBO, dimostrando che il pubblico risponde con entusiasmo a narrazioni mature, complesse e rispettose dell’intelligenza degli spettatori. Cinque episodi che hanno raccontato non solo una tragedia tecnologica, ma soprattutto le conseguenze dell’orgoglio, della disinformazione e del coraggio di chi ha sacrificato la propria vita per contenere una catastrofe di proporzioni inimmaginabili.
Il cast guidato da Jared Harris, Stellan Skarsgård e Emily Watson ha dato vita a personaggi che incarnano la complessità morale di una vicenda dove le linee tra eroi e responsabili si fanno spesso sfumate. La serie ha vinto numerosi Emmy Awards, tra cui quello per la miglior miniserie, consolidando la reputazione di HBO come casa di produzioni che non si accontentano di intrattenere, ma aspirano a lasciare un segno duraturo nella cultura popolare.
Le due serie condividono anche una simile filosofia produttiva: privilegiare l’autenticità rispetto alla spettacolarizzazione fine a se stessa. In Chernobyl, la ricostruzione della centrale nucleare, dei villaggi evacuati e della città fantasma di Pripyat è stata realizzata con un rigore quasi documentaristico. Allo stesso modo, The Last of Us ha ricreato un’America post-pandemica con un livello di dettaglio che rende credibile ogni angolo del suo mondo devastato dal Cordyceps, il fungo parassita che ha trasformato gli esseri umani in creature mostruose.
Il successo prolungato di Chernobyl e il trionfo di The Last of Us dimostrano che Craig Mazin ha sviluppato una firma autoriale riconoscibile: la capacità di trasformare eventi estremi in narrazioni universali sull’umanità sotto pressione. Che si tratti di un reattore nucleare fuori controllo o di una pandemia fungina che ha distrutto la civiltà, il suo interesse rimane costantemente focalizzato sulle persone, sulle loro scelte impossibili e sulla loro resilienza.
© Riproduzione riservata




