Home » Cinema » Azione & Avventura » Meiko Kaji, intervista esclusiva: «Giravamo fino a svenire. La pellicola era denaro»

Meiko Kaji, intervista esclusiva: «Giravamo fino a svenire. La pellicola era denaro»

23/10/2026 news di Alessandro Gamma

L'attrice giapponese ci racconta la nascita di Sasori, la tragedia di Lady Snowblood, la sua fama internazionale prima di Kill Bill e le condizioni estreme del cinema nipponico degli anni Settanta

Meiko Kaji in Lady Snowblood (1973)

Il volto impassibile di Sasori, la vendetta di Yuki, la violenza stilizzata che avrebbe influenzato Quentin Tarantino. Meiko Kaji ha attraversato il cinema giapponese degli anni Settanta interpretando donne ribelli, emarginate e spesso implacabili. Ospite del Sitges Film Festival 2026, dove ha ricevuto il premio WomanInFan alla carriera, l’attrice ci ha raccontato la costruzione dei suoi personaggi più celebri, il rapporto con Kill Bill e le durissime condizioni di lavoro sui set dell’epoca.

In Female Prisoner #701 Scorpion, Sasori trasforma il proprio silenzio in un atto di ribellione. Guardando indietro, pensa che il rifiuto di parlare sia stato decisivo nel rendere il personaggio così memorabile?

Se avesse parlato, non credo che il personaggio avrebbe continuato ad avere il successo che ha ancora oggi, dopo 55 anni.

È stata lei a proporre che Sasori non avesse dialoghi. Crede che il silenzio possa esprimere la rabbia con più forza delle parole?

Sì, è proprio quello che pensavo.

Passando a Lady Snowblood, Yuki nasce con un destino già deciso: vendicare crimini commessi prima ancora della sua nascita. Come ha costruito un personaggio al quale è stata praticamente sottratta la possibilità di scegliere la propria vita?

Questa donna è venuta al mondo esclusivamente per vendicare i propri genitori. È stata fatta nascere appositamente per questo scopo, ed è una situazione estremamente complessa. Per questo Yuki non possiede nulla di ciò che normalmente caratterizza un essere umano: non ha pensieri o sentimenti propri. Per dirla in maniera estrema, dentro di lei esiste soltanto il desiderio di vendetta.

Sua madre, dopo quello che le era accaduto, mentre si trovava in prigione aveva deciso che doveva assolutamente mettere al mondo un figlio. Ed è così che nasce Yuki. Yuki non doveva avere emozioni. Quando l’ho interpretata, ho cercato di non lasciarle provare nessuno dei sentimenti che appartengono normalmente agli esseri umani. La tristezza, il dolore, la malinconia, lo struggimento: non doveva esserci assolutamente nulla di tutto questo. È con questa convinzione che ho interpretato il personaggio.

meiko kaji sitges 2026

Dopo Kill Bill, i suoi film hanno conosciuto una nuova popolarità internazionale. Pensa che Tarantino abbia contribuito a far riscoprire il suo cinema oppure era già consapevole dell’interesse del pubblico straniero?

I miei film avevano cominciato a circolare all’estero molto prima di Kill Bill, già dai tempi di Stray Cat Rock, alla Nikkatsu, oltre 55 anni fa. All’epoca avevo diversi amici che lavoravano per aziende internazionali e viaggiavano continuamente. Quando tornavano in Giappone mi dicevano: «Maiko, non sarà che sei più popolare all’estero che in Giappone?».

Le case cinematografiche vendevano i miei film all’estero senza che io ne sapessi nulla. Succedeva con le produzioni della Toei e con Lady Snowblood della Toho. Erano i miei amici a raccontarmelo. Sapevo che i film circolavano, ma non avevo una percezione diretta di quella popolarità. E sinceramente non capivo neppure perché piacessero tanto.

Pur essendo un’attrice, mi ritrovavo spesso a interpretare personaggi outsider. Da Stray Cat Rock a Sasori, fino a Lady Snowblood. Non avevo deciso deliberatamente di scegliere soltanto quei ruoli, ma in un certo periodo della mia carriera le cose erano andate così. Pensavo che il pubblico trovasse semplicemente interessanti quei personaggi.

Tarantino mi aveva scoperta molto prima di Kill Bill. Quando era giovane lavorava in un videonoleggio, in un negozio come quelli che in Giappone chiamiamo Tsutaya. Voleva diventare regista e lavorando lì poteva vedere gratuitamente molti film. È così che mi ha scoperta. E di persone come lui ce ne sono parecchie. Non è affatto vero che tutto sia cominciato con Kill Bill. Sapevo già da molto tempo che i miei film si erano diffusi all’estero.

Da Stray Cat Rock a Female Prisoner Scorpion e Lady Snowblood, ha interpretato donne che sfidavano apertamente l’autorità. Quanto trovava interessante questa componente ribelle dei suoi personaggi?

Non si trattava tanto di esserne consapevole. Era soprattutto ciò che trovavo più interessante.

Uno degli aspetti più affascinanti di Lady Snowblood è il contrasto tra la brutalità della violenza e la straordinaria bellezza delle immagini. Durante le riprese rifletteva su questa contrapposizione?

Non ho mai recitato pensando a una cosa del genere.

E oggi, quando riguarda quelle immagini, riesce a coglierne quella bellezza?

Quando mi riguardo, non mi sembra affatto bello. Perché vedo quanto ero stanca!

meiko kaji female prisoner #701 scorpion film

Dovete considerare che un film intero doveva essere completato in appena due settimane di riprese. Era un lavoro che richiedeva un’energia enorme. Negli studi cinematografici c’era un’infermeria e io ero diventata una frequentatrice abituale. Bisognava andare avanti fino a svenire, fino a crollare dalla stanchezza.

Prendete le scene di combattimento. Una volta un addetto agli oggetti di scena commise un errore e mi rovesciò sulla testa qualcosa come un intero secchio di sangue finto! Dovetti farmi un bagno, lavarmi i capelli e togliere tutto quel sangue. Era un’operazione terribilmente complicata. Prima di ogni scena provavo una tensione enorme: potevo soltanto sperare che tutto riuscisse al primo tentativo.

Se le riprese si prolungavano anche solo di un giorno, i costi diventavano enormi. Se la produzione stabiliva due settimane, bisognava finire entro due settimane. Altrimenti non ci davano nemmeno altra pellicola. La pellicola era denaro. La quantità disponibile veniva stabilita prima delle riprese e non erano previsti fondi aggiuntivi. Se sbagliavi una scena, dovevi recuperare altrove la pellicola sprecata.

Per esempio, se qualcuno mi rovesciava addosso un secchio di sangue e dovevamo ricominciare, potevamo arrivare anche alle cinque del mattino. Ma bisognava comunque completare quella scena. Giravamo anche tutta la notte.

Per un film avevamo normalmente 15.000 piedi di pellicola, al massimo 17.000. Già allora la produzione si arrabbiava. Se arrivavi a 20.000 piedi, il regista rischiava addirittura di essere licenziato! Oggi si possono utilizzare 200.000 o 300.000 piedi: per noi sarebbe stato impensabile.

Per questo, quando guardo quei film, mi accorgo immediatamente di quanto fossi stanca. Sono io la prima a riconoscerlo.

Zac Efron in The Iron Claw
Azione & Avventura

Zac Efron su Prime Video al culmine della sua carriera nel film d’azione che ti emozionerà (ed è una storia vera)

di Andrea Palazzolo

Su Prime Video trovi il film con Zac Efron che racconta la vera storia tragica dei Von Erich, dinastia del wrestling anni '80.

Ewan McGregor in Trainspotting (1996)
Azione & Avventura

Trainspotting dopo 30 anni: perché il film di Danny Boyle è molto più inquietante di quanto ricordiamo

di William Maga

Restaurato in 4K per il trentennale, il cult con Ewan McGregor conserva intatta la sua forza provocatoria. Dal monologo «Choose Life» alla colonna sonora, ecco come Boyle ha trasformato droga, consumismo e disillusione in un film che ha segnato gli anni Novanta

Alan Ritchson in Reacher
Azione & Avventura

Dimentica Reacher e War Machine: su Prime Video trovi il film action del 2026 con Alan Ritchson

di Andrea Palazzolo

Con Alan Ritchson e Owen Wilson ecco il film d'azione del 2026 che riporta il genere agli anni d'oro. Adrenalina pura, combattimenti brutali e chimica perfetta.

a ondate film netflix 2026 surf
Azione & Avventura

A Ondate, il trailer del film animato Netflix racconta una vera storia d’amore tra surf, paura e perdita

di Stella Delmattino

Tratto dalla graphic novel autobiografica di AJ Dungo, il lungometraggio d'esordio di Phuong Mai Nguyen racconta l'incontro tra due adolescenti a Los Angeles. Con le voci originali di Will Sharpe e Stephanie Hs