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Festival da record o numeri da interpretare? Cosa raccontano davvero i dati di Venezia, Cannes, San Sebastián e FEFF

29/07/2026 recensione film di William Maga

Biglietti venduti, accrediti, ingressi e presenze vengono spesso presentati come indicatori della stessa crescita. L'analisi dei dati ufficiali mostra invece differenze metodologiche che cambiano il modo di leggere il successo dei principali festival europei

Ogni anno il copione sembra ripetersi. Alla chiusura dei principali festival del cinema arrivano comunicati che celebrano nuovi record: più spettatori, più biglietti, più accrediti, più presenze e una partecipazione internazionale in continua crescita.

La fotografia appare rassicurante. Mentre le sale tradizionali continuano a confrontarsi con una frequentazione irregolare e con la concorrenza dello streaming, manifestazioni come la Mostra del Cinema di Venezia, il Festival di Cannes, il Festival di San Sebastián e il Far East Film Festival di Udine sembrano attraversare una nuova fase di espansione.

Ma quei numeri misurano davvero la stessa cosa? E soprattutto: documentano un aumento effettivo del pubblico oppure sono il risultato di categorie statistiche differenti, presentate di volta in volta nel modo più favorevole?

Abbiamo confrontato i dati ufficiali diffusi dagli organizzatori. Il risultato non dimostra che i festival inventino le proprie cifre, ma restituisce un quadro molto meno lineare rispetto alla narrazione dei “record”.

Venezia: più di 103.000 biglietti e quasi 14.000 accrediti

Il caso più chiaro è quello della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Secondo il bilancio pubblicato dalla Biennale, l’edizione del 2025 ha registrato 103.033 biglietti venduti al pubblico, con un aumento del 9% rispetto al 2024, che era già stato indicato come un anno record.

Anche gli accrediti ritirati sono cresciuti del 9%, raggiungendo quota 13.934. La sezione Venice Immersive ha inoltre totalizzato 13.978 prenotazioni, il 16% in più rispetto all’anno precedente.

In questo caso la distinzione utilizzata dalla Biennale è relativamente chiara: da una parte ci sono i biglietti venduti al pubblico, dall’altra gli accrediti effettivamente ritirati. Non si parla quindi soltanto di richieste ricevute o di una generica affluenza.

Resta però una domanda: chi sono esattamente i quasi 14.000 accreditati?

La stessa Biennale prevede categorie differenti, tra cui stampa, professionisti dell’industria, delegazioni dei film, studenti, operatori culturali e tessere promozionali. Un accredito, dunque, non equivale automaticamente a un giornalista né a uno spettatore pagante.

Fonte: i numeri ufficiali della Biennale Cinema 2025

Cannes: 52.000 richieste non significano 52.000 accreditati

Il Festival di Cannes 2026 offre uno degli esempi più significativi di quanto il linguaggio dei comunicati debba essere letto con attenzione.

A metà della 79ª edizione, l’organizzazione ha annunciato di avere ricevuto più di 52.000 richieste di accredito, il 3% in più rispetto al 2025. Il dato non indica però 52.000 accrediti concessi o ritirati: misura le domande presentate.

festival di cannes 2025 cerimoniaNello stesso comunicato, Cannes riferiva che circa 35.000 partecipanti erano già arrivati in città e che nelle sale del Palais e del Cineum erano stati registrati oltre 102.000 ingressi per 124 proiezioni, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.

Gli ingressi comprendevano anche i circa 3.000 giovani accreditati attraverso il programma 3 Days in Cannes. Ancora una volta, si tratta di indicatori reali, ma differenti:

  • richieste di accredito;
  • partecipanti già arrivati;
  • ingressi cumulativi alle proiezioni;
  • numero di spettatori unici.

Una stessa persona può assistere a cinque proiezioni e produrre cinque ingressi. Il dato degli accessi documenta quindi l’utilizzo delle sale e il livello di partecipazione, ma non coincide con il numero delle persone presenti al festival.

Fonte: bilancio di metà Festival di Cannes 2026

San Sebastián: crescono gli spettatori, ma soprattutto l’industria

Il Festival di San Sebastián ha fornito uno dei report più dettagliati. Nel 2025 ha dichiarato 181.183 spettatori per 666 proiezioni, il 5,15% in più rispetto ai 172.301 dell’edizione precedente.

Gli accreditati hanno raggiunto il nuovo record di 5.556 persone, con una crescita del 4,55% e il quarto primato consecutivo.

Il dato più interessante, però, riguarda la loro composizione:

  • 2.411 accreditati industry, pari a circa il 43%;
  • 2.067 membri delle delegazioni e rappresentanti istituzionali, circa il 37%;
  • 1.078 giornalisti e fotografi, circa il 19%.

La stampa rappresenta dunque meno di un quinto degli accreditati. La parte predominante è formata dall’industria cinematografica, dalle delegazioni e dagli interlocutori istituzionali.

Non è un’anomalia, né necessariamente una criticità. Dimostra però che l’aumento degli accrediti non misura soltanto la crescita dell’interesse giornalistico o cinefilo: documenta soprattutto il consolidamento del festival come piattaforma professionale e luogo di networking.

Fonte: rapporto ufficiale del Festival di San Sebastián 2025

Il Far East Film Festival e il peso dei pass

Il fenomeno non riguarda soltanto i grandi festival internazionali di categoria A. Nel 2024 il Far East Film Festival di Udine ha annunciato tre primati: 65.000 spettatori, 3.000 ospiti e 1.700 pass holder.

Quest’ultima definizione è importante. Il FEFF vende infatti diverse tipologie di pass che consentono di assistere alle proiezioni per più giorni. I pass holder non corrispondono necessariamente a giornalisti, buyer o professionisti dell’industria: possono essere anche semplici appassionati che acquistano un abbonamento per l’intera manifestazione.

Parlare genericamente di “accreditati” rischierebbe quindi di confondere il pubblico fidelizzato con la partecipazione professionale.

sammo feff18 hungIl dato di Udine resta comunque significativo. La presenza di 65.000 spettatori e di 1.700 possessori di pass indica che il festival è diventato non soltanto una rassegna specializzata, ma un appuntamento capace di attirare un pubblico disposto a seguirne intensamente la programmazione.

Fonte: bilancio ufficiale del Far East Film Festival 2024

Biglietti, ingressi e presenze: il problema delle definizioni

Il punto centrale dell’indagine non riguarda tanto l’attendibilità dei singoli numeri, quanto la loro scarsa comparabilità.

Nei report dei festival ricorrono termini apparentemente equivalenti:

  • biglietti venduti;
  • biglietti emessi;
  • spettatori;
  • ingressi;
  • presenze;
  • partecipanti;
  • accrediti richiesti;
  • accrediti approvati;
  • accrediti ritirati;
  • pass holder.

In realtà, ciascuna categoria risponde a una domanda diversa.

I biglietti venduti sono generalmente il dato più solido, perché derivano dai sistemi di biglietteria e hanno conseguenze economiche e fiscali. Anche in questo caso, però, occorre distinguere tra biglietti acquistati, omaggi, titoli emessi per gli accreditati e accessi inclusi negli abbonamenti.

Gli ingressi misurano invece quante volte il pubblico è entrato nelle sale. Una persona che vede sei film genera sei ingressi, ma resta un solo partecipante.

Le presenze complessive possono infine comprendere proiezioni, incontri gratuiti, mostre, masterclass, eventi cittadini e altre iniziative collaterali. Sono utili per misurare l’impatto generale della manifestazione, ma non devono essere confuse con gli spettatori dei film.

Roma mostra come potrebbero essere presentati i dati

Da questo punto di vista, la Festa del Cinema di Roma offre un esempio di comunicazione più trasparente.

Nel 2025 l’organizzazione ha separato chiaramente:

  • 116.503 presenze complessive;
  • 82.000 biglietti emessi per pubblico e accreditati;
  • 4.337 accrediti;
  • 29.007 ingressi agli eventi gratuiti;
  • 5.496 biglietti emessi nelle sale cittadine.

Questa suddivisione permette di capire come viene costruito il totale. Non elimina ogni ambiguità — i biglietti emessi, per esempio, non sono necessariamente tutti biglietti pagati — ma consente al lettore di distinguere le diverse forme di partecipazione.

Fonte: i numeri della Festa del Cinema di Roma 2025

I dati sono veri o gonfiati?

Non emergono elementi concreti per sostenere che i festival analizzati inventino o falsifichino deliberatamente i dati. I numeri sui biglietti e sugli accrediti provengono dai sistemi gestiti dalle organizzazioni e, soprattutto nel caso della biglietteria, lasciano una traccia amministrativa.

Il possibile “gonfiaggio” è piuttosto comunicativo e metodologico.

Un’organizzazione può scegliere di mettere in evidenza il dato che restituisce l’immagine più favorevole: le richieste anziché gli accrediti approvati, gli ingressi anziché le persone uniche, le presenze complessive anziché i biglietti pagati oppure la percentuale di crescita senza ricordare che il confronto avviene con un’edizione anomala.

Il numero resta corretto, ma la sua interpretazione può diventare fuorviante quando manca una definizione precisa.

FestivalDato comunicatoCosa misura realmente
Venezia 2025103.033 biglietti e 13.934 accreditiBiglietti venduti al pubblico e accrediti ritirati
Cannes 202652.000 richieste e 102.000 ingressiDomande di accredito e accessi cumulativi alle proiezioni
San Sebastián 2025181.183 spettatori e 5.556 accreditatiPartecipazioni alle proiezioni e insieme eterogeneo di professionisti
FEFF 202465.000 spettatori e 1.700 pass holderPubblico complessivo e possessori di abbonamenti festivalieri
Roma 2025116.503 presenze complessiveBiglietti, accrediti ed eventi gratuiti indicati separatamente

I festival crescono mentre le sale faticano: un paradosso solo apparente

Dietro i numeri emerge comunque una tendenza reale: il festival cinematografico è diventato più attrattivo della normale esperienza in sala.

Un film distribuito regolarmente può essere recuperato dopo pochi mesi sulle piattaforme. Un’anteprima accompagnata dal regista, dal cast, da un incontro pubblico o da un evento speciale viene invece percepita come irripetibile.

Il pubblico non sembra quindi avere abbandonato il cinema come esperienza collettiva. Piuttosto, tende a concentrarlo in occasioni dotate di un maggiore valore simbolico e sociale.

Il festival offre contemporaneamente:

  • anteprime e film difficili da vedere altrove;
  • incontri con registi e interpreti;
  • red carpet e copertura mediatica;
  • masterclass, mostre ed eventi dal vivo;
  • occasioni di socialità e appartenenza;
  • mercati e incontri professionali.

È un ecosistema che lo streaming non può riprodurre e che la normale programmazione cinematografica fatica spesso a offrire.

Il rischio: sempre più industria, sempre meno cinema?

La crescita della componente professionale solleva però un’altra perplessità.

Mercati come il Marché du Film, il Venice Production Bridge, le attività industry di San Sebastián e Focus Asia a Udine sono ormai parti centrali delle rispettive manifestazioni. Produttori, distributori, sales agent, piattaforme e investitori partecipano non soltanto per vedere i film, ma per finanziare progetti, acquistare diritti e costruire relazioni commerciali.

kim novak venezia 2025 sala vuotaQuesta evoluzione garantisce autorevolezza e sostenibilità economica. Al tempo stesso, può generare un paradosso: il festival cresce come mercato più rapidamente di quanto cresca come spazio di visione.

L’aumento degli accrediti non implica quindi necessariamente più critica cinematografica, più giornalismo culturale o più accesso da parte del pubblico. Può indicare soprattutto un’espansione dell’apparato industriale che circonda i film.

Sale sature e qualità dell’esperienza

C’è poi un limite fisico che nessuna percentuale può eliminare: la capienza delle sale.

Quando gli organizzatori annunciano proiezioni esaurite o quasi esaurite, il dato certifica il successo della manifestazione. Ma può anche indicare che il festival ha raggiunto il limite della propria infrastruttura.

Più accreditati e più richieste non significano necessariamente un’esperienza migliore. Possono tradursi in code più lunghe, prenotazioni difficili, maggiore competizione per i posti e gerarchie di accesso sempre più rigide.

La crescita quantitativa rischia così di produrre una riduzione qualitativa dell’esperienza individuale, soprattutto per gli accreditati meno privilegiati e per il pubblico che tenta di accedere ai titoli più richiesti.

Il dato che quasi nessuno pubblica

Per valutare davvero la crescita sarebbe utile conoscere un numero che i festival comunicano raramente:

quante persone uniche hanno partecipato alla manifestazione?

Sapere che sono stati registrati 100.000 ingressi non consente di stabilire se a produrli siano state 10.000 persone che hanno visto dieci film ciascuna oppure 50.000 persone entrate due volte.

Entrambi i risultati sarebbero positivi, ma racconterebbero fenomeni molto diversi: nel primo caso una comunità ristretta e altamente coinvolta; nel secondo, una platea molto più ampia ma meno assidua.

Servirebbero inoltre dati uniformi su:

  • persone uniche;
  • biglietti effettivamente pagati;
  • omaggi e accessi riservati;
  • accrediti richiesti, approvati e ritirati;
  • ingressi alle proiezioni;
  • partecipazioni agli eventi gratuiti;
  • capienza complessiva disponibile.

Festival da record, ma la vera crescita è altrove

La conclusione è così meno netta dei comunicati celebrativi, ma forse più interessante.

I dati analizzati sono nella maggior parte dei casi credibili e supportati dai sistemi interni delle organizzazioni. Non risultano prove di una manipolazione deliberata. Esiste però una forte disomogeneità nelle categorie utilizzate e nel modo in cui vengono comunicate.

Il vero problema non è quindi chiedersi se i numeri siano falsi, ma che cosa venga incluso in quei numeri e perché sia stato scelto proprio quell’indicatore.

Venezia, Cannes, San Sebastián, Roma e Udine mostrano certamente una notevole capacità di attrazione. Allo stesso tempo, rivelano che il festival contemporaneo è sempre meno una semplice successione di proiezioni e sempre più una piattaforma culturale, industriale, turistica e mediatica.

Gli spettatori aumentano, ma crescono anche i mercati, gli ospiti, le delegazioni, gli eventi gratuiti e le attività parallele. È probabilmente questo il vero “record” degli ultimi anni: non soltanto più persone davanti a uno schermo, ma un ecosistema sempre più vasto costruito intorno al cinema.

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