Quentin Tarantino diventa uno zombie in questo horror splatter da riscoprire
27/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Ecco il film di Robert Rodriguez, e con Quentin Tarantino come attore, che è diventato in meno di vent'anni un vero e proprio cult.

C’è stato un tempo in cui il cinema non aveva paura di sporcarsi le mani. Anzi, le immergeva nel sangue finto, nelle budella di lattice e in litri di liquido rosso viscoso. Era il tempo dei grindhouse, quei cinema di serie B dove si proiettavano film che le sale rispettabili rifiutavano, pellicole che celebravano l’eccesso, la violenza gratuita e l’intrattenimento puro. Robert Rodriguez lo sa bene, e nel 2007 ha deciso di rendere omaggio a quel cinema perduto con Planet Terror, un’esperienza viscerale che divide ancora oggi il pubblico tra estimatori del genere e detrattori schifati.
Il film nasce come parte di un progetto ambizioso chiamato Grindhouse, un double feature ideato insieme a Quentin Tarantino per ricreare l’atmosfera dei vecchi drive-in americani. Due film per il prezzo di uno, inframmezzati da finti trailer di pellicole mai esistite. Se Tarantino con A prova di morte opta per dialoghi estenuanti e tensione crescente, Rodriguez sceglie la strada opposta: azione sfrenata, sangue a litri e una trama folle quanto basta per reggere 105 minuti di puro delirio splatter.
La storia è presto detta, anche se la logica non è esattamente il punto forte. Il tenente Muldoon, interpretato da un Bruce Willis in versione demenziale, si ritrova insieme alla sua squadra esposto a una sostanza mutagena che trasforma gli esseri umani in creature simili a zombi. Nel frattempo, Cherry Darling, spogliarellista interpretata da Rose McGowan, abbandona il suo lavoro e si imbatte nell’ex fidanzato El Wray in un bar malfamato. Quello che inizia come un incontro casuale si trasforma rapidamente in un incubo quando il loro camion si schianta e Cherry viene attaccata da uno degli infetti, che le strappa via una gamba a morsi.

Ed è qui che Rodriguez gioca la sua carta vincente. Invece di relegare il personaggio al ruolo di vittima, la trasforma nella protagonista assoluta. Cherry non solo sopravvive, ma diventa un’arma vivente quando El Wray le monta al posto della gamba mancante prima un ramo di legno, poi un fucile mitragliatore. L’immagine di Rose McGowan che saltella su una gamba mentre falcidia orde di zombi con un’arma da fuoco al posto dell’arto mancante è diventata iconica, un simbolo del cinema exploitation contemporaneo.
Il cast è una festa per gli occhi degli appassionati di cinema di genere. Oltre a McGowan e Willis, troviamo Josh Brolin nei panni del dottor William Block, un medico psicopatico ossessionato dalla moglie Dakota, interpretata da Marley Shelton. Jeff Fahey è J.T., il proprietario del bar che custodisce gelosamente la ricetta segreta della sua salsa barbecue. E poi ci sono Naveen Andrews, Michael Biehn, Fergie dei Black Eyed Peas in un ruolo minore, e persino Quentin Tarantino in un cameo memorabile come un violentatore che fa una fine meravigliosamente orribile.
Ma è il linguaggio visivo a rendere Planet Terror un’operazione unica. Rodriguez non si limita a raccontare una storia di zombi, vuole ricreare l’estetica degradata dei film che venivano proiettati nei cinema malandati degli anni Settanta. La pellicola è volutamente graffiata, sporca, con salti di montaggio improvvisi e una scena che manca completamente, sostituita da una schermata che recita “Missing Reel”, come se il proiettore avesse mangiato la bobina. È un trucco meta-cinematografico che strappa un sorriso a chi conosce i riferimenti, e confonde chi si aspettava un prodotto tradizionale.
L’approccio di Rodriguez al genere zombi è profondamente diverso da quello solenne di film come 28 giorni dopo. Qui non c’è spazio per la riflessione esistenziale o il commento sociale. C’è solo divertimento demenziale, violenza cartoonesca e una gioia palpabile nel mettere in scena situazioni assurde. Come quando uno zombi esplode in una fontana di pus verde, o quando il personaggio di Josh Brolin minaccia la moglie con aghi ipodermici mentre recita battute da serial killer. È tutto sopra le righe, tutto esagerato, tutto assolutamente consapevole della propria natura trash.
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