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Voto: 6/10 Titolo originale: La pelle dell'orso , uscita: 03-11-2016. Regista: Marco Segato.

[recensione] La Pelle dell’Orso di Marco Segato

30/10/2016 recensione film di Teresa Scarale

Il regista esordisce al lungometraggio trasponendo l’epopea montanara di crescita e lotta dell'omonimo romanzo di Matteo Righetto

La pelle dell’animo (a D.F.)

pelle-dellorso-locandinaSiamo negli anni ‘50. Domenico (Leonardo Mason) è un dodicenne autonomo e dal buon carattere, a differenza di suo padre Pietro Sieff (un Marco Paolini da manuale), uomo burbero e scontroso che non ha mai parole e men che meno gesti d’affetto per suo figlio, almeno da quando, due anni addietro, sua moglie è deceduta in circostanze drammatiche. I due vivono in un villaggio delle aspre Dolomiti venete, dove la vita scorre ancora scandita dal lavoro duro e dalle regole della natura. Si aggira per quei boschi una creatura quasi leggendaria, temuta come fosse un’entità maligna: il diaol, ossia il diavolo, un antico orso bruno astuto e feroce che terrorizza gli abitanti di quei luoghi con le sue scorribande sanguinarie ai danni degli animali allevati dai montanari. Nessuno negli anni è mai riuscito a catturarlo, la bestia è intelligente, ha imparato a conoscere e schivare il fuoco umano, lo ha assaggiato forse più di una volta, ma ciò che non l’ha uccisa l’ha fortificata. E’ sulla bocca di tutti, e in una delle consuete sere all’osteria del paese Pietro, preso dal lavorio costante del suo tormento interiore, la spara grossa, facendo una scommessa col suo capo Crepaz (Paolo Pierobon): sarà lui ad uccidere l’orso e a liberare la valle dal terrore, dietro lauto compenso, naturalmente. Fra risate e sberleffi , il capo accetta. In caso di perdita, Sieff dovrà lavorare gratis alla cava di Crepaz per un anno intero. Si inerpica allora su per i monti e gli alpeggi senza dire nulla a Domenico, ma il ragazzo è sveglio, immune alla rudezza del padre. E la sua tenacia di figlio amorevole con i piedi per terra non tarderà a far vedere i suoi frutti.

Il film scorre meditabondo e silenzioso come un grosso fiume, come spesso sono le storie di montagna. I dialoghi sono rarefatti e schivi. Si lascia spazio ai paesaggi, ai tramonti mozzafiato ma scevri di ogni velleità cartolinesca, alla sofferenza sorda del protagonista, bestia prigioniera di se stesso, quasi tutt’uno con le rocce da cui è circondato. Paolini ci regala un’interpretazione intensa, vera, perfettamente calata in questa storia ruvida e pulita. Per spiriti riflessivi.

Di seguito il trailer ufficiale di La Pelle dell’Orso, nei cinema dal 3 novembre:

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