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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Ice Cream Man , uscita: 09-05-1995. Budget: $2,000,000. Regista: Norman Apstein.

I Gusti del Terrore e il fascino sporco degli horror da videonoleggio anni ’90

13/05/2026 recensione film di William Maga

Tra VHS maledette, gelati assassini e follia pura, il delirante film con Clint Howard è uno dei cult più strani e irresistibili di quella decade

i gusti del terrore film horror 1995 clint howard

Ci sono film horror che nascono per diventare classici. E poi ci sono quelli che sembrano sopravvivere per errore, riemergendo anni dopo dalle corsie polverose dei vecchi videonoleggi come reliquie impazzite di un cinema che non esiste più. I Gusti del Terrore (Ice Cream Man) appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Uscito nel 1995 direttamente nel mercato home video, il film diretto da Norman Apstein – pseudonimo dell’ex regista hard Paul Norman – è un concentrato di follia anni Novanta che mescola slasher, commedia nera, horror per ragazzi e serie B senza avere mai davvero il controllo di ciò che vuole essere. Ed è proprio questo caos a renderlo ancora oggi così affascinante.

La storia segue Gregory Tudor, un uomo traumatizzato fin dall’infanzia dopo aver assistito all’uccisione del gelataio del quartiere durante una sparatoria. Cresciuto in un istituto psichiatrico decisamente inquietante, Gregory torna anni dopo come nuovo venditore di gelati della zona. Dietro il sorriso forzato e i coni colorati si nasconde però un serial killer fuori controllo che utilizza ingredienti decisamente poco convenzionali per preparare le sue “specialità”.

A cercare di fermarlo ci pensa un gruppo di ragazzini che sembra uscito da una versione low budget dei Goonies o di It: biciclette, sospetti, incursioni notturne e investigazioni improvvisate diventano il motore di una trama che oscilla continuamente tra avventura adolescenziale e splatter demenziale.

Parlare di I Gusti del Terrore significa inevitabilmente parlare di Clint Howard. Senza di lui il film probabilmente sarebbe stato dimenticato nel giro di pochi mesi. Howard invece riesce a trasformare Gregory Tudor in una figura stranamente magnetica: inquietante, tragicomica, infantile e disturbata allo stesso tempo.

La voce roca e spezzata del personaggio è diventata quasi leggendaria (chiaramente in originale). Howard raccontò di aver sforzato deliberatamente la gola durante le giornate di riprese per ottenere quel timbro ruvido e animalesco che rende Gregory ancora più surreale. Ogni espressione facciale, ogni risata e ogni sguardo sembrano appartenere a un universo parallelo dove il cattivo di uno show per bambini è improvvisamente diventato un assassino cannibale.

È una performance enorme, sopra le righe, spesso ridicola, ma incredibilmente sincera. E questa sincerità è il motivo principale per cui il film continua a essere ricordato.

Una delle cose più incredibili di I Gusti del Terrore è il cast. Guardandolo oggi sembra quasi impossibile che così tanti volti noti abbiano accettato di partecipare a una produzione tanto sconclusionata.

i gusti del terrore film vhs clint horror 1995Nel film compaiono Olivia Hussey, storica protagonista di Black Christmas, David Naughton di Un lupo mannaro americano a Londra, David Warner, Sandahl Bergman e Jan-Michael Vincent. Un insieme di nomi che dà al progetto un’atmosfera quasi irreale, come se Hollywood avesse pescato attori a caso da generi completamente diversi per infilarli dentro un horror delirante sui gelati assassini.

Molti sembrano palesemente spaesati, soprattutto Jan-Michael Vincent, che attraversa il film con l’energia di qualcuno intrappolato in un posto dove non avrebbe mai voluto trovarsi. Eppure anche questa totale mancanza di armonia contribuisce al fascino dell’opera.

Ma la vera particolarità di I Gusti del Terrore è il tono. Il film non decide mai cosa vuole essere. A tratti sembra una puntata estremamente malata di una serie horror per ragazzi anni Novanta. In altri momenti diventa uno slasher sporco e grottesco con sangue, insetti, teste mozzate e sequenze quasi trash. Poi improvvisamente vira verso la comicità involontaria, con dialoghi assurdi e scene che sembrano improvvisate sul momento.

Il risultato è allora un’esperienza straniante. Lo spettatore non sa mai se dovrebbe ridere, disgustarsi o prendere tutto sul serio. Ed è probabilmente proprio questa identità sbagliata a trasformare il film in un cult.

Gran parte dell’aura leggendaria di I Gusti del Terrore nasce anche dal contesto storico in cui è uscito. È il classico horror da videonoleggio: copertina folle, trama improbabile e promessa di violenza abbastanza forte da convincere adolescenti curiosi a noleggiarlo per una sera.

Film del genere vivevano grazie alle videocassette, agli scaffali consumati dei rental store e a quell’epoca in cui spesso si sceglieva un horror semplicemente perché la cover sembrava disturbante abbastanza. Non importava che fosse bello. Bastava che fosse strano.

Ed è esattamente quello che I Gusti del Terrore rappresenta oggi: un residuo di un cinema imperfetto, economico e totalmente libero di essere ridicolo.

Tecnicamente il film è, come intuibile, pieno di problemi. La sceneggiatura lascia sottotrame incomplete, gli effetti speciali oscillano tra il creativo e il disastroso, alcune interpretazioni sembrano girate senza convinzione e certe scelte produttive sono quasi comiche.

Eppure, proprio come molti cult horror degli anni Novanta, I Gusti del Terrore funziona perché non assomiglia a niente altro. È troppo strano per essere dimenticato e troppo sincero per essere liquidato soltanto come “brutto cinema”.

Negli anni è diventato un titolo amatissimo dagli appassionati di horror underground, VHS culture e cinema trash. Non tanto perché sia un grande film, ma perché rappresenta perfettamente quell’epoca in cui bastava un’idea assurda, un villain memorabile e abbastanza follia da finire direttamente sugli scaffali dei videonoleggi.

I Gusti del Terrore non è un horror da prendere sul serio. È un’esperienza da vivere insieme ad amici, magari a tarda notte, lasciandosi trascinare dal suo caos totale. Tra coni gelato pieni di resti umani, inseguimenti improbabili e dialoghi surreali, il film riesce ancora oggi a fare qualcosa che molti horror moderni hanno dimenticato: divertirsi senza vergogna.

E nel suo essere sporco, confuso e fuori controllo, riesce persino a conservare un’identità autentica. Una qualità rarissima nel cinema horror contemporaneo.

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