Titolo originale: Ice Cream Man , uscita: 03-08-2026. Budget: $6,000,000. Regista: Eli Roth.
Ice Cream Man è sotto duplice attacco, ma Eli Roth ha un motivo per restare tranquillo
06/08/2026 news di Stella Delmattino
Tra recensioni durissime e polemiche sull’intelligenza artificiale, il nuovo splatter del regista di Hostel sta affrontando un debutto complicato. Il suo modello produttivo, però, racconta una storia diversa

Ice Cream Man è sotto attacco. Il nuovo horror splatter di Eli Roth è stato accolto da recensioni durissime, è finito al centro di una polemica sull’impiego dell’intelligenza artificiale generativa e viene già indicato da alcuni critici come uno dei peggiori film horror dell’anno. Eppure il regista potrebbe avere meno ragioni di preoccuparsi di quanto suggerisca il fragore delle stroncature.
Dietro il film non c’è infatti il consueto blockbuster da oltre cento milioni di dollari, ma una produzione indipendente realizzata con un budget contenuto, finanziata attraverso la nuova società di Roth e costruita per raggiungere la redditività con incassi relativamente modesti.
In altre parole, Ice Cream Man potrebbe fallire sul piano critico e riuscire comunque sul piano economico. È proprio questa apparente contraddizione a rendere il caso molto più interessante della semplice pioggia di recensioni negative.
Ice Cream Man crolla su Rotten Tomatoes
Al momento della pubblicazione, Ice Cream Man registra appena il 29% di recensioni positive su 59 giudizi raccolti da Rotten Tomatoes. Il dato potrà naturalmente cambiare con l’arrivo di nuove recensioni, ma fotografa un’accoglienza iniziale nettamente negativa.
La scheda ufficiale del film conferma inoltre una durata di 86 minuti, l’uscita statunitense del 7 agosto e la distribuzione affidata a Iconic Events, con The Horror Section indicata come società di produzione.
Le stroncature non provengono soltanto da testate marginali. Variety ha definito il film una provocazione costruita attorno a un’unica trovata, mentre altre recensioni hanno criticato la fragilità della sceneggiatura, la scarsa caratterizzazione dei personaggi e la dipendenza quasi totale dal gore.
Il Guardian lo ha incluso tra i peggiori horror dell’anno, descrivendolo come un omaggio rétro realizzato in modo frettoloso e incapace di costruire vera suspense. Secondo la recensione, anche alcune uccisioni inventive vengono indebolite dall’aspetto economico degli effetti digitali e da personaggi troppo superficiali per coinvolgere realmente lo spettatore.
Non tutti i giudizi sono però completamente negativi. Alcuni critici hanno apprezzato la natura volutamente eccessiva del film, la creatività di determinate morti e la sua adesione senza compromessi allo spirito dello splatter da drive-in. Il problema è che, per ora, queste voci rappresentano una minoranza evidente.
Una cittadina perfetta, un gelataio e bambini trasformati in assassini
La storia è ambientata a Bayleen Bay, tranquilla comunità americana la cui apparente serenità viene interrotta dall’arrivo di un misterioso gelataio, interpretato da Ari Millen.
I dolci distribuiti ai bambini producono conseguenze terrificanti: chi li assaggia diventa aggressivo, incontrollabile e pronto a utilizzare qualsiasi oggetto disponibile per uccidere gli adulti. Al centro della vicenda rimangono alcuni ragazzi non colpiti dall’effetto, costretti a sopravvivere mentre l’intera cittadina precipita nella follia.
Il film è scritto da Eli Roth insieme a Noah Belson. Nel cast compaiono anche Benjamin Byron Davis, Karen Cliche, Dylan Hawco, Sarah Abbott, Shiloh O’Reilly, Kiori Mirza Waldman e Charlie Zeltzer. Roth si è inoltre riservato una piccola parte davanti alla macchina da presa.
La produzione include musica originale di Snoop Dogg, mentre il rapper Nas figura tra i produttori esecutivi. I dettagli sul cast e sulla componente musicale erano stati anticipati da Entertainment Weekly.
Il progetto che Eli Roth inseguiva da oltre vent’anni
Ice Cream Man non è nato come risposta improvvisata al successo recente dello splatter. Roth sostiene di aver coltivato l’idea per più di vent’anni, incontrando ripetutamente le resistenze degli studios, intimoriti soprattutto dalla presenza di bambini trasformati in carnefici.
Parlando del progetto prima dell’uscita, il regista aveva spiegato che le prime versioni erano state considerate eccessive e che l’indipendenza produttiva gli avrebbe finalmente permesso di «spingere il limite» più lontano di quanto avesse fatto in precedenza.
Il film non è un remake dell’omonimo horror del 1995 con Clint Howard. Condivide con quel titolo soltanto il nome e l’immagine inquietante del venditore di gelati, ma sviluppa una storia originale.
Dopo Borderlands, Roth ha scelto di ridurre i costi e i compromessi
Per comprendere perché le recensioni potrebbero non impensierire troppo Eli Roth bisogna partire da Borderlands.
L’adattamento del videogioco, costato circa 120 milioni di dollari senza includere la promozione, si fermò poco sopra i 33 milioni nel mondo. Un risultato disastroso, aggravato da recensioni estremamente negative e da un processo produttivo segnato da rinvii, riprese aggiuntive e richieste dello studio.
Roth ha successivamente raccontato che, quando i budget aumentano, le major diventano inevitabilmente più prudenti e cercano di rendere il prodotto accessibile al pubblico più ampio possibile. Nel caso di Borderlands, secondo il regista, il tentativo di soddisfare troppe esigenze avrebbe prodotto qualcosa che «non apparteneva a nessuno».
È da questa esperienza che nasce il modello opposto adottato per Ice Cream Man: meno denaro, una classificazione senza compromessi, maggiore controllo creativo e nessuna necessità di conquistare contemporaneamente famiglie, adolescenti e pubblico generalista.
Il vero dato decisivo: un budget di 5,5 milioni di dollari
Secondo una ricostruzione di Variety, Roth ha raccolto personalmente gran parte dei finanziamenti necessari e ha realizzato il film con un budget di circa 5,5 milioni di dollari.
La cifra è molto inferiore ai circa 7 milioni riportati da alcune stime secondarie e rappresenta il dato più preciso attribuito direttamente al modello finanziario del progetto.
Roth ha inoltre mantenuto una partecipazione nell’opera e un maggiore controllo sui diritti, evitando di consegnare completamente il film a una grande società. È questo l’elemento che cambia il significato economico delle recensioni negative.
Un blockbuster da 120 o 150 milioni deve incassare diverse centinaia di milioni per recuperare produzione e marketing. Un horror da 5,5 milioni può invece raggiungere il pareggio con una corsa cinematografica molto più contenuta, soprattutto se conserva un valore successivo attraverso acquisti digitali, noleggio, streaming, home video e vendite internazionali.
A Ice Cream Man potrebbero bastare tra 6 e 8 milioni al cinema
Lo stesso Roth ha stimato che al film basterebbe raccogliere tra 6 e 8 milioni di dollari nelle sale per trovarsi già in una posizione favorevole.
Il ragionamento dipende dagli introiti successivi: il regista si aspetta infatti che una cifra simile possa arrivare dallo sfruttamento domestico, tra acquisti, noleggio e altre finestre distributive.
Non significa che un incasso di 6 milioni produca automaticamente un profitto netto: gli esercenti trattengono una parte del box office e restano da considerare distribuzione, promozione e altre spese. La dichiarazione va quindi letta come la stima finanziaria del produttore, non come una regola matematica verificabile dall’esterno.
Mostra però quanto il rischio sia diverso rispetto a quello di Borderlands. Anche una prestazione cinematografica modesta potrebbe essere sufficiente per iniziare a recuperare l’investimento, mentre il controllo dei diritti permette di beneficiare direttamente della lunga vita commerciale del titolo.
The Horror Section e la scommessa sul cinema indipendente
Ice Cream Man è il primo film scritto e diretto personalmente da Roth all’interno di The Horror Section, la società fondata per finanziare e distribuire horror rivolti direttamente agli appassionati del genere.
L’obiettivo dichiarato è recuperare lo spirito delle vecchie sezioni horror delle videoteche: opere riconoscibili, estreme e destinate a un pubblico preciso, senza l’obbligo di trasformarsi in prodotti per tutti.
Questo modello riduce il potenziale degli incassi, ma limita anche l’esposizione finanziaria. Un film da pochi milioni non ha bisogno di diventare un fenomeno globale per giustificare la propria esistenza. Può sopravvivere grazie a una comunità relativamente piccola ma fedele, soprattutto quando il produttore conserva parte dei diritti e dei ricavi futuri.
Da questo punto di vista, le recensioni negative potrebbero perfino rafforzare la curiosità del pubblico più affezionato a Roth. Espressioni come “film più disgustoso dell’anno” o “splatter senza limiti” rappresentano una stroncatura per la critica generalista, ma possono funzionare quasi come una promessa commerciale per gli spettatori che cercano esattamente quel tipo di esperienza.
La polemica sull’intelligenza artificiale
Il lancio è stato complicato anche da una controversia legata all’impiego dell’intelligenza artificiale generativa.
Interrogato inizialmente su alcune sequenze animate mostrate nel film, Roth aveva affermato di averne disegnato personalmente l’impostazione, lavorando poi con animatori per riprodurre l’aspetto tremolante dei vecchi cartoni animati.
La presenza nei titoli di coda della società di effetti visivi basati sull’IA Dark Half ha però alimentato dubbi e discussioni online. Roth ha quindi corretto la propria versione:
«Mi sono espresso male. L’IA è stata usata in una porzione molto piccola di alcune scene del film.»
Il regista ha aggiunto che tecnologia e creatività si sarebbero incontrate per aiutarlo a realizzare la propria visione. Non ha però specificato con precisione quali immagini siano state generate o modificate attraverso l’IA, né chiarito cosa rappresenti concretamente quella «porzione molto piccola».
La rettifica è stata riportata da Times of India, che riprende le dichiarazioni rilasciate originariamente a Polygon.
La polemica riguarda quindi non soltanto l’impiego della tecnologia, ma la discrepanza tra la prima spiegazione di Roth e la successiva ammissione.
Le critiche all’IA possono danneggiare il film?
L’uso dell’intelligenza artificiale è diventato un tema particolarmente sensibile nel settore cinematografico. Sceneggiatori, illustratori, animatori ed esperti di effetti visivi temono che questi strumenti vengano utilizzati per sostituire il lavoro umano, comprimere i compensi o impiegare materiale protetto senza consenso.
Per questo motivo, anche un intervento descritto come marginale può provocare una reazione molto forte, soprattutto quando viene riconosciuto soltanto dopo le domande del pubblico.
Nel caso di Ice Cream Man, il danno potrebbe essere più reputazionale che economico. Il film si rivolge infatti a una nicchia abituata alle provocazioni di Roth, ma una parte degli appassionati dell’horror indipendente è anche particolarmente attenta alla difesa degli effetti pratici, dell’artigianato e del lavoro degli artisti.
La scelta dell’IA entra quindi in tensione con l’immagine stessa del progetto: un film presentato come libero dalle imposizioni delle major, ma che avrebbe comunque utilizzato una tecnologia controversa, presumibilmente anche per contenere tempi o costi.
Le stroncature potrebbero non contare quanto sembra
Il 29% su Rotten Tomatoes resta un dato molto negativo, ma non basta da solo a determinare il destino commerciale di un horror come Ice Cream Man.
Il genere è pieno di film respinti dalla critica e successivamente trasformati in successi economici o cult grazie al pubblico, al mercato domestico e alla distribuzione internazionale. Nel caso specifico, il budget ridotto abbassa drasticamente la soglia necessaria per evitare una perdita.
Roth non ha bisogno che il film raggiunga i risultati di un cinecomic, né che convinca gli spettatori estranei allo splatter. Gli serve che una parte abbastanza consistente del pubblico horror compri il biglietto, lo riveda in digitale e continui a sostenerlo nelle finestre successive.
È per questo che dire che al regista “non interessa” la risposta della critica sarebbe un’esagerazione, ma non completamente priva di fondamento. Le recensioni possono influenzare la durata nelle sale e il passaparola, tuttavia il progetto è stato strutturato proprio per non dipendere da un consenso universale.
Quando esce Ice Cream Man in Italia?
Ice Cream Man arriverà nei cinema italiani il 29 ottobre, distribuito da Midnight Factory.
Per il lancio italiano sono stati preparati due trailer: una versione “parzialmente scremata”, privata delle immagini più estreme, e una versione “intera”, che mostra senza filtri la violenza del film.
La data, immediatamente precedente a Halloween, appare perfettamente coerente con il pubblico di riferimento e potrebbe permettere al film di trovare in Italia una ricezione diversa da quella della critica americana.
Un brutto film può essere comunque un buon investimento?
È questa, in definitiva, la domanda sollevata dal caso Ice Cream Man.
Le recensioni suggeriscono che Roth non sia riuscito a trasformare la libertà creativa in un film pienamente convincente. L’assenza delle pressioni di una major non garantisce automaticamente una sceneggiatura migliore, personaggi memorabili o una regia più efficace. Può semplicemente consentire all’autore di realizzare esattamente il film che desiderava, compresi i suoi difetti.
Dal punto di vista industriale, però, la scommessa appare molto più razionale di quella affrontata con Borderlands. Un’opera da 5,5 milioni di dollari, controllata almeno in parte dal suo autore e destinata a una nicchia riconoscibile, può permettersi di dividere il pubblico. Non deve conquistare il mondo: deve soltanto raggiungere abbastanza spettatori da alimentare tutte le successive forme di sfruttamento.
Ice Cream Man potrebbe quindi non diventare uno dei migliori film di Eli Roth, ma dimostrare ugualmente la sostenibilità del suo nuovo modello: budget ridotti, controllo dei diritti, pubblico mirato e minore dipendenza dagli incassi da blockbuster.
A essere maliziosi, si potrebbe persino concludere che il regista abbia costruito un film quasi immune alle stroncature. Se i costi sono bassi, il pubblico di riferimento è fedele e ogni polemica aumenta la curiosità, il giudizio della critica smette di essere il verdetto finale e diventa soltanto un altro elemento della campagna promozionale.
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