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Christopher Nolan e l’ossessione della critica di smontare i film: “La narrazione non funziona così”

02/08/2026 news di Stella Delmattino

Il regista di Odissea spiega perché, secondo lui, riconoscere i meccanismi di una storia non significa dimostrare che non funzioni, pur ammettendo che i cliché debbano evolversi

christopher nolan intervista 2026

Christopher Nolan ritiene che una parte della critica cinematografica contemporanea sia diventata eccessivamente concentrata nello smontare i meccanismi narrativi, finendo per confondere l’analisi con l’efficacia di un racconto. Lo ha spiegato durante una recente intervista rilasciata in Cina alla piattaforma BiliBili, in cui ha riflettuto sul modo in cui vengono giudicati oggi i film.

Il regista ha però precisato di riferirsi soprattutto a quella che definisce una forma di “critica amatoriale”, sempre più diffusa online, dove individuare il funzionamento di una storia viene spesso considerato sufficiente per decretarne il fallimento.

Secondo il regista di Oppenheimer, Interstellar e Odissea, identificare il funzionamento di una storia non significa automaticamente dimostrare che quella storia abbia fallito.

“Questo è un difetto fondamentale della critica cinematografica, perché essere in grado di identificare un meccanismo non lo invalida. Ed è un vero problema della critica di oggi: molte persone hanno l’idea che, siccome riescono a capire perché una storia le colpisce in un certo modo, allora significa che quella storia non ha funzionato. Ma il racconto non funziona così.”

Nolan sottolinea che ogni storia nasce dall’incontro tra l’intenzione dell’autore e il bagaglio emotivo dello spettatore, un equilibrio che non viene meno solo perché il pubblico riesce a riconoscerne la costruzione.

“Quando creiamo una figura eroica all’interno di una storia, dobbiamo tenere conto dell’energia che il pubblico porta con sé e dell’interazione tra ciò che vogliamo comunicare e il modo in cui viene recepito. Il fatto che questo meccanismo sia riconoscibile non lo rende meno valido.”

Incitato dall’intervistatore ad approfondire il tema, il regista britannico è tornato sull’argomento, spiegando che il suo riferimento era soprattutto a una certa critica non professionale, convinta che riconoscere un espediente narrativo basti automaticamente a svuotarlo di significato.

“Questo è un vero problema della critica di oggi: c’è chi pensa che, siccome riesce a capire perché una storia produce un certo effetto, allora quell’effetto non funziona. Non è così che funziona la narrazione.”

Nolan ha però precisato che questo principio non vale in assoluto. Esiste infatti un momento in cui un espediente perde davvero efficacia: quando diventa così abusato da risultare prevedibile. È allora, sostiene, che il linguaggio del cinema deve evolversi.

“Poiché ritengono di aver identificato il meccanismo, pensano che questo lo renda automaticamente invalido. In alcuni casi può essere vero, e il linguaggio del cinema si evolve proprio per questo: quando un cliché diventa troppo familiare al pubblico, allora deve cambiare.”

Il regista ha aggiunto che gli autori lavorano inevitabilmente all’interno di un linguaggio condiviso con gli spettatori, costruendo le proprie storie anche sulla base delle convenzioni che il pubblico ha imparato a riconoscere nel corso degli anni.

“Come registi utilizziamo quel linguaggio comune. Costruiamo su quella comprensione. Il nostro pubblico ha visto molti film e conosce quel linguaggio.”

Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui il dibattito sulla ripetitività del cinema mainstream è particolarmente acceso. Molti critici rimproverano infatti ai blockbuster contemporanei di affidarsi sempre più spesso a formule narrative consolidate, mentre Nolan invita a distinguere tra l’uso consapevole di uno schema e il suo abuso.

In altre parole, secondo il regista, riconoscere il “trucco” dietro una scena non impedisce necessariamente a quella scena di emozionare. Solo quando un espediente viene ripetuto così tante volte da diventare prevedibile perde davvero la sua forza narrativa.

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