Prima dei grandi draghi di Il Trono di Spade e House of the Dragon, c’era questo film fantasy sottovalutato
27/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Analisi del film che ha ucciso una potenziale saga fantasy. Cosa è andato storto nel film con e perché Disney sta preparando un reboot.

C’era una volta, nel lontano 2006, un film che doveva cambiare le sorti del fantasy cinematografico. Doveva essere l’inizio di una saga epica, una risposta credibile al dominio incontrastato de Il Signore degli Anelli. Invece, Eragon è diventato uno dei casi più emblematici di occasione sprecata nella storia recente di Hollywood. Un film che aveva tutto per sfondare: un romanzo bestseller scritto da un quindicenne prodigio, un cast di stelle internazionali, un budget di cento milioni di dollari e la benedizione della 20th Century Fox. Eppure, qualcosa è andato terribilmente storto.
Nel regno fantastico di Alagaësia, popolato da nani, elfi e creature misteriose, vive il giovane Eragon, interpretato da Ed Speleers al suo debutto cinematografico. Quando il ragazzo si imbatte in uno strano uovo blu, la sua vita cambia per sempre: dall’uovo nasce Saphira, una dragonessa con cui Eragon può comunicare telepaticamente. Il destino del giovane è segnato: deve diventare un cavaliere dei draghi, come il leggendario Brom, ora suo mentore, e come Galbatorix, il tiranno che ha tradito l’ordine per conquistare il regno.
La trama, diretta da Stefen Fangmeier al suo esordio alla regia dopo una carriera da supervisore degli effetti speciali, ricalca i canoni del genere: il giovane prescelto, il mentore saggio, la missione impossibile, l’antagonista oscuro. Ingredienti classici che avevano funzionato per generazioni di storie fantasy. Ma è proprio qui che iniziano i problemi.

Il film comprime in appena 104 minuti una narrazione che avrebbe richiesto ben altro respiro. La sceneggiatura, affidata a Peter Buchman, elimina interi archi narrativi del romanzo di Christopher Paolini, creando un ritmo frenetico che sacrifica la costruzione dei personaggi e la coerenza della storia. Come hanno notato molti spettatori e critici, manca completamente quella che in gergo si chiama “consecutio temporum”: Eragon passa dall’essere un ragazzo di campagna a un potente guerriero-mago nel giro di una manciata di scene, senza che venga mostrato un vero percorso di crescita.
Il cast assemblato per il progetto era di tutto rispetto. Jeremy Irons nei panni di Brom porta il suo consueto carisma shakespeariano, anche se molti hanno notato una certa aria inebetita nel suo sguardo, come se l’attore britannico si chiedesse cosa ci facesse in mezzo a quella produzione. John Malkovich, nel ruolo del re tiranno Galbatorix, è ormai una caricatura di se stesso, confinato in poche scene senza mordente. Robert Carlyle interpreta lo stregone malvagio Durza con un look che ricorda pericolosamente Ozzy Osbourne, mentre Sienna Guillory veste i panni dell’elfa Arya.

L’occasione di trasformare quei libri in un fenomeno cinematografico era concreta. Bastava guardarsi intorno: il pubblico era affamato di fantasy, il genere viveva una stagione d’oro dopo il trionfo della trilogia dell’Anello. Ma servivano rispetto per il materiale originale, tempo per sviluppare la storia, e soprattutto una visione chiara di cosa si voleva raccontare e come.
Invece, Eragon è diventato un esempio perfetto di come sprecare un’opportunità. Un film che si fa guardare, certo, soprattutto da un pubblico giovane in cerca di evasione fantasy, ma che non riesce mai a elevarsi oltre la mediocrità. Ora, vent’anni dopo quel debutto deludente, Disney ha deciso di dare una seconda chance alla saga. Nel 2022 è stato annunciato lo sviluppo di una serie televisiva per Disney+, un tentativo di resuscitare un franchise che il cinema aveva ucciso sul nascere. Nonostante non ci siano ancora dettagli, sappiamo che un giorno arriverà e nel frattempo possiamo rivedere il disastroso, ma sottovalutato, film con Ed Speleers.
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