Azione & Avventura

[recensione] Spider-Man: Homecoming di Jon Watts

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Nella sua terza incarnazione cinematografica, Tom Holland è un Peter Parker quindicenne pensato per un pubblico di coetanei. Una base su cui lavorare per i sequel.

In molti, quando l’hanno visto comparire fugacemente in Captain America: Civil War lo scorso anno hanno pensato che, forse, quella di Tom Holland non era stata una scelta così avventata per interpretare il nuovo Spider-Man. L’unico motivo di interesse – e di scetticismo – verso il secondo reboot in 15 anni, era quindi se la storia – e l’attore – avrebbero potuto reggere l’impatto emotivo dei primi due film diretti da Sam Raimi del 2002 e del 2004, considerati più o meno da tutti come tra le migliori trasposizioni dei fumetti mai arrivate nei cinema fino ad oggi (nonostante Tobey Maguire …). Dopo aver visto Spider-Man: Homecoming (le 39 cose da sapere) la classifica non cambia, soprattutto perché questo assomiglia più a uno spin-off degli Avengers pensato per un pubblico di adolescenti che a un film di Spider-Man vero e proprio.

Spider-Man Homecoming poster

Sapendo bene che era stata già raccontata per ben due volte in precedenza, il regista-sceneggiatore Jon Watts (Clown) e la sua squadra di co-sceneggiatori composta da Jonathan Goldstein e John Francis Daley (Vacation), Christopher Ford (Cop Car) e Chris McKenna & Erik Sommers (LEGO Batman – Il Film) decidono di non raccontare la storia delle origini dei superpoteri, presentandoci un quasi quindicenne Peter che sta già pattugliando le strade del Bronx da qualche tempo vestito prima con il tipico costume rosso e blu fatta in casa e poi la tuta in spandex gentilmente donata da Tony Stark (Robert Downey Jr.). Dopo aver acquisito le sue straordinarie abilità in seguito al morso di un ragno radioattivo, il protagonista è stato a sorpresa convocato un paio di mesi prima per assistere Iron Man e i Vendicatori nella delicata missione di salvare il mondo a Berlino (gita che viene documentata sapientemente sul cellulare attraverso un video-diario dal ragazzo). Ora che ha avuto un assaggio di come sia combattere al fianco di questi eroi, Peter è in attesa più o meno paziente di essere chiamato per la loro successiva missione. Nel frattempo, è naturalmente tornato alla sua normale vita quotidiana di liceale, tra compiti e turbamenti amorosi, frequentando la Midtown School of Science and Technology durante il giorno e agendo come l’amichevole Uomo Ragno di quartiere durante la notte – o nelle ore di ‘stage’ alle Stark Industries, cercando così di fare colpo sul miliardario. Raramente si imbatte in qualcosa di davvero emozionante, finché un tentativo di impedire a un gruppo di ladri di rubare un bancomat porta alla scoperta di una potente arma in loro possesso. La sua indagine su cosa sia tale dispositivo lo porta quindi a incrociare la strada con l’insospettabile Adrian Toomes / L’Avvoltoio (Michael Keaton), un brillante fabbricante e mercante di armi potenzialmente devastanti – tra cui un’armatura alata che gli permette di volare -, che proverà quindi a fermare in ogni modo, aiutato dal suo migliore amico Ned (Jacob Batalon), un super nerd esperto di computer, il quale nel frattempo ha accidentalmente scoperto il suo segreto e che lo guida a distanza nelle sue missioni.

spider-man homecomingQuesta particolare versione di Peter Parker è molto meno complessa e conflittuale delle precedenti incarnazioni: Homecoming punta a divertire il giovane pubblico a cui è evidentemente rivolto, ci sono numerose gag, che coinvolgono prevalentemente Ned e Happy Hogan (Jon Favreau), incaricato da Tony Stark di fare da balia a Peter, ma anche Captain America; la tragica morte della figura paterna – lo zio Ben – viene solo vagamente accennata, ma è l’intera operazione a essere più leggera, priva di reale senso del pericolo, poste in gioco e conseguenze effettive per le azioni compiute, psicologiche o materiali (molti danni alla res publica ma zero morti). Homecoming – che curiosamente si concentra sul ballo di fine anno del titolo soltanto per circa 1′, con un effetto anticlimatico che lascia interdetti per la scelta – cerca di essere nemmeno troppo velatamente (Sony e Marvel Studios hanno anche diffuso un teaser e delle fotografie che tributavano omaggio diretto a Breakfast Club) una commedia sullo stile di quelle dirette da John Hughes negli anni ’80 ogni volta che la storia si concentra sui compagni del liceo o sull’ambientazione scolastica, con risultati piuttosto controproducenti, vista l’immediatrzza dei riferimenti, che qualcuno potrebbe giustamente (?) non cogliere, ma che lambiscono ugualmente la mancanza di idee originali. Non bastasse la colonna sonora retrò – inspiegabile razionalmente in una pellicola giovane in cui termini come ‘zio’ e ‘raga’ la fanno da padrone – a un certo punto, per sottolineare la venerazione per l’esponente del Brat Pack, viene addirittura mostrata apertamente una clip di Una pazza giornata di vacanza quando Spider-Man sta correndo attraverso recinzioni e giardinetti del quartiere.

Spider-Man: Homecoming 6Se poi una delle cose che balza subito all’occhio del film è la grande varietà etnica del cast, che probabilmente riflette alla perfezione la realtà delle high school americane, dispiace che questi personaggi manchino di qualsivoglia spessore, stanziandosi tra l’unidimensionale e lo stereotipato. Il Flash di Tony Revolori è un bullo – senza il fisico – giusto per esserlo, la Liz interpretata dalla 27enne (!!) Laura Harrier dimostra pochissima chimica con Holland nonostante sia il suo interesse amoroso, niente altro che la bella – oltre che brillante e illibata – ragazza del liceo. Ned, come anticipato, è quello con più minutaggio ed è la vera spalla comica di Peter, l’amico grassottello che giustamente è anche un genio, capace di bypassare agilmente sistemi creati da Stark in persona. Ci sono poi molti altri ragazzi, ma nessuno emerge in qualche modo. L’unica che riesce a lasciare un qualche segno è la Michelle incarnata da Zendaya, scazzata e sarcastica il giusto, che molto probabilmente otterrà maggior minutaggio nel sequel. Niente da dire invece sul protagonista. Holland, pur non avendo la profondità di Maguire o di Andrew Garfield (non certo per colpa sua), dimostra una fisicità adeguata e tempi comici interessanti, donando a Peter la giusta esuberanza, ma lasciando ampi margini di crescita. Purtroppo a non venire praticamente esplorata è la sua convivenza con la zia May (Marisa Tomei), che fondamentalmente viene relegata ad autista per il nipote e a pose plastiche davanti a qualche scaffale. Nei panni dell’ingegnere divenuto criminale Adrian Toomes, Keaton è sicuramente più cool e minaccioso rispetto al personaggio visto in Birdman o (L’inaspettata virtù dell’ignoranza) e il suo carisma e l’esperienza gli permettono di essere uno dei villian più interessanti apparsi ultimamente in un cinecomic, nonostante anche a lui lo script non abbia dato molto su cui lavorare e nonostante il minutaggio complessivo, che raggiunge a stento i 30′ complessivi (sui 133′ di durata). Le motivazioni che spingono il suo personaggio verso il lato oscuro sono esplicitate bene (è stanco dell’elite di riccastri privilegiati che curano soltanto i propri interessi fregandosene se i poveracci in strada non riescono ad arrivare alla fine del mese), ma la sua caratterizzazione e la sua ostinazione rientrano in standard canonici e familiari già visti sia nei film di Raimi che in The Amazing Spider-Man (il suo Avvoltoio è il vecchio Goblin, anche per le dinamiche familiari …). Per concludere la carrellata, Downey Jr., che appare in alcune scene chiave e leva sempre le castagne dal fuoco all’avventato Parker, è in definitiva quello che tutti conosciamo da anni, un Tony Stark che qui prova a fare il fratello maggiore / mentore con l’usuale manierismo che ormai l’ha reso una cosa sola col personaggio.

Spider-Man: HomecomingPer chi se lo stesso magari domandando – e sia arrivato già fino a qui a leggere – la sospensione dell’incredulità è naturalmente fondamentale, quindi inutile elencare i comportamenti forzati o incredibili che passano totalmente inosservati. Soffermandosi piuttosto sul nuovo costume di Spider-Man, quello che lascia più perplessi è proprio la volontà di renderlo così iper-tecnologico. Se da un lato infatti, tutti i gadget in dotazione sono esaltanti, dall’altro questa I.A. interna fa assomigliare troppo Spidey ad Iron Man, un sistema di sicurezza capace di ogni cosa che pensa al posto suo, lo guida e lo protegge in ogni occasione, quando sarebbe stato senza dubbio doveroso insistere sul ‘senso di ragno‘ o al limite giocare con la scoperta e l’apprendimento graduale del funzionamento della tuta.

In definitiva, Spider-Man: Homecoming dimostra un certo fascino intermittente e una certa intelligenza nel suo approccio autoreferenziale all’Universo Cinematografico Marvel (o MCU), di cui Peter è sconvolto di trovarsi a fare parte. E’ soltanto il primo film, una nuova introduzione al personaggio che ha sicuramente del potenziale, ma una minore superficialità avrebbe giovato. Se l’intensità di un dialogo faccia a faccia in auto tra Peter e Adrian è adeguata, le sequenze d’azione, che pure non sono il fulcro del film, non sono altrettanto all’altezza. Si vedano in particolare il primo incontro/scontro tra Spidey e l’Avvoltoio o la battaglia finale fuori e dentro un aereo in volo sui cieli della città, coreografati approssimativamente, o la scena del traghetto, ben poco immaginifica (ricordate quella del treno della metropolitana in Spider-Man 2 ad esempio?). Alla sua terza incarnazione cinematografica, Tom Holland è quindi un Peter Parker quindicenne pensato per un pubblico di coetanei, che ha ancora molta strada da fare prima di diventare il personaggio problematico e con cui ci si può identificare che l’hanno reso uno dei supereroi più amati di sempre.

Naturalmente non alzatevi prima dei titoli di coda, ci sono due brevi sequenze extra, la prima collegata al sequel, la seconda che dimostra come Deadpool abbia già fatto scuola.

Di seguito il trailer ufficiale italiano della pellicola, nei cinema dal 6 luglio:

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