20 ottobre 2017

[riflessione] Hollywood Babilonia – Atto III: il Weinstein-gate (parte 1)

Il mostro è stato sbattuto in prima pagina e la nostra redazione fa il punto sul nuovo scandalo che sta scuotendo la puritana Hollywood

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20 ottobre 2017
harvey weinstein 2017

Harvey Weinstein, un nome che nell’ultima settimana è divenuto noto anche ai non addetti ai lavori. Classe 1952, il produttore cinematografico statunitense è stato fondatore insieme al fratello Bob della Miramax, società dietro film indipendenti di successo come Pulp Fiction, Clerks – Commessi e Sesso, bugie e videotape. Vincitore di un Oscar per Shakespeare in love e di sette Tony Award per diverse commedie e musical, tra cui Billy Elliot the Musical, The Producers e Agosto, foto di famiglia, è stato co-presidente della Weinstein Company fino a poco tempo fa, quando, in seguito a numerose accuse di molestie sessuali, è stato licenziato dal consiglio di amministrazione della compagnia ed espulso dall’Academy Motion Picture Arts and Sciences.

Abbiamo chiesto ad alcuni dei nostri collaboratori – maschi e femmine – un’opinione sulla delicata vicenda, cercando di evitare la facile retorica posticcia da social network e il moralismo di facciata delle figure pubbliche.

Questi i primi due pareri:

Harvey Weinstein(Cannes)Svestiamoci momentaneamente della pesante tunica da perbenisti.
Tutti sappiamo nel cuore la differenza tra giusto e sbagliato; nessuno sano di mente difenderebbe il comportamento di chi si approfitta di una donna, o di un uomo.  Sono più di duemila anni che siamo soliti tirare pietre appena si inizia una lapidazione ed è sempre facile demonizzare un orco cattivo; specie se ricco, brutto e con la faccia da viscido. Non ci riferiamo al defunto Gianni Boncompagni e al caso “Non è la Rai”, ma al più recente Weinstein-Gate. Quante volte abbiamo, in modo facilone, giudicato una coppia composta da un uomo anziano e una giovane ragazza? Per quanto sia divertente commentare le dimensioni del portafogli altrui, in quell’immagine c’è una donna che ha fatto la sua scelta. Ha scelto una via facile? La domanda suona tristemente retorica. “Colpa” del vecchietto che ci ha provato o di lei che ci è stata? E quale sarebbe la colpa? Forse è difficile accettare che ci sia stato un accordo tra due contraenti e che entrambi abbiano accettato pro e contro della “transazione”. Trasponiamo questa allegoria al polverone sollevato e ribadiamo un concetto semplice prima di aizzare inutili focolai: se un uomo si approfitta di una donna, non dovrebbe far parte della nostra razza. È meschino, è patetico, è qualsivoglia aggettivo vogliate usare per descrivere l atteggiamento che porta qualcuno a chiedere prestazioni sessuali per chiudere degli affari.

Ma mettiamoci nei panni di questo “coso”: se non fosse stato estremamente ricco di famiglia, i genitori Mira e Max tagliavano diamanti. Se non avesse iniziato a organizzare concerti con il fratello. Se non avesse co-fondato la casa indipendente Miramax (NDR: casa dietro a due titoli come “Pulp Fiction” e “Clerks”). Se non avesse venduto la Miramax per 60 milioni di dollari alla Disney e tenuto per sé la Dimension Film/Weinstein Company … come avrebbe mai avuto una possibilità di perdere la verginità? Lo “sfortunato” Harvey ha fatto ben oltre quello che la natura gli ha concesso e troviamo inutile spendere ulteriori parole su qualcosa che di solito schiviamo se vista per terra su un marciapiede. La nostra attenzione si sposta sulle “vittime” di questa persona e alziamo l’asticella del nostro gretto materialismo maschilista. Così come una ragazza se lo merita se indossa abiti provocanti, così le attrici che hanno aperto bocca o gambe si meritano lo stesso giudizio.

harvey weinstein oscarDal 1966, anno in cui furono introdotti i ringraziamenti ai premi per gli Oscar, il signor Harvey Weinstein ha ricevuto 34 ringraziamenti, gli stessi rivolti a Dio, e secondi solo a Steven Spielberg. La suddetta materia fecale era una “persona importante” nel settore. Se questa figura molto ingombrante si dovesse presentare a un’attrice e le proponesse un do ut des; lei sarebbe una vittima? Anche quando il tutto è consensuale? La risposta per molti sembra essere di sì. Ci possono essere molti interessi di mezzo nel dire quel secco “no” a una proposta del genere. Suona un po’ come i classici discorsi goliardici fatti in età più giovane: “Cosa saresti disposto a fare per 1 milione di euro?”. Tutti noi ci siamo sempre rifiutati anche solo di pensare alle cose più bieche, senza però ragionare sul fatto che quella cifra non c’era mai stata messa davanti per poter valutare l’offerta. Molte di quelle attrici, invece, sì e hanno aperto la bocca non per urlare il loro no, ma per ingoiare un pesantissimo sì. Hanno scelto di accettare una via più facile per portare avanti la loro carriera? La domanda suona tristemente retorica. Non pensiamo di aver scoperto l’acqua calda nel trovare del “marcio” all’interno del mondo dello spettacolo e non ci vogliamo schierare a favore di una crociata che sembra più dettata dalla volontà di far crollare un gigante che da un vero e proprio senso di giustizia. Rimosso il velo di omertà, quanto mancherà a delle accuse più pesanti nei suoi confronti? Verrà fatta di tutta un’erba un fascio e verrà associato anche il fratello ai suoi comportamenti? Dovremo aspettarci personaggi pubblici contriti che sapevano, ma erano rimasti in silenzio fino a ora? Il silenzio di chiunque sapesse, era reso tale per interessi; unirsi alla sassaiola ora è sempre più facile che iniziarla.

Anni fa si chiamava Boncompagni, oggi è Weinstein. Il porco del futuro come si chiamerà? Tutti gli hashtag della nostra era non potranno mai contrastare il binomio “sesso e potere” e il tutto continuerà in sordina più di prima in tempo breve. (L. C.)

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La musica fortissima che viene dal piano inferiore, dove una bolgia enorme di invitati VIP partecipa ai moderni baccanali di un party hollywoodiano in uno dei Festival più importanti del Mondo. Nell’area privè è, tuttavia, tutto ovattato. Come se si trovasse in una dimensione proibita ai più, o forse è la sensazione che impongono quei bicchieri di troppo che la tentazione dell’offerta gratuita senza limite ha messo in circolo. I volti noti, come imbucati o come star, si mischiano in un bisbiglio confuso, e tutto ricrea quella situazione reale ma stereotipata di party estremo per una elite. Di cui tu non fai parte, se non in quel momento. Per caso. L’alcol non è abbastanza per quella allucinazione che passa di sfuggita davanti a te. L’Orco Shrek che porta al guinzaglio due bellissime ragazze, seminude. L’immagine è molto forte, e surreale per la nonchalance con cui viene esibita. Per qualche scherzo del destino, di quei pochi attimi, solo un’immagine e un suono rimangono impressi nella memoria. L’immagine del viso delle due ragazze e il suono del dialogo “ma chi è quello?”. “E’ quello che paga tutto questo.”.

harvey weinstein marylE’ mattino presto. Quasi l’alba. Ma il giovane produttore non dorme. Non perchè si è già svegliato. No. Non è mai andato a dormire. Da giorni. Forse anni. Per arrivare dove è arrivato. Ovvero un nuovo inizio. E vuole condividerlo con tutti. Tutti i suoi amici che, come lui, amano il cinema. Fare cinema. Che vuol dire l’azzardo. Non vincere, ma vincere facendo un’impresa impossibile. E un’altra, un’altra, un’altra ancora. Alla faccia di chi diceva “non ce la farai a Los Angeles”. Lì hai trovato una falla del sistema. Sei partito da NY, sei partito dall’indipendente, sei partito dalla libertà e dal grande potere di vedere le cose come le vede il pubblico, un potere che non sai che un giorno perderai. Vedi i risultati del tuo primo successo irreversibile, quello dal quale non si può tornare indietro, quello che diventa cultura pop, quello che anche tua zia sa cos’è. Lo hai fatto, con i tuoi alleati, con i tuoi amici, con il team che hai creato tu, coi talenti che hai trovato tu, con la tua famiglia, con tuo fratello, ma soprattutto con il meglio di te stesso. Sei puro, sei brillante, sei il real deal del momento. E splendi. Nonostante tu non sia esattamente aggraziato come gli attori protagonisti dei tuoi film, splendi. E capisci di meritarlo quando Lei, quella ragazza che voleva fare l’attrice e che ti salutava a malapena, con le sopracciglia ricurve di disprezzo per quell’aria trasandata pegno del duro lavoro che ti ha portato lì, proprio lei adesso ti saluta. Ora le sue sopracciglia sono all’insù. Timidamente ti saluta e nei suoi occhi lo vedi, anche se non ci credi, ma lo vedi. E’ sinceramente attratta da te. Perchè hai vinto. Sei all’apice di te stesso. E su quella sensazione di dominio, hai deciso di costruire la tua immobile tomba di marmo.

Lui è una star in declino. Ha fatto troppo il matto in giro e rischia di ferirsi al botteghino, se entra nella lista nera della morale pubblica. Allora decide di colpire al ventre. Decide di infrangere le regole e attaccare il Male assoluto, quello intoccabile. Così potente da raggiungere ogni livello, fino al grande pubblico. Accetta la commedia dell’anno, ma non vuole essere se stesso. Vuole essere “quell’altro”. Quello che detta legge e che è il prepotente per antonomasia. E vuole essere sicuro che tutti lo sappiano. “Datemi una diet coke”, è una line scritta con uno stuolo di avvocati intorno. Perchè dobbiamo colpire una prima volta, ma a poco a poco infrangere il muro di omertà di un sistema basato sul favoreggiamento sessuale sul quale mangiano tutti. Il primo colpo è assestato. Alla berlina con satira, che non è indolore ma fa quasi piacere. E poi? Tanto la stampa è sotto controllo. Tanto le spalle sono coperte da anni di supporto economico delle elezione a favore dei candidati Democratici che mai mi tradiranno. E se vincono i Repubblicani? Non stanno certo a pensare a me. Ci vuole un errore del sistema, ci vuole una cellula impazzita, ci vuole un caso su cinquecento milioni perchè le cose vadano male. Allora produci Michael Moore. Ti schieri per la liberalità. Partecipi alla marcia per le donne contro il Presidente Donald Trump. Partecipi alla marcia per le donne contro il Presidente Trump. Partecipi alla marcia per le donne contro il Presidente Trump.

mira-sorvino-harvey-weinstein40 anni. In silenzio hanno aspettato 40 anni per la resa dei conti. In quei 40 anni tutto è successo, ma soprattutto la comunicazione ha trovato la più grande voce possibile, quella della rete. L’occhio della gente è ovunque, e l’ultima Guerra che è stato possibile nascondere all’occhio umano è quella del Golfo. In 40 anni la Cina ha acquisito il potere economico per minacciare l’Occidente. In 40 anni l’Europa è morta. In 40 anni gli Stati Uniti non hanno imparato a farsi i fatti loro. In 40 anni c’è chi ha creato una armata, più o meno consapevole, di guerrieri che non useranno le spade, i cannoni, i fucili, per entrare nei luoghi del potere. Un’armata bellissima e irresistibile e non c’è modo di definirli come terroristi, perchè non sono brutti e cattivi. E mirano al punto debole per antonomasia. In 40 anni la Guerra deve continuare a sembrare Fredda. Se non puoi fermare l’esercito, neutralizzalo. Non dargli più prede. Rendi obsoleto il mestiere più vecchio del Mondo. Come? Rendendolo possibile solo se manifesto. Ne colpisci uno, bello grosso, che non ti è mai piaciuto, e cancelli dalla faccia della Terra l’idea che tu, povero grasso mentecatto strabico, lascerai una di loro arrivare al top usando la debolezza del tuo basso ventre. Una volta colpito uno, il terrore dilagherà ovunque e ci penseranno due volte prima di lasciarsi infinocchiare.

La sala gremita. Si spengono le luci nel fantastico anfiteatro del grande Festival e il logo con i due fari incrociati viene accolto con un enorme applauso. Il film inizia ed è ancora un grande pezzo di cinema. La storia ti ha rapito e vuoi precipitare fino in fondo in questa avventura. Ma ad un tratto non puoi più. In una scena c’è un dialogo fuori luogo. Tra due ragazze. Molto carine. Due ragazze che hai già visto. Di notte. A quattro zampe. Al suo guinzaglio. E non sei in grado di pensare ad altro. (G. P.)

continua …

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Hollywood Babilonia - Atto III: il Weinstein-gate (parte 1)
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