3 aprile 2017

[recensione] La Scoperta di Charlie McDowell

Un’intuizione geniale è banalizzata da dialoghi sciapi e da un epilogo fin troppo edificante nel film originale di Netflix con Robert Redford e Rooney Mara

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3 aprile 2017
la scoperta netflix

Intuizione incredibilmente affascinante, La scoperta (The Discovery) di Charlie McDowell ipotizza che in un futuro molto prossimo e simile all’oggi venga scientificamente dimostrata l’esistenza dell’Aldilà, come tutta risposta iniziano a susseguirsi i suicidi a ritmo impressionante. Questo è l’assunto iniziale su cui si struttura il film originale di Netflix, eppure per quanto possa essere geniale l’idea la sua messa in copione piuttosto sciapa, senza particolare mordente e fin troppo lacrimevole ne spreca le incredibili possibilità. In realtà si tratta di uno sci-fi sottotono, con una quota di fantascientifico molto limitata, dialoghi piuttosto banali, vista la problematica con cui i personaggi si rapportano e quella che dovrebbe essere una storia paradossale d’amore alla The Lobster, ma priva dello stesso spessore del film di Yorgos Lanthimos.

the-discovery-poster-la-scoperta-netflixAnzitutto La Scoperta si apre con una incipit ad effetto e in medias res: lo scienziato Thomas Harbor (un sempre solido Robert Redford) è intervistato da un’avvenente conduttrice, ha finalmente dimostrato l’esistenza di una vita dopo la morte, una delle più grandi incognite dell’esistenza umana, ma dal momento in cui è stata diffusa la Scoperta in molti hanno deciso di porre fine alla vita terrena, ormai sicuri di approdare altrove al suo termine. Lui però non si sente responsabile di ciò, conclude secco. Poco dopo, i microfoni si spengono e si sente un colpo di pistola, un membro della troupe ha deciso di seguire il nuovo macabro trend. La prima sequenza incuriosisce, non c’è che dire, ma purtroppo il livello generale non viene mantenuto in linea con essa. Subito dopo l’azione si sposta in un traghetto pressoché vuoto che avanza in mezzo a una coltre di nebbia verso un’isola, due sconosciuti si imbattono l’uno nell’altro e iniziano a parlare del più e del meno, poi dei suicidi. L’uno, Will (Jason Segel), è un neurologo e critica secco coloro che abbandonano questo mondo per la certezza di un altro, certezze peraltro parziale, dacché non si sa quello che succederà sarà lieto; l’altra, Isla (Rooney Mara), invece è molto più positiva a riguardo. I due discutono e si punzecchiano a vicenda, cliché da commedia romantica, qui declinata però a un dialogo all’insegna di un esistenzialismo monco. Le loro strade poi paiono separarsi, ma non è così. Lei cerca di affogarsi in mare, immergendosi al largo con dei pesi al collo e lui, che passava lì vicino apparentemente per caso, si getta in acqua e la salva. Poi la conduce nella struttura dove Harbor conduce le sue ricerche, una specie di setta all’insegna della scienza in cui, una volta dimostrata l’esistenza dell’Oltretomba, si vuole giustamente appurare cosa ci aspetti varcato il confine.

Gran parte del minutaggio è destinato a indagare dunque tale tematica, epicentro della narrazione, ma soprattutto fulcro prarticamente di ogni scambio dialettico, l’assenza di un senso e la ricerca di una fuga altrove sono ciò su cui si ossessionano tutti i personaggi, in particolare il duo di protagonisti che pian piano si avvicina. Problematizzazione dell’insostenibilità dell’essere, tale soggetto avrebbe potuto, se ben approfondito da McDowell, raggiungere apici Sartriani, dare vita a una paradossale disamina quale Il diavolo probabilmente (Le Diable probablement) di Robert Bresson, dove il nichilismo divora lo spettatore fotogramma dopo fotogramma fino al tragico epilogo e l’insostenibile nulla, macigno sul costato del giovane intellettuale, non lascia altra scelta, se non quella più estrema. Qui, più che ontologica la crisi è superficiale ed emotiva, Isla come Will come Thomas (che si scopre essere suo padre) hanno subito tragiche perdite, di persone care, così viene delineato lo spettro della reazione al dolorea morte non fa più paura, non è più la fine, il suicidio è la soluzione.

la scoperta netflix rooneyDeclinazione certo più lacrimevole di quella altamente filosofica di Bresson, anche nello sci-fi il discorso avrebbe comunque  potuto essere convincente, pur nella sua pateticità. Purtroppo però qui sorge un altro enorme problema: Segel. Se infatti l’attore è perfetto per il clima scanzonato e leggero di How I Met Your Mother, le sue capacità mimiche risultano del tutto inadeguate per rendere un tormentato scienziato che cerca di vincere un terrificante horror vacui, al contempo si innamora di una problematica sconosciuta affatto da un profondo male di vivere. Comico in ogni sua espressione, risulta poco credibile quando corruccia la fronte nel momento topico in cui teme che un suo caro sia in pericolo, quasi fastidioso quando esprime le sue teorie esistenzialiste, è privo di quel fascino d’intellettuale tenebroso che sarebbe essenziale per il personaggio. Così la combinazione della performance, insufficiente, e della costruzione psicologica del personaggio stesso, piuttosto banale viste le mete a cui si mirerebbe, danno solo la sensazione della strisciante spocchia da uomo medio, che non si interroga dilaniato dal dubbio, ma è convinto di avere già le risposte. E’ vero, la trama va in un’altra direzione e insinua alcuni interrogativi nel protagonista, ma questi si tramutano più che altro in un’indagine porta a porta da mistery thriller, che nel ben più complesso dipanarsi di quesiti sul senso dell’essere. Ancor peggio, a banalizzare estremamente le basi più che valevoli sono gli ultimi minuti, un lieto fine edificante che lascia basiti e rovina quanto di buono ci sarebbe potuto essere.

Dunque, a una serie di buoni spunti, il concept iniziale della scoperta scientifica dell’Aldilà come la profusione di suicidi, allo stesso modo la configurazione in un certo modo “quantistica” del post mortem, avrebbero potuto essere le fondamenta per una pellicola di eccezionale levatura. Purtoppo però in La scoperta tutto viene poi declinato a una vacua storiella amorosa, con qualche inserto connotato da un dark humor piuttosto stridente, un protagonista che relega al più vulgato mondo del tragicomico un’idea ben più alta, infine un epilogo che affossa definitivamente il complesso.

Di seguito il trailer ufficiale di La Scoperta:

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[recensione] La Scoperta di Charlie McDowell
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Un'intuizione geniale è banalizzata da dialoghi sciapi e da un epilogo fin troppo edificante nel film originale di Netflix con Robert Redford e Rooney Mara
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Il Cineocchio
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