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Voto: 6/10 Titolo originale: Child Eater , uscita: 28-10-2016. Regista: Erlingur Thoroddsen.

[recensione BIFFF 35] Child Eater di Erlingur Thoroddsen

13/04/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

L'horror islandese mette in scena un susseguirsi di cliché poco coesi e incongruenze narrative

Concept piuttosto ritrito, Child Eater di Erlingur Thoroddsen si concentra su un fosco assassino, come il titolo fa presagire un mangiatore di bambini, che ad esser precisi divora preferibilmente i loro occhi. Cupa leggenda con un fondamento reale, protagonista è un abitante della sperduta Creekside, residente in una casa isolata in mezzo ai boschi, il quale reso cieco da una malattia degenerativa comincia per curarsi a fagocitare gli occhi dei bambini, perché più freschi. Conducendo dunque le giovani vittime alla sua magione e incappucciandole, usava poi cavargli l’organo visivo, questo finché poi non fu scoperto e forzosamente interrotto nelle sue pratiche. Una ragazzina, sopravvissuta e coclite, mostrata nella scena d’apertura, interrompe per l’appunto i terribili crimini a discapito di indifesi fanciulli della zona. Non viene spiegato di più. C’è uno stacco netto, la scena si sposta a 25 anni dopo, Helen (Cait Bliss) lavora in un bar e fa la babysitter per arrotondare; sfortuna vuole che l’assassino per qualche oscuro motivo decide di riprendere l’attività proprio la sera in cui lei si trova a badare alla sua prossima vittima, Lucas (Colin Critchley), un ragazzino intelligente e molto solo, trascurato dal padre, che si dedica a costruire casette per gli uccelli e a errabondare per le zone verdeggianti dietro la sua nuova casa. Proprio qui s’imbatte in uno sconosciuto, che lo spierebbe da lontano, almeno secondo lui, riferisce al genitore del fatto ma questi liquida il tutto come fantasie infantili. Tuttavia non si tratta di un’invenzione, ma di un fantasmatico e redivivo uccisore di bambini, quello della leggenda locale, che ha deciso di riprendere la propria caccia.

Child EaterAnzitutto, va sottolineato che Child Eater rappresenta più che altro una silloge di cliché filmici, peraltro combinati senza prestare troppa attenzione all’incastro. C’è un bosco, luogo sinistro dove si sono consumati agghiaccianti crimini, nonché preferita riserva di caccia di molti serial killer, primo tra tutti Jason Voheers di Venerdì 13. C’è la casa maledetta, nel mezzo del nulla, location con un numero di predecessori a dir poco spropositato e come d’uopo, il protagonista di turno dopo un prolungato girovagare al chiaro di Luna finisce proprio nella magione del mostro. Poi, giusto completezza, c’è un uomo nero, che come il Pennywise del kinghiano IT si nutre di bambini, ma stavolta è cieco, aspetto che rende decisamente poco plausibile buona parte degli eventi occorsi durante la pellicola. Difatti, nottetempo, l’oscuro figuro, sovrumano seppur la sua caratterizzazione non sia molto chiara,  si insinua nella stanza di Lucas, che da tempo teme un assalto, ma come d’uopo inascoltato (giusto per non farci mancare nessun cliché). Ebbene la babysitter si distrae per l’inaspettato arrivo del fidanzato con cui discute della sua gravidanza, il piccolo intano viene portato via e trascinato all’esterno da un rapitore appena uscito dall’armadio, che collega in modo decisamente poco plausibile la sua stanza con l’esterno con un passaggio segreto di cui nessuno s’è mai accorto (!). Scomparso il suo protetto Helen, che avrebbe dovuto badare a lui, parte a cercarlo, prima credendo sia solo un dispetto, poi rendendosi sempre più conto della minaccia che la selva circostante cela, dando il via a uno strano inseguimento per le selve nelle tenebre.

Se il preambolo è di per sé già piuttosto bislacco, il centro dell’azione risulta pure peggio. In sintesi si tratta di un continuare a rincorrersi e perdersi, nel buio nei boschi, nei corridoi ancor più oscuri in diverse abitazioni. Il bambino si ritrova sballonzolato in una stanza non ben definita e se ne scappa tranquillo e indisturbato; l’entità sanguinaria, che sembra un mischione mal riuscito tra il Conte Oleg di Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau e i carnivori abitanti delle caverne sotterranee di The Descent – Discesa nelle tenebre di Neil Marshall, è talmente posticcia e mal delieata nel non spaventare nessuno, nemmeno quando ficca le sue dita deformi nelle cavità oculari in cerca del suo prossimo pasto. Il resto è abbozzato ancor più malamente: in primis non si capisce bene per qual motivo il mostro abbia iniziato a nutrirsi dell’organo visivo, si accenna a una malattia degenerativa, poi al fatto che i boschi siano popolati di energie maligne, ma non c’è nemmeno il tentativo di definire un background credibile per il serial killer e la sua storia, fatto che immediatamente relega la figura a spauracchio senza profondità, mero strumento narrativo la cui connotazione, per differenziarlo dalla infinita pletora degli altri, è quella di mangiare occhi d’infante, giusto per dargli una nota di macabra originalità.

Child Eater 1A ciò si sommano, a rendere il pastiche ancora più incongruente, le chiamate e la presenza di una vittima del suddetto, sopravvissuta e guercia, che si aggira altresì nel medesimo circondario, che avverte per qualche singolare e inspiegata cagione il suo imminente ritorno, infine che prima cerca di procacciargli la preda da lui designata, poi cambia idea e inizia a combatterlo. Fiera del nonsense (e non è volontario …), come già accennato il villain non ci vede, però si aggira perfettamente nelle lande boschive, insegue e bracca i ragazzini, correndo nella direzione esatta ed evitando trappole, senza alcuna esitazione, assalta alle spalle e pugnala chi si nasconde in silenzio in un angolo, insomma non sembra che la vista faccia differenza alcuna.

Grottesca riproposizione dello slasher paranormale alla Jason Voorhees, dunque, poco si salva di Child Eater, la cui fantasia nella storia è pressoché nulla, mera variazione su tema, la cui regia e scelta delle location è già vista mille altre volte, che nemmeno ha una dose sufficiente di gore tale da quantomeno intrattenere. In conclusione si tratta di una strampalata fuga continua, incapace di trasmettere suspense poiché la minaccia è talmente mal tratteggiata da non comunicare nulla e lo svolgimento così poco originale da non riuscire nemmeno a suscitare qualche scontato salto sulla sedia.

Di seguito il trailer originale del film:

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