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Voto: 6.5/10 Titolo originale: L'estranea , uscita: 08-10-2026. Budget: $5,500,000. Regista: Paolo Strippoli.

L’Estranea, recensione: Valeria Bruni Tedeschi è un diavolo irresistibile nell’incubo familiare di Paolo Strippoli

07/10/2026 recensione film di William Maga

Dopo La valle dei sorrisi, Paolo Strippoli torna all'horror con una favola faustiana feroce e grottesca, sostenuta da Jasmine Trinca e da una Valeria Bruni Tedeschi che si prende il film ogni volta che compare

l'estranea film strippoli 2026

Una famiglia ricca, bella, perfettamente inserita nella buona società. Una madre convinta di sapere cosa sia meglio per i propri figli. E una sconosciuta elegantissima che compare nel momento peggiore possibile offrendo una soluzione apparentemente miracolosa. L’Estranea parte da ingredienti quasi archetipici e li trasforma in una favola faustiana sulla famiglia italiana, sull’ossessione per la perfezione e sul prezzo che siamo disposti a far pagare agli altri pur di preservarla.

Paolo Strippoli costruisce il suo quarto lungometraggio come un horror psicologico attraversato da una vena di humour nero sempre più evidente. Non possiede forse la stratificazione del suo lavoro precedente, ma conferma un regista ormai perfettamente consapevole di come utilizzare il genere: immagini aggressive, sound design martellante, composizioni elaborate e improvvise esplosioni di grottesco accompagnano una storia che preferisce progressivamente l’eccesso alla sottigliezza.

Il film si apre a Roma, durante un temporale quasi biblico. Anna (Jasmine Trinca) si presenta senza preavviso a casa della figlia adulta Alice (Romana Maggiora Vergano): deve confessarle qualcosa che riguarda la loro famiglia e che ha tenuto nascosto per anni.

Il racconto torna così indietro fino al 1999, quando Anna vive a Bari con il marito Walter (Adriano Giannini) e i figli Alice e Tobia. Sono benestanti, abitano in una villa spettacolare e sembrano incarnare un modello di successo borghese quasi programmatico. Alice, appena sette anni, è stata persino scelta per uno spot della Barilla. Durante una festa, però, il cane di famiglia la aggredisce brutalmente e i medici prospettano la possibilità di amputarle una gamba.

Disperata, Anna entra nella cappella dell’ospedale. Qui incontra una donna sconosciuta interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, impermeabile impeccabile, sigaretta tra le dita e una sicurezza inquietante. Sa inspiegabilmente tutto della famiglia e propone ad Anna un accordo. Alice può essere salvata, ma qualcun altro dovrà pagarne il prezzo.

È l’inizio di un meccanismo perverso: ogni tentativo di correggere una disgrazia ne trasferisce le conseguenze altrove, costringendo Anna a scelte sempre più difficili e compromettendo progressivamente l’immagine di perfezione che sta cercando disperatamente di proteggere.

Se Jasmine Trinca regge efficacemente il film attraverso l’ansia crescente di Anna, è però Bruni Tedeschi a trasformare ogni sua apparizione in qualcosa di imprevedibile. Strippoli evita di costruire un demonio tradizionale: la sua Estranea è sofisticata, divertita, sarcastica, quasi annoiata dalle patetiche trattative con cui Anna cerca continuamente di trovare una scappatoia.

Tra le due nasce così il rapporto più riuscito del film, fatto di minaccia, complicità e persino una sottile tensione erotica. Più Anna perde il controllo, più l’altra sembra divertirsi nell’osservarla precipitare nelle conseguenze delle proprie decisioni.

È anche attraverso questo rapporto che L’Estranea trova il suo tono migliore. L’horror diventa una satira cattiva della rispettabilità borghese: dietro l’amore materno di Anna affiorano vanità, ambizioni proiettate sui figli e un’idea del successo che non tollera corpi, desideri o esistenze lontani dall’immagine prestabilita.

Il limite è che questa intuizione viene progressivamente ribadita più che approfondita. La struttura in capitoli e flashback, dedicati ai diversi componenti della famiglia, promette inizialmente una moltiplicazione dei punti di vista che il film sfrutta solo in parte. Una volta compreso il meccanismo degli accordi, la sceneggiatura di Strippoli e Salvatore de Chirico procede soprattutto accumulando conseguenze sempre più estreme.

È qui che L’Estranea appare meno sofisticato di quanto potrebbe essere. Il discorso sull’immagine sociale, sul corpo e sull’egoismo familiare è leggibile fin troppo chiaramente, mentre il crescendo morale non sempre possiede lo stesso peso di quello visivo.

Strippoli compensa però con una regia che non teme l’esagerazione. Cristiano Di Nicola costruisce immagini ricercate e destabilizzanti, mentre il sound design di Quentin Collette e le sonorità elettroniche di ROB trasformano pioggia, rumori e silenzi in una presenza costante. Il risultato tende deliberatamente verso il Grand Guignol, fino a un finale dalle proporzioni quasi apocalittiche.

L’Estranea funziona quindi meglio quando smette di cercare profondità metafisiche e accetta la propria natura di racconto morale crudele, elegante e volutamente sgradevole. La sua idea più interessante non è tanto che ogni desiderio abbia un prezzo, quanto chi Anna sia disposta a sacrificare affinché la sua famiglia continui ad assomigliare alla famiglia che aveva immaginato.

Non tutto ciò che Strippoli mette in scena trova una conclusione altrettanto convincente, e alcuni simboli restano più suggestivi che realmente significativi. Ma il regista possiede ormai un’identità visiva difficile da confondere, e soprattutto sa quando affidarsi alle proprie interpreti.

Bruni Tedeschi ne approfitta fino in fondo: elegante, maliziosa e sadica, costruisce un Mefistofele contemporaneo che sembra conoscere già ogni risposta e si limita ad aspettare che gli esseri umani trovino da soli il modo peggiore di formulare la domanda. È lei l’immagine che rimane quando il vortice di L’Estranea finalmente si arresta.

Nei nostri cinema dall’8 ottobre.

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