Al Pacino su Netflix nel suo ruolo più famoso (no, non è Il Padrino)
11/10/2026 news di Andrea Palazzolo
Il film di Brian De Palma che è diventato un cult immortale. La storia di Al Pacino e l'icona del cinema criminale che ha definito un'epoca.

Quando nel 1983 Brian De Palma porta nelle sale Scarface, nessuno avrebbe immaginato che quel film ultraviolento, quel ritratto spietato dell’America reaganiana vista attraverso gli occhi di un rifugiato cubano, sarebbe diventato qualcosa di più di un semplice gangster movie. Oggi Tony Montana, il personaggio interpretato da Al Pacino, è un’icona culturale che trascende il cinema stesso: un simbolo di ambizione divorante, di ascesa e caduta, di eccesso portato alle estreme conseguenze.
La storia è quella di un uomo che parte dal nulla. Siamo nel 1980, Fidel Castro ha aperto le porte di Cuba permettendo l’espatrio ai suoi cittadini. Tony Montana e il suo amico Manny Ribera, interpretato da Steven Bauer, arrivano in Florida come due tra migliaia di rifugiati. Fanno i lavapiatti, vivono ai margini. Ma Tony ha fame, una fame che non si sazia con un lavoro onesto. È astuto, spietato, privo di qualsiasi freno morale quando si tratta di scalare la piramide della criminalità organizzata.
Il film di De Palma è in realtà un remake, dettaglio che molti ignorano. L’originale Scarface del 1932, diretto da Howard Hawks, era ambientato nella Chicago del proibizionismo. De Palma, con una sceneggiatura firmata da Oliver Stone, trasferisce l’azione nella Miami degli anni Ottanta, sostituendo l’alcol illegale con la cocaina, il nuovo oro bianco che sta invadendo l’America. Il risultato è un affresco brutale, lungo 170 minuti che non concedono respiro, dove la violenza esplode in scene che all’epoca fecero gridare allo scandalo.
Tony Montana non è un eroe, nemmeno un antieroe romantico. È un predatore che costruisce il suo impero sul traffico di droga, accumulando denaro, potere e una moglie bellissima, Elvira, interpretata da una Michelle Pfeiffer glaciale e disillusa. Ma proprio come nei grandi racconti tragici, la sua ascesa contiene in sé i germi della distruzione. La dipendenza dalla cocaina, la paranoia crescente, l’incapacità di fidarsi di chiunque: Tony diventa prigioniero del suo stesso delirio di onnipotenza.
La regia di De Palma è barocca, eccessiva quanto il suo protagonista. La macchina da presa non si limita a documentare, ma partecipa all’orgia di violenza e potere. Ogni inquadratura sembra urlare, ogni scena è costruita per lasciare il segno. E poi c’è Pacino, in uno stato di grazia interpretativa che rasenta la possessione. Il suo Tony Montana parla con un accento cubano marcato, gestisce con le mani, esplode in monologhi memorabili. “Say hello to my little friend” è diventata una delle battute più citate della storia del cinema, simbolo perfetto di quell’eccesso che caratterizza ogni fotogramma.
Oggi Scarface è disponibile su diverse piattaforme streaming, permettendo a nuove generazioni di scoprire o riscoprire questo monumento del cinema criminale. La sua influenza si estende ben oltre il cinema: nella musica hip-hop Tony Montana è diventato un’icona, citato in centinaia di canzoni come simbolo di chi parte dal basso e conquista il mondo. Nel videogioco, nella moda, nella cultura pop: ovunque lo sfregiato ha lasciato il suo segno indelebile.
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