Voto: 5.5/10 Titolo originale: Tom Clancy's Jack Ryan: Ghost War , uscita: 20-05-2026. Regista: Andrew Bernstein.
Jack Ryan: Ghost War recensione, John Krasinski espande la serie Prime Video, ma il salto si sente poco
20/05/2026 recensione film Tom Clancy's Jack Ryan: Ghost War di William Maga
Tra complotti internazionali, inseguimenti e operazioni segrete, il nuovo capitolo della saga amplia la scala dell’azione senza trovare una vera identità propria

Jack Ryan: Ghost War prova a trasformare l’universo creato da Tom Clancy in un vero spy movie cinematografico dopo quattro stagioni della serie Prime Video, riportando John Krasinski nei panni dell’analista della CIA diventato ormai un veterano del caos internazionale. Il risultato è un thriller d’azione scorrevole e professionale, che intrattiene senza difficoltà, ma che raramente riesce davvero a lasciare il segno o a trovare una propria identità forte nel panorama moderno dello spionaggio.
La storia riparte con Jack Ryan lontano dalla CIA e deciso a vivere finalmente una vita normale a New York. Naturalmente dura pochissimo. Un’operazione fallita a Dubai e la sparizione di un contatto costringono Greer a richiamarlo sul campo per una nuova missione che si trasforma rapidamente in una cospirazione internazionale fatta di vecchi programmi segreti, operazioni fuori controllo e terrorismo manipolato nell’ombra.
Da quel momento il film corre continuamente tra Dubai, Londra e Washington, alternando inseguimenti, sparatorie, agenti doppiogiochisti e attacchi improvvisi con un ritmo molto veloce che non lascia quasi mai spazio morto. Il problema è che, mentre tutto si muove rapidamente, la sensazione di déjà-vu cresce scena dopo scena. Ghost War utilizza praticamente ogni elemento classico del thriller spionistico contemporaneo: operative deviati, hard disk criptati, complotti governativi, safe house dell’MI6 e squadre segrete nate durante la guerra al terrorismo.
Il paragone inevitabile è con franchise come Mission: Impossible o Jason Bourne, ma il film di Andrew Bernstein non possiede né la spettacolarità folle del primo né la tensione nervosa del secondo. L’azione è solida, chiara e ben costruita, ma quasi mai memorabile. Anche le sequenze più costose sembrano spesso avere ancora un’anima televisiva, come se Ghost War fosse in fondo un episodio deluxe della serie più che un vero salto cinematografico.
Eppure qualcosa continua a funzionare, soprattutto grazie al cast. Krasinski conosce ormai perfettamente Jack Ryan e lo interpreta con una stanchezza più interessante rispetto al classico eroe invincibile. Questo Ryan appare logorato, meno idealista, quasi insofferente verso il mondo dello spionaggio che continua a risucchiarlo dentro. È probabilmente l’aspetto più riuscito del film: l’idea di un protagonista che non sembra più credere davvero nelle istituzioni che difende.
Accanto a lui tornano Wendell Pierce e Michael Kelly, ancora una volta tra gli elementi migliori della saga. Greer mantiene il peso morale della storia, mentre Mike November porta quel sarcasmo disilluso che alleggerisce i momenti più seri. Sienna Miller, invece, aggiunge energia come agente dell’MI6 Emma Marlowe, anche se il film non sviluppa mai davvero il suo personaggio né la dinamica con Ryan.
Ghost War prova anche ad affrontare temi più politici legati alla sorveglianza globale, agli effetti post-11 settembre e ai limiti morali dell’intelligence americana. Sono però spunti che restano quasi sempre superficiali. Il film accenna continuamente a grandi dilemmi etici senza mai approfondirli davvero, preferendo tornare rapidamente a inseguimenti, esplosioni e tradimenti.
Visivamente, inoltre, manca una vera personalità. Dubai viene mostrata come una città iper-tecnologica piena di lusso e controllo digitale, Londra diventa terreno da spy thriller classico e Washington resta lo sfondo delle solite tensioni governative, ma tutto appare molto funzionale e poco iconico. Non c’è una scena destinata a diventare davvero memorabile.
Alla fine, Jack Ryan: Ghost War è un thriller d’azione competente, veloce e facilmente guardabile, soprattutto per chi ha seguito la serie negli anni. Il problema è che sembra arrivare in un momento in cui il genere spionistico richiede ormai qualcosa di più: più stile, più rischio, più tensione politica o almeno un’identità visiva precisa. Invece sceglie quasi sempre la strada più sicura.
Resta quindi un ritorno gradevole per Jack Ryan, ma anche la conferma di un franchise che sembra aver ormai detto quasi tutto quello che aveva da dire.
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