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Voto: 5.5/10 Titolo originale: Dead Ant , uscita: 10-10-2017. Regista: Ron Carlson.

Dead Ant | La recensione del film con le formiche giganti di Ron Carlson (BIFFF 36)

14/04/2018 recensione film di William Maga

Il regista torna dietro alla mdp per un B-movie che eccede nelle battute e temporeggia sull'azione e lo splatter, vanificando anche la presenza di Tom Arnold e Sean Astin

dead ant film 2017

Fin da Assalto alla Terra (Them!) del lontano 1954, formiche più o meno giganti – ma sempre fameliche – sono state portate sul grande schermo un numero sorprendentemente alto di volte; numerosi sono i titoli che seguirono, da L’impero delle termiti giganti e Terrore a Lakewood del 1977 a Marabunta – Minaccia alla Terra del 1998, passando per Fase IV: distruzione Terra del 1974 e The Hive del 2008. E ora, al gruppo si aggiunge Dead Ant dello sceneggiatore e regista Ron Carlson  (All American Christmas Carol), film fanta-horror programmaticamente ‘di serie B’, poco attento alla forma e all’accademia e molto più scanzonato e propenso a favorire gli aspetti più divertenti e caciaroni del soggetto. Almeno sulla carta. Se la strada imboccata è infatti quella buona, la corsia di marcia è però quella sbagliata, specie perché – escluso il breve e promettente prologo – ci vogliono circa 40 degli 87 minuti complessivi prima che cominci a succedere davvero qualcosa.

A seguito di uno sventurato cambio di nome, l’incrollabile band manager Danny Blue (Tom Arnold) è riuscito a infilare il gruppo glam rock dei Sonic Graven – divenuti un tempo famosi grazie a una hit clamorosa – nella line-up di un festival in mezzo al deserto che dovrebbe rilanciarli. Merick (Jake Busey), Pager (Rhys Coiro), Art (Sean Astin) e Stevie (Leisha Hailey) pensano così di essere diretti al Coachella, ma Danny spiega subito che in realtà stanno andando al No-chella, cugino alla lontana della nota manifestazione californiana.

Lungo la strada, la band si ferma davanti a un banco di frutta biologico gestito da un misterioso uomo di medicina indiano (o ‘nativo americano!’, Michael Horse). Pager accoglie a bordo un paio di nuove procaci e giovani groupie affinchè si uniscano al loro tour, mentre gli altri musicisti acquistano un potente peyote conosciuto come “il sole”.

Dopo aver piazzato il proprio accampamento per la notte sopra un terreno consacrato ai nativi americani nelle vicinanze, il sibillino avvertimento del santone/medico di non recare offesa a nessuna creatura vivente dopo aver ingerito il potente allucinogeno resta tuttavia inascoltato, poiché Art annega una formica con un getto della sua urina. L’uomo si rammarica però rapidamente della scelta non appena quella stessa formica comincia a parlargli e a minacciarlo, prima che un esercito di sue simili assetate di vendetta la sopraggiunga poi per darle man forte.

Se tale scenario non fosse già abbastanza incredibile, diventa presto chiaro che ogni volta che una formica viene uccisa, le altre aumentano di dimensioni. Il completamento del loro nuovo singolo “Side Boob” deve quindi essere messo momentaneamente da parte, perché i Sonic Grave dovranno prima affrontare un’intera colonia di gigantesche formiche assassine e sopravvivere alla giornata.

Quando una trama si presenta essenzialmente come “il 59nne Tom Arnold (True Lies) interpreta l’affannato manager di una rock band, mentre il 47enne Sean Astin e il 46enne Jake Busey (Starship Troopers) – in versione Vince Neil / Bret Michaels – combattono contro enormi formiche durante un festival musicale nel deserto”, ci si potrebbe aspettare un buon livello di divertimento dalla visione. E Dead Ant ne offre certo una qualche quantità, senza però mai spingere completamente il piede sull’acceleratore della follia promesso da tale premessa. Le iniziali risate svaniscono gradualmente fino a diventare reazioni minime, mentre le battute si susseguono con regolarità tiepide e senza mordente, mal riposte tra stacchi di montaggio goffi o perse nella cacofonia di grida isteriche e confuse quelle poche volte che l’azione sullo schermo diventava frenetica.

Non bastasse, gli attacchi dei troppo cresciuti insettini sono da Ron Carlson di fatto centellinati, oltre che prevedibilmente – visto il budget minimo – realizzati tutti in scadente CGI (nonostante il regista abbia trascorso un intero anno in Russia per elaborare oltre 700 sequenze ‘affette’ da VFX …), e non si eccede nemmeno mai sul fronte dello splatter gustoso. Nonostante la ferrea volontà di ridere o esaltarsi, il film fa ben poco per accontentare gli spettatori in cerca di una serata all’insegna del disimpegno assoluto, scordandosi persino di mostrare nudi o scene di sesso. Il regista si appoggia un po’ troppo ai tempi dilatati della commedia stoner e, non pago, limita l’auspicabile irriverenza del soggetto a battatucce e doppi sensi che presto stancano. Nonostante l’impegno degli interpreti nel rimettersi in gioco conciati in quel modo, manca, come dire, la frizzantezza …

Come previsto, le canzoni hair metal punteggiano la colonna sonora di Dead Ant. Inaspettatamente, non sono moltissime e ci si chiede perché, visto che il glam rock degli anni ’80 – i cui diritti non dovrebbero certo richiedere esborsi clamorosi – avrebbe dovuto essere ritenuto fondamentale per impostare l’atmosfera desiderata attraverso quelle sonorità. Ron Carlson a volte sembra infatti trascurare il suo stesso concept di partenza, apparentemente contento che sia solamente il carisma dei protagonisti a portare avanti il materiale poco ispirato che hanno a disposizione.

Tom Arnold in particolare mette enorme passione nella sua performance, sebbene la sceneggiatura non lo ricompensi pienamente per il suo impegno. Alcuni dei suoi input sembrano essere improvvisati mentre canalizza movenze degne del miglior Michael Madsen dietro agli occhiali alla Elvis. Le scene migliori del film sono senza dubbio quelle che lo vedono protagonista diretto, come dimostrato per contrappunto dal grigiume di quelle in cui non è presente e, come detto, gli effetti speciali non riescono a sopperire a dovere.

In definitiva, Dead Ant finisce per adagiarsi placidamente con le sue stesse mani nella pila dei direct-to-video degni della seconda serata di una TV locale invece che sfruttare i nomi del suo cast e l’assurdità della situazione messa in scena e indugiare su tutti quegli ingredienti che un fan che vi si approccia vorrebbe trovarvici, siano truculenze o nudità.

Di seguito il trailer internazionale:

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