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5/10 su 23 voti. Titolo originale: Corbin Nash, uscita: . Budget: sconosciuto. Regista: Ben Jagger.

Recensione dal BIFFF 36 | Corbin Nash di Ben Jagger

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Un'altra gemma imperfetta che si incastona nel sottogenere degli horror coi vampiri, dove Corey Feldman e Dean S. Jagger brillano per le loro performance convincenti e antitetiche

Gli estimatori dei vampiri sanno bene che tale sottogenere cinematografico può, a ogni nuova proposta, dimostrarsi ugualmente latore di meraviglie o di atrocità. Alcuni tra i più grandi horror classici mai concepiti vedono protagonisti questi eleganti predatori notturni, raffigurandoli come incubi viziosi e tabù sessuali. Il contributo del regista Ben Jagger (The Paddy Lincoln Gang) a tale mitologia, Corbin Nash, punto sull’approccio noir all’argomento, fondendo una storia delle origini tipica con una stravagante performance dell’icona degli anni ’80 Corey Feldman (Ragazzi Perduti). Con un vero e proprio stuolo di comprimari di culto, un misterioso mondo sotterraneo che cela le dinamiche sociali dei non morti, e un sorprendente assortimento di scenografie e composizioni tecniche, il film presentato in anteprima mondiale al BIFFF di Bruxelles non si arrampica sul podio dei memorabili, ma con la somma delle sue interessanti parti riesce comunque a non far rimpiangere i 94 minuti spesi a guardarlo.

Con il numero di persone scomparse in aumento, Corbin Nash (Dean S. Jagger), un detective dall’animo duro, comincia a scavare più a fondo per cercare di scoprire la verità. Potrà avere metodi poco ortodossi nel trovare le informazioni, ma fa quello che serve. Dopo aver indagato su una pista, Corbin e il suo partner Frank Sullivan (Chris Pardal) si trovano improvvisamente contro ad avversari sovrumani, in quanto devono affrontare i vampiri Queenie (Feldman) e il suo amante Vince (Richard Wagner). Incapace di affrontare la superiore velocità dei vampiri, entrambi i detective vengono sconfitti rimanendo incoscienti, con Frank che viene lasciato sulla scena, mentre Corbin viene rapito e portato in una struttura sotterranea. Quando l’uomo si sveglia si ritrova detenuto in una cella con diversi altri prigionieri e presto diventa evidente il motivo per cui sono stati portati lì. Alcuni di loro sono infatti costretti a combattere l’un contro l’altro fino alla morte sul ring, mentre altri affrontano un destino molto peggiore in quanto sono trattenuti contro la loro volontà solo per essere spremuti del loro sangue. Dopo diversi combattimenti viene deciso che Corbin non è più necessario. Viene quindi dato l’ordine di essere fatto a pezzi e drenato dai vampiri, prima che venga riportato in città e scaricato in una stradina secondaria e lasciato morire. Tuttavia, quando una spogliarellista locale di nome Macy (Fernanda Romero) lo trova, lo porta a casa sua e lo aiuta a recuperare. Quando Corbin alla fine si rimette in sesto, è un uomo cambiato. E’ più forte, più veloce e assetato di vendetta.

La sceneggiatura dei fratelli Ben e Dean S. Jagger (che interpreta anche il personaggio del titolo) è decisamente peculiare. Raccontato attraverso i flashback, il lungometraggio picchia forte nelle spiegazioni nella prima metà, facendosi fascinosamente misterioso nelle fasi conclusive. I dialoghi sono quelli che ci si aspetterebbe da una produzione come questa, eppure, la retorica banalotta non fa che migliorare in un certo senso le atmosfere da VHS rétro che vengono trovate con agilità dal regista. Come detto, Corey Feldman brilla su tutti, anche se la sua prova è passibile di divisione tra il pubblico. Il suo personaggio, Queeny, è un vampiro che ama il crossdressing e che è in cerca di emozioni forti e sanguinarie con il suo amante, Vince (Frank Wagner). La sua interpretazione assolutamente sopra le righe è allo stesso tempo imbarazzante e intrigante, specchio perfetto della follia del mondo in cui è ambientata questa vicenda. Degno contraltare è comunque il Corbin Nash di Dean Jagger, a metà tra Blade e il Neegan di The Walking Dead, capace di una insospettabile – e formidabile – presenza scenica (merito anche del passato nelle arti marziali).

Il cast di supporto include invece nomi del calibro di Malcolm McDowell (Arancia MeccanicaHalloween di Rob Zombie), Rutger Hauer (Hobo with a ShotgunBlade Runner) e Bruce Davison (Le Streghe di Salem), anche se purtroppo le rispettive esibizioni si riducono essenzialmente a un cameo atto a fornire chiarimenti quando richiesto per poi scomparire per la maggior parte della storia. Solo il Profeta Cieco di McDowell ricompare periodicamente, evocato dall’etere al neon ogni volta che la trama richiede maggiori informazioni. Questa è a tutti gli effetti una storia delle origini ed è chiaro che i Jagger abbiano pianificato un intero mondo. Resta tutto da capire se il pubblico vorrà tornare a visitarlo. C’è un senso di vuoto che riempie ogni fotogramma. Persino la prova spumeggiante di Feldman svanisce durante l’ultimo atto mentre i fili vengono tirati verso un non-confronto conclusivo. L’aspetto più interessante del film resta senza dubbio comunque la descrizione della sottocultura dei vampiri, immersa nella perenne oscurità; tuttavia, allo spettatore vengono forniti solo alcuni suggerimenti circa la sua vera natura, probabilmente al fine di creare una cornice introduttiva per i possibili sequel.

È durante le sequenze d’azione che il budget inizia a farsi vedere, ma sono anche una testimonianza lampante della competenza del direttore della fotografia Luke Hanlein. Ombre e luci vengono incorniciate in modo tale che ogni brutale omicidio sia facile da seguire, e la fisicità di Jagger venga sempre esaltata. Così pure i set creati da Jade Spiers sono sporchi e inquietanti. Siamo trascinati nelle viscere del mondo della luce, un luogo dimenticato da Dio e pericoloso, dove i killer dai canini affilati esercitano il loro mestiere senza paura di essere scoperti e ogni luogo è ammantato di malvagia bellezza. Anche la costumista Kiley Ogle e il reparto trucco e parrucco svolgono un lavoro sopra la media delle produzioni direct-to-video, in particolare con i capelli di Feldman, che potrebbero essere tranquillamente un personaggio a sé stante. Il risultato finale è però un miscuglio di situazioni e dialoghi da cliché che contrastano con immagini memorabili e scene di depravazione da brividi.

In definitiva, Corbin Nash è un’altra gemma imperfetta in un genere brulicante di mediocrità. Tuttavia, l’assoluta incoscienza delle performance di Corey Feldman e il design di produzione riescono a elevarlo in una posizione conflittuale, a metà strada tra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che si nasconde sotto la sua superficie sudicia. Gli appassionati del cinema dei vampiri troveranno molto da adorare, ma chi è alla ricerca di qualcosa di veramente unico probabilmente rimarrà deluso dalla semplicità di certi aspetti.

Di seguito il trailer originale del film, distribuito On Demand dal 20 aprile:

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