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Voto: 5/10 Titolo originale: Twixt , uscita: 10-09-2011. Budget: $7,000,000. Regista: Francis Ford Coppola.

Recensione story: Twixt di Francis Ford Coppola (2011)

24/07/2026 recensione film di Marco Tedesco

Val Kilmer, Elle Fanning ed Edgar Allan Poe attraversano un gotico personale e irregolare, dove le immagini affascinano più del racconto

elle fanning film Twixt (2011)

Con Twixt, Francis Ford Coppola torna(va) alle origini. Prima di diventare l’autore de Il padrino, La conversazione e Apocalypse Now, il regista aveva esordito nel cinema a basso costo di Roger Corman con Dementia 13, un horror gotico girato in Irlanda. Quasi cinquant’anni dopo, riprende fantasmi, vampiri ed Edgar Allan Poe per costruire un’opera autoprodotta, personale e deliberatamente fuori misura.

Il ritorno a casa, però, non coincide con un ritorno alla forma. Twixt è un film ricco di immagini suggestive, intuizioni autobiografiche e momenti di autentica malinconia, ma incapace di tenere insieme horror, commedia, melodramma e sperimentazione. Il risultato affascina per frammenti e irrita proprio quando sembra sul punto di trovare una direzione.

Val Kilmer interpreta Hall Baltimore, scrittore horror di seconda fascia impegnato in un desolante tour promozionale. Arrivato nella cittadina di Swann Valley per una presentazione quasi deserta all’interno di un negozio di ferramenta, incontra lo sceriffo Bobby LaGrange, interpretato da Bruce Dern, che gli propone di trasformare una serie di omicidi locali in un nuovo romanzo.

Hall ha bisogno di denaro, non riesce più a scrivere e intrattiene conversazioni sempre più tese con l’agente e con la moglie. Accetta quindi di interessarsi al caso, ma la cittadina obbedisce presto a una logica diversa da quella dell’indagine tradizionale. Le lancette degli orologi segnano ore discordanti, il passato filtra nel presente e, allo scoccare della mezzanotte, lo scrittore entra in una dimensione sospesa popolata dalla giovane V, interpretata da Elle Fanning, e dal fantasma di Edgar Allan Poe.

Il Poe di Ben Chaplin diventa una guida letteraria e mentale, la proiezione di ciò che Hall vorrebbe ancora essere: uno scrittore capace di trasformare la morte in racconto. Attorno a lui Coppola accumula un vecchio hotel bruciato, bambini assassinati, un presunto serial killer, vampiri e una maledizione che incombe sulla città.

Il problema non è l’abbondanza di elementi, ma la loro scarsa organizzazione. Ogni dettaglio sembra promettere una rivelazione, salvo poi dissolversi in una nuova deviazione. L’indagine conta sempre meno, mentre il film si trasforma in una successione di sogni, ricordi e apparizioni che non raggiungono mai una vera coerenza narrativa.

Questa indeterminatezza potrebbe diventare il cuore dell’opera, ma Coppola non riesce a trasformarla in atmosfera costante. Twixt passa senza gradualità dalla farsa al dolore, dal gotico alla caricatura, dalla parodia dello scrittore fallito alla confessione personale. I registri non si contaminano: si interrompono a vicenda.

Val Kilmer è l’interprete che comprende meglio questa instabilità. Il suo Hall Baltimore è patetico, ironico e ancora abbastanza lucido da riconoscere la propria mediocrità. Una delle sequenze più riuscite lo mostra mentre tenta inutilmente di trovare l’incipit del nuovo libro, riscrivendo la stessa frase mentre l’alcol trasforma la frustrazione in rabbia. In pochi minuti emerge il film che Twixt avrebbe potuto essere: il ritratto amaro di un autore senza più storie, costretto a utilizzare il dolore come materiale commerciale.

Se la sceneggiatura procede per accumulo, il comparto visivo conserva una sorprendente compattezza. Il direttore della fotografia Mihai Mălaimare Jr. sfrutta il digitale alternando nitidezza estrema e ombre profonde. Le sequenze oniriche vengono quasi completamente private del colore, lasciando emergere improvvisi bagliori rossi e dorati.

Elle Fanning appare come una presenza sospesa tra innocenza e morte, mentre gli ambienti notturni ricordano le illustrazioni di un libro gotico consumato dal tempo. Come successione di immagini, Twixt sa essere magnetico; come racconto, fatica a sostenere la stessa attenzione.

Anche l’uso originario del 3D, limitato ad alcune scene e segnalato allo spettatore, conferma questa contraddizione. Coppola cerca una nuova esperienza cinematografica, ma il dispositivo rimane una curiosità isolata, più vicino al gioco tecnico che a una necessità espressiva.

Alcune scelte visive risultano volutamente artificiali e quasi infantili, altre possiedono un’autentica qualità spettrale. È proprio questa oscillazione a rendere il film difficile da liquidare: anche quando fallisce, continua a mostrare lampi dell’immaginazione che ha definito l’intera carriera di Coppola.

Il nucleo più doloroso emerge quando Hall ricorda la morte della figlia adolescente in un incidente nautico. Il riferimento alla vita del regista è evidente: nel 1986 Coppola perse il figlio Gian-Carlo in un incidente con un motoscafo.

In quel momento Twixt cambia improvvisamente peso. I bambini morti, la ragazza fantasma, Poe e il bisogno di inventare una nuova storia sembrano convergere verso un’unica origine: una perdita che non può essere riscritta. La scena funziona perché Coppola abbandona per qualche minuto l’ironia e lascia affiorare un dolore privo di protezioni.

È anche il punto in cui il film rivela il proprio limite più grave. Una confessione così intima richiederebbe una struttura capace di sostenerla. Twixt, invece, torna rapidamente ai vampiri, alle battute e a una conclusione grottesca che sembra appartenere a un’altra opera.

Il lutto non riorganizza la narrazione: la interrompe. Le parti più solenni mostrano quanto il progetto sia personale; quelle comiche sembrano spesso un modo per allontanarsi proprio dalla verità che il film ha appena raggiunto.

Twixt non è un film privo di interesse, ma un’opera che continua a suggerire una versione migliore di se stessa. Il ritorno all’horror, all’autoproduzione e alla libertà degli esordi restituisce a Coppola il piacere di inventare senza la pressione del prestigio, ma non il controllo necessario per trasformare quelle intuizioni in una forma compiuta.

Le immagini, la prova di Kilmer e il dolore autobiografico possiedono una forza reale. A mancare è il legame capace di farli appartenere allo stesso film. Il gotico non riesce a contenere il melodramma, la commedia indebolisce la tragedia e la sperimentazione rimane separata dal racconto.

Coppola torna così alle proprie origini come uno dei fantasmi che popolano Swann Valley: riconoscibile, carico di ricordi e ancora capace di apparizioni sorprendenti, ma impossibilitato a recuperare pienamente la voce che aveva trasformato mezzi limitati in un linguaggio preciso.

Twixt affascina quando si abbandona ai sogni e ferisce quando lascia emergere il lutto. Tutto ciò che sta nel mezzo rimane però troppo incerto per dare forma a una vera rinascita.

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