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Voto: 6/10 Titolo originale: Don't Look at the Demon , uscita: 29-09-2022. Regista: Brando Lee.

Don’t Look at the Demon: la recensione del film horror malese di Brando Lee

14/08/2024 recensione film di Gioia Majuna

Fiona Dourif è la protagonista di un'opera derivativa, ma tutto sommato dignitosa

Fiona Dourif e Harris Dickinson in Don't Look at the Demon (2022)

Con l’esplosione del cinema horror internazionale negli ultimi due decenni, il pubblico è ormai sempre più attento ai nuovi titoli provenienti anche da industrie cinematografiche emergenti. Don’t Look at the Demon, l’ultima fatica del regista Brando Lee (già …), è stato pubblicizzato un paio di anni fa come il primo film malese a essere proiettato negli Stati Uniti – almeno al di fuori del circuito dei festival – e i fan del genere potrebbero trovare qualcosa da apprezzare in questa storia di moderne infestazioni e possessioni.

Sin da bambina, Jules (Fiona Dourif) ha un dono: può vedere e osservare gli spiriti dei morti. Oggi, Jules usa il suo dono come conduttrice di The Skeleton Crew, una serie televisiva che porta la sua squadra in luoghi infestati in giro per il mondo. Ma quando un’email di un utente li porta al Fraser’s Hill in Malesia, inizialmente credono che il loro ricco cliente stia orchestrando una complicata bufala.

Tuttavia, presto il team dello show scoprirà che potrebbe trovarsi in effetti di fronte all’infestazione più spaventosa della loro carriera.

Nonostante l’impostazione in stile found footage, Don’t Look at the Demon segue più da vicino le orme dei registi horror contemporanei come James Wan (Insidious, The Conjuring).

Don't Look at the Demon (2022) film posterCon poche eccezioni, l’azione del film si svolge al chiuso, e l’architettura moderna – la casa è stata costruita negli anni ’70, un fatto che i personaggi sottolineano entrandovi – garantisce che il pubblico occidentale non confonda l’ambientazione malese con qualcosa di provinciale o esotico.

Don’t Look at the Demon un horror ambientato in un contesto moderno e altoborghese, con un cast prevalentemente bianco – in altre parole, un’opera pensata per essere accessibile al pubblico occidentale senza scendere a compromessi con l’ignoranza.

Brando Lee esplora vari espedienti tipici dell’horror nel suo film, dai filmati di sorveglianza di The Skeleton Crew a sequenze di infestazione più tradizionali e gotiche. Da lodare è anche la scelta di girare diverse sequenze d’azione alla luce del giorno, trascinando i personaggi attraverso porte aperte o giù per rampe di scale, affidandosi al design delle creature e alla performance per venderci l’immersione nella vicenda.

È una scelta intelligente – troppi registi relegano i loro spaventi nelle profondità oscure di un’illuminazione mediocre – ma quando Don’t Look at the Demon rivela i suoi mostri, possiamo apprezzare il lavoro che è stato fatto per creare questa infestazione.

E mentre queste sequenze di possessione valgono più o meno il prezzo del biglietto, indicano anche i piccoli problemi che affliggono il resto del film. Se nel 1973 poteva sconvolgere il pubblico vedere Regan MacNeil sputare blasfemie dal suo letto, oggi una buona possessione è determinata tanto dai dialoghi quanto dal design della creatura in questione.

Quando il demone prende il controllo dei membri di The Skeleton Crew, essi urlano e imprecano contro gli altri. È la scelta prevedibile, ma non quella più interessante – una descrizione che si applica a molte altre scelte dei personaggi nel corso del film …

Pur attingendo da un manuale assemblato da altri franchise – L’esorcista e La Casa sono i più prominenti – Don’t Look at the Demon riesce a spiccare quando protesi e cavi prendono il centro della scena. Insomma, in anni di magra, ci sono motivi peggiori per non vedere un film che presenti possessioni ben costruite e la presenza della sempre interessante Fiona Dourif.

Di seguito trovate il trailer internazionale di Don’t Look at the Demon:

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