16 maggio 2017

[recensione] Hounds of Love di Ben Young

Un thriller feroce che scoperchia i recessi più oscuri della periferia australiana avvalendosi delle intense prove dei tre protagonisti

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16 maggio 2017
hounds of love film

Gli australiani conoscono un paio di cose interessanti sugli horror thriller feroci e dai toni cupi. Nell’ultimo decennio, il regista Justin Kurzel ha esplorato il volto grottesco del crimine serpeggiante nella vita reale nell’ottimo Snowtown, esplorando le tormentate giornate di un neonazista che infierisce sui deboli e i bisognosi. Wolf Creek di Greg McLean ha similmente mescolato crimini spregevoli per modellare un sadico serial killer di turisti in viaggio nell’entroterra. E anche Animal Kingdom di David Michôd, che tecnicamente è un crime thriller, non si è certo tirato indietro nel mostrare il lato peggiore della vita suburbana del continente.

hounds of love posterSe Hounds of Love, debutto dello sceneggiatore e regista Ben Young, non risultasse alla fine un meccanismo così preciso, sarebbe forse impossibile da guardare. Per alcuni, potrebbe ancora essere così. Si tratta di un thriller spietato e sconvolgente che costringe la sua giovane protagonista a torture indicibili, costringendo lei – e di conseguenza gli spettatori – ad esplorare la mente contorta dei suoi aguzzini. Il film ha il merito non indifferente di essere realizzato con notevole cura e abilità tecnica e interpretato da tre attori incredibilmente intensi. È una pellicola ruvida, di quelle che gettano uno sguardo nell’abisso dei recessi umani, che difficilmente può lasciare indifferenti (e in questo ricorda anche The Girl Next Door di Gregory Wilson).

Ambientato nella periferia di Perth, Australia (patria di una coppia di assassini realmente esistiti e attivi negli anni ’80, Catherine e David Bernie) durante il periodo natalizio nel 1987, HoL mette chi lo guarda in una posizione scomoda fin dalla sequenza di apertura (visibile anche nel trailer in chiusura), che indugia al rallentatore (uno dei molti che si vedranno in seguito, che si potrebbero interpretare come un desiderio subconscio di trattenere questi momenti di innocenza il più a lungo possibile) su un gruppo di ragazze che giocano nel cortile di una scuola, mentre vengono scrutate da una coppia di predatori ‘a caccia’. Non c’è nulla di pruriginoso nel come Young presenti questi momenti, solo un senso di malevolenza che viene confermato rapidamente quando scopriamo qualcosa di più su chi siano i due in macchina. John (Stephen Curry) e sua moglie Evelyn (Emma Booth) sono raffigurati come mostri fin dall’inizio. Seguono una ragazza, la attirano nella loro vettura e quando la ritroviamo non è rimasto molto da vedere di lei. Nonostante tutta la loro repulsività, l’efficacia della pellicola si fonda sul mantenerli riconoscibilmente umani, un uomo e una donna i cui dubbi e le insicurezze alimentano i loro spaventosi desideri. E quando la successiva vittima, Vicki (Ashleigh Cummings), si ritrova tra le loro grinfie, capisce rapidamente che sfruttare queste debolezze potrebbe essere la sua unica via di fuga. Studentessa che attraversa un momento difficile, Vicki è ancora turbata dalla decisione di sua madre di lasciare il padre e desiderosa di esprimere la sua infelicità facendo qualcosa. Dopo un litigio, decide così di partecipare a una festa, incappando in John ed Evelyn lungo la strada. Incoraggiata a seguirli a casa loro con la promessa di trovare erba a buon mercato, si ritrova – mentre sullo sfondo esplode Nights In White Satin dei The Moody Blues – drogata e incatenata a un letto.

hounds of love film 2La giovane nota tuttavia che i suoi carcerieri non vanno molto d’accordo. Evelyn – che potrebbe apparire come vittima essa stessa, ma mai le sue azioni vengono in qualche modo giustificate per questo – è incline alla gelosia e parla di riprendersi la custodia dei suoi figli, nati da una relazione precedente, ma la sola presenza di John – narcisista ossessivo e abusivo – ci assicura che la donna non sarà mai più in grado di trascorrere molto tempo con loro. Sfumato da una rabbia appena contenuta, è il tipo di uomo che ispira immediata e giustificata diffidenza. Quando non è imbavagliata, Vicki fa quindi del suo meglio per mettere zizzania nella coppia, ma non è un’impresa facile. Evelyn è infatti emotivamente debole e certa di non poter vivere senza John. E John sa altrettanto bene quanto sia importante tenerla sotto il suo controllo. Sono persone malvagie, seppur in modi differenti, ma Young è determinato a far sì che lo spettatore le capisca prima di tutto come persone. Sia Curry (noto in patria per le sue commedie) che specialmente la Booth – che attraversa una vasta gamma di emozioni, dal dolore alla rabbia, all’affetto e l’agonia e non ha paura del full frontal – brillano in ruoli affatto semplici e stratificati, un impegno più che eguagliato dall’interpretazione della Cummings, che riesce a catturare la disperazione della sua condizione, lasciando al contempo trasparire come la sua mente sia comunque al lavoro per cercare il gancio che le permetterà di liberarsi.

Hounds of Love si avvale del duro lavoro di tutti e il regista dimostra acume e padronanza tecnica del mezzo e della suspense facendo sì che le sequenze più torbide o disturbanti scivolino verso la loro disagevole conclusione fuori campo, senza indugiare in dettagli visivi scioccanti, ma lasciando che sia l’immaginazione del pubblico a intuire quanto si sta consumando. In una scena fa sembrare difficile quanto la scalata dell’Everest il solo atto di attraversare una stanza fino a una porta aperta. Young con Hounds of Love si è dimostrato un filmmaker da tenere d’occhio e ora non resta che attendere il prossimo Extinction, film di fantascienza con Lizzy Caplan e Mike Colter attualmente in lavorazione, per capire se la fiducia in lui è stata ben riposta.

Di seguito il trailer originale:

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[recensione] Hounds of Love di Ben Young
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Un thriller feroce che scoperchia i recessi più oscuri della periferia australiana avvalendosi delle intense prove dei tre protagonisti
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Il Cineocchio
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