26 settembre 2017

[recensione pilot] Star Trek: Discovery, un prologo alla serie controverso che promette molto

Il ritorno in televisione di uno dei franchise sci-fi più famosi non è stato dei più semplici, tra ritardi, critiche feroci e aspettative altissime. Ma non delude.

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26 settembre 2017
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Dopo i tre film reboot targati J.J. Abrams, che tante polemiche avevano scatenato nel fandom ma a cui va riconosciuto il merito di aver rivitalizzato un franchise ormai in punto di morte, ecco che Star Trek – ben 12 anni dopo la fine di Enterprise – torna in televisione, il suo habitat naturale, con una nuova serie televisiva, Star Trek: Discovery. Prodotto da CBS, lo show va in onda – negli Stati Uniti – sul canale streaming a pagamento CBS All Access, scelta che da subito ha fatto infuriare i fan americani. Al di fuori degli USA, i diritti se li è invece aggiudicati Netflix.

LA GESTAZIONE

star trek discovey posterLa gestazione di questa serie non è stata delle più semplici. Ideata da Bryan Fuller (American Gods), ha ben presto visto l’abbandono del suo “papà” per cause tuttora ignote e diversi ritardi e slittamenti, al punto che c’è stato un periodo in cui si dubitava che il progetto avrebbe visto mai la luce. Poi la data è uscita, e da lì è stato un susseguirsi di immagini, trailer, interviste al cast. Dapprima in modo sporadico, tanto che ogni notizia – anche ufficiosa – aveva i connotati dell’evento, poi in maniera sempre più fitta. Con una costante: il totale riserbo a proposito della trama.
Prima della messa in onda di domenica 24 settembre, infatti, di Discovery si sapevano poche cose. Tra queste, l’ambientazione a livello di timeline, 10 anni prima della serie TV classica; il background “vulcaniano” della protagonista dello show, il comandante Michael Burnham (Sonequa Martin-Green, The walking dead), sorellastra “acquisita” del vulcaniano più famoso del franchise, Spock; il tema generale della guerra contro i Klingon, il fatto che le navi in gioco erano due – la USS Shenzou, comandata dal capitano Philippa Georgiou (Michelle Yeoh, La tigre e il dragone) e la USS Discovery, comandata dal capitano Gabriel Lorca (Jason Isaacs, The OA). E poi poco, pochissimo altro.

PRIMA DEL PILOT

Inizio subito dicendo che io sono un fan di Star Trek, un cosiddetto Trekker, o Trekkie che dir si voglia. Da sempre. Essendo nato negli anni ‘80, però, la mia cultura riguardo Star Trek riguarda essenzialmente le serie da The Next Generation in poi, quindi ammetto di non essere stato felice della scelta di ambientare Discovery a ridosso degli eventi della serie classica. Avrei preferito che si guardasse avanti invece che indietro, ma negli ultimi tempi la tendenza è quella dei prequel (vedi anche Star Wars), quindi me ne sono fatto una ragione. Il problema di fare il prequel di una serie realizzata negli anni ’60, però, è lampante: come rendere la “fantascientificità” di uno show comunque ambientata nel nostro futuro senza che la tecnologia sembri di secoli più avanzata rispetto a una serie fatta quando ancora non esistevano i personal computer? Risposta: non si può. E infatti una delle critiche più feroci già ai tempi del primo trailer era stata questa: Discovery sembra troppo “tecnologica” per essere ambientata 10 anni prima la serie classica. Una critica fondata, inutile negarlo, ma sono piccole concessioni, secondo me, fatte sull’altare dell’appetibilità e della fruibilità del prodotto. E quindi ben vengano, se possono allungarne la vita.

star trek discoveyGli autori hanno poi scelto di “reinventare” una delle razze aliene più iconiche del franchise: i Klingon. La razza guerriera per eccellenza aveva già subito una trasformazione, passando dall’aspetto “umano” della serie classica a quello “con le creste” dei film prima e delle serie anni ‘90 poi. Questa “trasformazione” era stata poi spiegata – una spiegazione che mi ha sempre convinto molto poco – parecchio tempo dopo, in un episodio di Enterprise. In Discovery, i Klingon diventano ancora più alieni: creste e nasi più pronunciati, totale assenza di capelli, unghie affilate come coltelli. Era un rischio, e infatti questo è un altro aspetto che i fan non hanno gradito, ancor prima della messa in onda. Vedremo se anche in questo caso ci sarà una spiegazione per questo nuovo cambio di aspetto, magari a serie in corso. In generale, penso che queste critiche da parte dei fan abbiano un fondamento. Del resto era inevitabile che un nuovo show di un universo così seguito e variegato come quello di Star Trek vi andasse incontro: da una parte è pure una cosa positiva, perché significa che c’è interesse. Però fin dall’inizio ho sempre avuto buone sensazioni riguardo questa nuova serie. I trailer, diciamolo, erano spettacolari. Quasi a livello cinematografico, come impatto visivo. La domanda era: saprà la storia essere all’altezza delle aspettative? Alla fine quello che rende Star Trek diverso da qualsiasi altra serie o film di fantascienza è quella tensione verso l’esplorazione di noi stessi, del presente e delle tematiche etiche e morali della vita di tutti i giorni, il tutto portato avanti tramite le allegorie e le metafore di un futuro utopico. Ci sarebbe stato tutto questo? Il pilot  fa pensare di sì, ma è presto per affermarlo con certezza. E ora ne parliamo.

IL PILOT: LE IMPRESSIONI

star trek discovery astronaveE veniamo finalmente alla messa in onda del doppio pilot [1×01, The Vulcan hello e 1×02, Battle at the binary stars]. Anche in questo caso ho letto critiche feroci: oltre a quelle già affrontate (vedi paragrafo precedente) ho letto che, secondo alcuni, gli attori non saprebbero recitare, i personaggi sarebbero scialbi cloni di quelli delle serie precedenti, che ci sarebbe troppo lens flare e addirittura buchi logici e di sceneggiatura. Tutte cose non vere, secondo me, o comunque esagerate. Partendo dal presupposto che non esistono show perfetti e con tutte le riserve del caso – questo pilot è essenzialmente un prologo della serie, la cui storia vera e propria non è ancora iniziata – a me questo doppio episodio è piaciuto, mi ha tenuto incollato allo schermo per un’ora e mezza e non mi ha affatto deluso.
Il punto di forza è sicuramente rappresentato dalla grande cura dei dettagli che gli autori hanno riservato a ogni aspetto. Gli effetti visivi, gli oggetti di scena, le uniformi (pure se a qualcuno non piacciono, per me sono tra le migliori mai realizzate), le astronavi, le tute spaziali: tutto è curato nei minimi particolari e questo a un fan non può che fare immenso piacere. Per quanto riguarda i personaggi, la protagonista Michael Burnham riprende sì la dicotomia “umano-vulcaniano” (e quindi “logica vs. emozioni”) già vista nel personaggio di Spock, ma la ribalta completamente, fornendo a mio avviso un punto di vista nuovo e il potenziale per un personaggio molto interessante. Sonequa Martin-Green è credibile, anche se non eccezionale, e con delle buone sceneggiature non potrà che migliorare. Anche il tenente Saru – uno dei pochi personaggi del pilot che ritroveremo nei prossimi episodi – rientra nel solco già declinato, quello dei personaggi del tutto alieni che, in un certo modo, devono trovare la loro umanità. Alcuni troveranno il tutto già visto, ma penso che sia uno di quegli aspetti che in una serie di Star Trek non può mancare. Vedremo se il suo interprete Doug Jones (Falling Skies) saprà essere all’altezza dei suoi predecessori Spock, Data, Odo, il dottore olografico e T’Pol.

star trek discovery serieIn conclusione devo dire che questo doppio episodio pilota, per me, è il migliore delle cinque serie precedenti. Non solo: penso sia meglio anche della maggior parte delle produzioni cinematografiche di Star Trek dal 1980 a oggi, comprese le ultime di J.J. Abrams. Ha il pregio di essere davvero ‘Star Trek fino al midollo’, non solo di nome: la Flotta Stellare sempre troppo diplomatica, le consolle che esplodono in faccia ai malcapitati ufficiali dopo ogni attacco, i dilemmi etici e il portare i personaggi a compiere delle scelte difficili sono solo alcuni degli elementi caratteristici della saga che gli appassionati hanno visto e rivisto nel corso degli oltre 700 episodi, ma dei quali non sono mai stanchi, e di cui Discovery sembra fare buon uso. Ed è giusto che ci siano, questi elementi, altrimenti staremmo parlando di un’altra cosa, magari comunque bella e godibile – e magari pure più “originale” – ma di sicuro non di Star Trek.

Di seguito una anticipazione della 1×03:

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[Recensione pilot] Star Trek: Discovery, un prologo alla serie controverso che promette molto
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Il ritorno in televisione di uno dei franchise sci-fi più famosi non è stato dei più semplici, tra ritardi, critiche feroci e aspettative altissime. Ma non delude.
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