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The Movie Db/10
2 aprile 2018

Recensione | Nella Tana dei Lupi di Christian Gudegast

Gerard Butler e Pablo Schreiber sono lo sbirro e il criminale che si affrontano in un lungo e derivativo heist movie che non riesce a conciliare minimamente le sue due anime antitetiche

A guardare il/i trailer promozionali, qualcuno potrebbe farsi l’idea che Nella tana dei lupi (Den of Thieves) voglia essere un heist movie alla Heat – La Sfida o Point Break, o – se vogliamo evitare paragoni troppo scomodi – almeno alla Codice 999. E diciamo che nei suoi primi lunghissimi 120′ l’idea sembrerebbe proprio essere quella, con una banda di feroci rapinatori, preparatissimi ma senza paura di uccidere a sangue freddo chi provasse a intralciargli la strada, intenta a organizzare la rapina del secolo ai danni della filiale della Federal Reserve di Los Angeles, mentre una gang di sbirri sta loro col fiato sul collo per beccarli con le mani nella marmellata e sbatterli al fresco per sempre, tra indagini più o meno convenzionali e ai limiti della legge. Invece, sul più bello, Christian Gudegast – qui all’esordio dietro la mdp – ricorda a tutti di essere lo sceneggiatore di Il RisolutoreAttacco al potere 2 e che ad aiutarlo nella stesura della presente storia c’è Paul Scheuring, tra gli autori più prolifici della serie Prison Break, e così il castello di carte costruito su brutalità assortite e misoginia spicciola nei restanti 20′ (si, il totale ci attestiamo sui 140′ di durata) si sgretola e rivela la sua vera – e diciamocela tutta, insospettabile – natura alla Ocean’s Eleven o alla Die Hard – Duri a morire (il vero film di riferimento, ben più lampante, è un altro, ma non vogliamo rovinarvi la sorpresa …). Allusioni cinematografiche così diverse possono disorientare, ma la dicono lunga sull’incapacità di Gudegast di bilanciare coerentemente – a.k.a. con onestà – gli aspetti drammatico/realistici della prima metà a quelli più sopra le righe o ‘assurdi’ della seconda.

In ogni caso, nel film, Ray Merrimen (Pablo Schreiber) guida la sua squadra di professionisti (tra i cui membri c’è anche Curtis ’50 Cent’ Jackson) nella rapina di un furgone blindato, ma qualcosa va storto e finiscono per scatenare una sanguinosa sparatoria con i poliziotti. Questo attira l’attenzione indesiderata del Dipartimento dello sceriffo di Los Angeles, guidato da “Big Nick” Flanagan (Gerard Butler). Gli uomini di Nick riescono a trovare l’autista della banda di Merrimen, Donnie (O’Shea Jackson Jr.) e lo usano per saperne di più sul prossimo colpo. Quello che Nick non sa però, è che i ladri in realtà pianificano di irrompere nella apparentemente inespugnabile “Federal Reserve”. I malviventi hanno elaborato un piano molto astuto e complesso che richiede molti passaggi elaborati e che teoricamente dovrebbe permettere loro di farla franca con 30 milioni di dollari in banconote destinate al macero e che nessuno si preoccuperebbe di cercare più proprio per tale ragione. Comincia così un tesissimo gioco di nervi tra le due fazioni.

Gli elementi di un film di stampo in qualche modo ‘old school’ ci sono tutti, a partire dai cattivi con un codice e affiatati che finiscono per essere più simpatici e simpatetici dei buoni, che emergono soltanto come bulli pieni di sé, sregolati, fumatori e  ricoperti di tatuaggi che si ammazzano di birre e bourbon e che trattano ogni figura femminile che capiti loro a tiro come un mero oggetto (siano le compagne per la vita oppure delle spogliarelliste), alla faccia del movimento #MeToo. Essendo Rated-R, il film è poi naturalmente piuttosto violento. Aspettatevi quindi sparatorie, sangue e pestaggi, oltre che un linguaggio da strada colorito e triviale. Una premessa importante, che dovrebbe più o meno far capire quale sia il pubblico di destinazione. Tuttavia è possibile – visto che di certezze ne lascia ben poche – che Christian Gudegast abbia voluto sollevare domande su chi siano davvero i bravi ragazzi qui. Nick e i suoi sono tutti tipi umani piuttosto terribili e stereotipati, che bevono e tradiscono le mogli mentre parallelamente infrangono la legge e torturano i sospettati per risolvere i loro casi (e in questo non si allontano molto dallo Strike Team della serie ). Nessuno di loro sembra destinato a una qualche forma di redenzione. Dall’altra parte abbiamo invece i rapinatori, che mostrano un senso forte della famiglia e della compassione che manca agli agenti di polizia, e il loro piano per rubare il denaro non prevede di fare male letteralmente a nessuno, né nella pratica, né nella teoria. Eppure non ci pensano due volte a fare cose terribili se necessario e inevitabile. Non si crea in questo modo mai una vera dicotomia tra i due schieramenti, che porta quindi a non essere davvero sicuri verso chi dover fare il tifo, così come non è altrettanto chiara la natura del lungometraggio stesso, troppo inutilmente lungo per essere un action concitato e secco, troppo superficiale per essere un’opera drammatica insertata con momenti movimentati.

Per la prima metà assistiamo a un tentativo esagerato di mettere in scena un dramma poliziesco dai toni crudi e realistici. Il regista già qui non è che riesca molto nell’intento, visto che dimostra di non possedere minimamente alcuna capacità di ritrarre idee sofisticate o complesse (come appunto la sottile differenza tra il Bene e il Male), senza contare che le informazioni vengono ripetute continuamente all’inverosimile. Nella seconda parte tutto deraglia invece verso l’heist movie più caciarone e stravagante, che abbandona senza pietà intere sottotrame apparentemente importanti, su tutte quella della vita familiare di Nick, dal rapporto travagliato con le due figliolette al divorzio dalla compagna Debbie (Dawn Olivieri). Se Pablo Schreiber caratterizza almeno Merriman di un’aria ambigua quando si tratta delle sue motivazioni, con un palpabile senso di colpa associato a qualsiasi innocente coinvolto nelle azioni della sua banda, offrendo una performance silenziosa e meditabonda, Gerard Butler, solitamente affidabile come figura principale degli schlockbuster appartenenti alla nicchia che si è ricavato da ormai alcuni anni, qui sembra incarnare cinque diversi personaggi in uno, nessuno dei quali con caratteristiche particolarmente ammirevoli. La sceneggiatura vorrebbe presentarlo sì come un uomo di famiglia imperfetto, un po’ alla Martin Riggs di Arma Letale, ma finisce per dipingerlo esclusivamente come uno sprezzante misogino. Nessuna sfumatura o sostrato per lui. Con oltre due ore di girato a disposizione, aspettarsi qualcosa di più in termini di approfondimento sarebbe stato oltremodo lecito (si fa pure fatica ad associare un volto al nome degli altri sbirri della cricca …). Ogni logica viene lasciata a casa durante Nella Tana dei Lupi, con l’unità di Butler apparentemente autorizzata a operare senza alcun tipo di supervisione dall’alto. Ogni tentativo di coerenza viene poi messo da parte per indulgere nei cliché tipici del crime movie, che siano i poliziotti che “non giocano secondo le regole”, la scena nello strip club o un momento bizzarro in cui una bambina delle elementari può parlare indisturbata a uno strano uomo barbuto attraverso la rete di cinta del cortile della scuola, in una sequenza che dovrebbe garantire una qualche estemporanea risonanza emotiva.

Difficile descrivere a parole la sensazione che si prova nel vederlo, dal momento che il film cerca disperatamente di essere ‘serio’ e ‘faceto’ allo stesso tempo, ma senza mai rivelare apertamente quale delle due anime intenda portare avanti. Tutti imbracciano fucili d’assalto, e le pallottole piovono costantemente (sul finale viene citato forse addirittura l’ingorgo doganale di Sicario), ma questa immagine è in disaccordo con il tono da sottogenere cupo e disperato sui ‘poliziotti corrotti’. E quando si svolta verso l’heist movie, l’aria non si fa abbastanza scanzonata come invece dovrebbe essere in quei casi (tralasciamo poi il colpo di scena conclusivo, che ha ovviamente aperto le porte a un sequel, già in lavorazione …). Come si diceva più sopra, arrivando preparati alla visione si potrebbe evitare – forse – un qualche tipo di delusione dovuta alla comunicazione pubblicitaria fuorviante.

Di seguito il trailer italiano di Nella Tana dei Lupi, nei nostri cinema dal 4 aprile:

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Recensione | Nella Tana dei Lupi di Christian Gudegast
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Recensione | Nella Tana dei Lupi di Christian Gudegast
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Gerard Butler e Pablo Schreiber sono lo sbirro e il criminale che si affrontano in un lungo e derivativo heist movie che non riesce a conciliare minimamente le sue due anime antitetiche
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Il Cineocchio
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