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4/10 su 94 voti. Titolo originale: Slumber, uscita: . Budget: sconosciuto. Regista: Jonathan Hopkins.

Recensione | Slumber – Il Demone del Sonno di Jonathan Hopkins

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Maggie Q è la monocorde protagonista di un pasticciato e poco originale ennesimo horror sulla paralisi nel sonno

Il fenomeno della paralisi nel sonno, quello stato ansiogeno che si esperisce quando, ancora addormentati, non si riesce a muoversi certo ha qualcosa di profondamente angosciante e oscura. Non stupisce dunque che, declinandone le cause dal fisiologico al paranormale, diversi horror si siano rifatti a tale, piuttosto comune esperienza onirica, per rimandare a una causa ben più orrorifica, un’entità maligna che aggredirebbe il povero dormiente e gli impedirebbe qualsiasi gesto, qualsiasi reazione, accovacciandosi sullo sterno un po’ come nel celebre quadro simbolista di Johann Heinrich Füssli L’incubo. Soggetto senza dubbio inquietante e suggestivo, assai difficoltose è però la resa visiva di quella disarmante sensazione di impotenza e soffocamento su video, ne era una prova il malriuscito Dead Awake di Phillip Guzman e purtroppo l’assunto non viene smentito appieno nemmeno dal recentissimo Slumber – Il demone del sonno di Jonathan Hopkins. Non tuttavia esecrabile come il suo predecessore, il primo lungometraggio del regista britannico inserisce nelle sequenze alcune buone intuizioni, ma l’insieme è afflitto da una certa confusione e carenza di linearità in diversi passaggi fondamentali, minando così in parte la costruzione di tensione ed empatia nello spettatore.

Protagonista è la dottoressa Alice Arnolds (Maggie Q), medico specializzato in disordini del sonno che ha scelto tale strada dopo che il fratellino si gettò dalla finestra in un momento di sonnambulismo immaginando, quando lei era ancora una bambina. Cercando dunque di dare una spiegazione scientifica al terribile trauma e di aiutare coloro che patiscono il medesimo male, la donna vuole così esorcizzare un passato traumatico ed esorcizzare i propri demoni. Le sue ricerche, come la sua vita privata, funzionano piuttosto bene, è sposata con una figlia e riesce ad aiutare molti pazienti afflitti da disturbi della fase onirica, finché non incontra un caso decisamente singolare e inquietante: una famiglia, i Morgan, che ha appena perso un bambino e di cui tutti gli altri componenti soffrono di una enigmatica forma di sonnambulismo, particolarmente violento. Terrorizzati dunque i quattro, i genitori e due figli, si rivolgono alla dottoressa, vengono sottoposti in clinica a un test del sonno, ma i risultati invece che fare chiarezza generano solo ulteriori dubbi, soprattutto per il peculiare sonnambulismo all’unisono di tutti i pazienti eccetto il piccolo Daniel (Lucas Bond), che per qualche arcano motivo invece resta ancorato al letto e sembra oppresso da una qualche arcana forza.

Talune intuizioni interessanti sono purtroppo agglomerate in maniera incoerente e a tratti bizzarra: l’idea di una psicosi di gruppo, come la presenza di un’entità che provoca incubi lucidi certo sono due elementi diegetici che, se sviluppati con un opportuno climax e resi con un’estetica atta a concretizzare l’oscuro e impalpabile universo onirico, avrebbero potuto dar vita a qualcosa di realmente terrificante. Tuttavia in Slumber tutto viene vanificato dall’incapacità di tradurre in un più strutturato copione come nei fotogrammi il concept. Anzitutto infatti vige una gran confusione nello sviluppo, nel modo di raccontare che salta da uno spavento all’altro (spaventevole lo è più che altro in teoria) senza grande continuità o legami logici; si tratta di un susseguirsi di eventi sconnessi uniti insieme da improbabili coincidenze, tutti sembrano affetti da paralisi notturna o da sue declinazioni fino ad arrivare a un inserviente che si palesa ad uopo e con un eccentrico consanguineo (!!), che compare anche lui ex abrupto e che si rivelerà essenziale.

Inoltre, fatto ancora più scocciante, non vi è nessuna capacità di rendere l’elemento sovrumano in qualche modo plausibile, né di mantenere almeno per un certo minutaggio lo spettatore incerto se si tratti di qualcosa di psicologico, una qualche forma di psicosi, o se la matrice sia demoniaca, tutto è piuttosto scontato e immediato, perdendo così decisamente in termini di suspense. A ciò si somma poi un’assai scarsa abilità nel materializzare gli incubi, ricorrendo anzi a cliché da possessione demoniaca banalissimi, quali letti che si muovono e corpi che fluttuano alla L’evocazione – The Conjuring, accompagnati da qualche sagoma nera che spunta alle spalle di tanto in tanto; insomma nulla che sortisca grandi effetti. In ultimo, a rendere ancor meno entusiasmante il vacillante ensemble è la caratterizzazione dei personaggi, sia in termini di sceneggiatura, sia di resa attoriale. Poco convincente è la protagonista, Maggie Q, la quale può forse incarnare bene per fisicità l’avvenente action girl in Nikita, ma riesce meno a esprimere lo spettro di emozioni umane che va dalla paura all’ansia alla disperazione, non riuscendo con la sua performance a mettere in scena qualcosa di credibile. Tuttavia tale problema non riguarda solo lei, ma buona parte del cast, da Sam Troughton che dà volto al fosco e barbuto Charlie Morgan, alla lacrimevole consorte Sarah interpretata da Kristen Bush, ai due loro inespressivi pargoli Emily (Honor Kneafsey) e Daniel (Bond), maschere monolitiche la cui psicologia è a malapena abbozzata. In ultimo, a conferire un tocco di assurdo è il grottesco personaggio di Sylvester McCoy, che cozza con il tono serioso generale e lede ulteriormente al risultato finale.

Lungi dunque da una degna rappresentazione del demone dei sogni che causa la paralisi nel sonno, come solo il docu-film del 2015 di Rodney Ascher The Nightmare è riuscito a fare, Slumber – Il demone del sonno si accoda al lungo stuolo di horror piuttosto banali, che su stereotipi già ritriti cercano di basare invano la costruzione della propria capacità di spaventare, ma risultano solo una ennesima variazione su tema.

Di seguito trovate il trailer originale:

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