3 maggio 2016

Intervista a Park Hoon-jung, regista di The Tiger, il film di apertura del FEFF 18

Il regista coreano – già autore della sceneggiatura di I Saw the Devil – ci ha parlato del suo ultimo film e dei progetti futuri

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3 maggio 2016
Park Hoon-jung

Venerdì 22 aprile abbiamo assistito alla proiezione di The Tiger (Daeho) del coreano Park Hoon-jung, film di apertura dell’edizione numero 18 del FEFF (Far East Film Festival). La pellicola, ambientata nella patria del regista nel 1925, nello specifico sulla montagna di Jirisan, considerata sacra, è incentrata Chon Man-deok (Choi Min-sik, Oldboy) un cacciatore ormai avanti con l’età e in pensione che vive con il figlio sedicenne Seogi (Seong Yu-bin, Hide and See) nei boschi, in una sorta di eremitaggio. Due sono i principali poli narrativi: l’uno la dominazione dei giapponesi e la loro incapacità di rispettare le tradizioni e la cultura coreana; il secondo epicentro diegetico, sempre in qualche modo connesso ai conquistatori stranieri, è la terribile lotta contro una maestosa tigre, quasi proiezione delle divinità che abitano le vette del monte venerato dai locali, e certo rappresentazione delle forze naturali che si scontrano con la cieca volontà di potere dell’uomo.

the tiger 1Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Park Hoon-jung e dall’incontro sono emersi alcuni aspetti interessanti sul suo ultimo lavoro e non solo. Anzitutto, sebbene sia ispirata in parte alla storia nazionale, per ciò che concerne la conquista nipponica della Corea, e alle leggende proprie del suo popolo, alcuni aspetti della storia potrebbero richiamare alla mente i classici della letteratura occidentale e certo hanno molti aspetti condivisi. In particolare la folle lotta di Goo-Gyeong (Jung Man-sik) contro il maestoso predatore richiama in molti aspetti Spiriti nelle tenebre (The Ghost and the Darkness, 1996) pellicola diretta da Stephen Hopkins tratta dal romanzo del colonnello John Henry Patterson. Nel volume britannico, come nel film coreano, cacciatore e felini, connotati in maniera sovrannaturale (sono leoni nel primo, una tigre nel secondo) si scontrano in un’epica battaglia che prescinde il carattere immanente, per divenire l’emblema dell’opposizione tra uomo e natura. La stessa dinamica accomuna l’opera filmica con il classico di Herman Melville, Moby Dick, dove è la celebre balena bianca a rappresentare il terribile nemico naturale.

the tiger 6“Sono certo presenti influssi della letteratura occidentale” ci ha spiegato Park Hoon-jung “ma il volume che mi ha maggiormente influenzato è stato Il grande Wang scritto da Nikolai Apollonovich Baikov nel 1936”.

Se per la letteratura dunque sono varie le fonti d’ispirazione, non altrettanto si può dire a livello prettamente filmico. Interrogato se, soprattutto per le sequenze particolarmente cruente avesse pensato a qualche film in particolare, “no”, ha dichiarato “sebbene forse ci siano scene che ricordino un horror, difficilmente provo paura e perciò, se altri percepiscono tale sensazione, per me non è lo stesso e quindi nessun titolo del genere mi è rimasto impresso”. Unica affinità dunque con un classico di tale cinematografia è la colonna sonora, nella fattispecie il tema musicale che accompagna la tigre, che richiama Lo Squalo di Steven Spielberg, ma anche in questo caso non si tratta di un omaggio volontario: essendosi accorto della forte affinità, il regista lo aveva riferito già in sede di post-produzione al responsabile della colonna sonora, che aveva negato ogni somiglianza, “tuttavia a quanto pare qualcuna ce n’è, glielo dirò quando torno in Corea” ha detto sorridendo.

the tiger 5Soffermandosi sul protagonista ferino, la tigre oggetto di una ricerca senza requie anche chiamata il “Re della Montagna”, sorprendente è la sua realizzazione a livello visivo, in computer grafica. Pensando all’evoluzione nel ricreare, in digitale, soggetti animati che paiano reali, viene subito in mente il recentissimo Il libro della Giungla della Disney, molto simile per qualità conseguita. Ad essere estrememente diverso è tuttavia il budget delle due produzioni: se il live action americano è costato 175 milioni di dollari, il film coreano, ci ha spiegato Park [utilizzando addirittura una calcolatrice], è stato realizzato con circa 12 milioni di dollari (140 milioni di Won sudcoreani).

Non si tratta altresì di una pellicola d’animazione pura, ma sono presenti anche attori e luoghi reali e la gran parte del materiale è stato girato in maniera ‘convenzionale’. Parlando delle riprese, avvenute soprattutto in inverno sul gelido monte Jirisan, riserva naturale, “sicuramente sono durate molto di più rispetto a quelle estive”, aggiungendo che nella zona il clima è particolarmente rigido e si sono toccati addirittura i -20 venti gradi. “La preparazione della strumentazione è stata difficile e allo stesso modo lo è stato per gli attori. Questo però ha reso più realistico il risultato finale”.

the-tiger 4Infine, parlando del suo prossimo progetto, il regista ci ha spiegato che “penso di iniziare le riprese del mio nuovo film il prossimo settembre e posso dire che sarà ambientato in Corea. Abbiamo già iniziato i casting”. Non solo, del thriller I Saw the Devil, di cui Park ha scritto la sceneggiatura nel 2010, è in corso un remake americano: “Di recente non ho avuto più notizie in merito, ma ho sentito che il regista scelto per la versione americana è già alla ricerca dei componenti del cast. Ho inoltre sentito che la Sony farà un remake anche del mio altro film, New World [Sinsegye, 2013)]”. C’è dunque un forte interesse degli Stati Uniti verso i suoi lavori, e il regista-sceneggiatore ha dichiarato a tal proposito: “In realtà io sono favorevole ai remake, vuol dire che hanno apprezzato i miei film”. Interrogato in ultimo su cosa pensa del fatto di poter lavorare a Hollywood, come prima di lui è già successo ai colleghi Park Chan-wook (Stoker, 2013) e Bong Joon-ho (Snowpiercer, 2013), Park si è dichiarato molto favorevole all’idea, perché in tal modo “il cinema coreano può essere conosciuto all’estero”, fatto che influenza positivamente anche l’industria e la produzione interna. “Io, per ora,” ha concluso, “non me la sento perché sono ancora agli inizi rispetto a registi affermati come Park e Bong. Entrambi hanno dato anzitutto il loro contributo in Corea e anche io vorrei fare lo stesso, dopodiché se mi dovesse capitare un’offerta dall’estero la accetterei volentieri.”

Di seguito il trailer ufficiale di The Tiger:

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Intervista a Park Hoon-jung, regista di The Tiger, il film di apertura del FEFF 18
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Il regista coreano - già autore della sceneggiatura di I Saw the Devil - ci ha parlato del suo ultimo film e dei progetti futuri
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Il Cineocchio
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