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Riflessione | Cinema vs. coronavirus (Part I): come cambierà l’intrattenimento

23/03/2020 news di Redazione Il Cineocchio

Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di provare a leggere il delicato momento, per capire cosa potrebbe succedere alla fine dell'emergenza

cinema vuoto

L’emergenza coronoviarus (o COVID-19) dell’ultimo mese ha senza dubbio stravolto anche il mondo del cinema. Probabilmente avrete letto delle iniziative della Universal Pictures di anticipare la sua tipica finestra distributiva (tre mesi) per rendere immediatamente disponibili al pubblico in VOD alcune importanti uscite come L’uomo invisibile, The Hunt (la recensione), Emma (peraltro già uscito su CHILI anche in Italia senza passare dalle sale) e Trolls: World Tour. Anche la Warner Bros. per Birds of Prey (la recensione), la Sony per Bloodshot e la Disney con Onward hanno adottato simili provvedimenti per provare a limitare i danni di uscite cinematografiche per alcuni titoli significativamente ridotte per numero di giorni. (La situazione per l’Italia, dove quasi tutti i film citati sono ancora inediti, non è data sapersi)

Onward - Oltre la Magia film 2020Come sappiamo la distribuzione nei cinema è però una specie in via di estinzione da oltre un decennio. Il modello di business usato per anni prevedeva che un dato rimanesse in cartellone per svariate settimane e, più a lungo veniva proiettato con successo, più la sala dov’era proiettato guadagnava, in aggiunta ai guadagni primari derivanti dalla vendite di pop-corn e bibite e degli spazi pubblicitari che precedono l’inizio del film. Tuttavia, il modello di business è cambiato, fino al punto in cui tutto ciò che contava era il weekend di apertura, con la fetta di entrate per le sale sensibilmente ridotta. Quindi, gli studi di Hollywood hanno continuato a spingere per accorciare la finestra di permanenze dei film nei cinema, perché un film che non sia disponibile per il VOD o l’home video il più presto possibile significa introiti persi. Non bastasse, a dare un ulteriore colpo ci si sono messi nuovi competitor come Netflix, con le grandi catene di multiplex americane che si sono rifiutate di distribuire titoli come The Irishman (la recensione), una decisione che ha spinto il colosso dello streming a comprarsi i suoi personali cinema. Infine, la fine del Paramount Consent Decrees, che ha impedito per anni agli studios di acquistare le sale cinematografiche, significa adesso la possibilità che le catene perdano potenzialmente i titoli più appetitosi e latori di denaro di studi come la Disney, proprietari delle proprie sale in cui mostrano in esclusiva i propri blockbuster.

Se sommiamo tutti questi attacchi, ‘usare’ il coronavirus per accorciare definitivamente le finestre di distribuzione sembra quindi l’ultimo chiodo nella bara delle sale tradizionali, che non hanno la minima idea di come affrontare un panorama cinematografico in così brusca evoluzione. Ma alla fine di queste settimane di cinema chiusi, gli spettatori si saranno irrimediabilmente adattati allo status quo, avendo scelto di aderire nel frattempo alle decine di offerte delle più svariate piattaforme, oppure avranno ancora il bisogno di uscire a socializzare e vedersi un film su un bel maxischermo?

Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori cosa pensano della situazione e soprattutto del futuro dell’intrattenimento. Cominciamo coi primi due.

vin diesel bloodshot filmGianluigi Perrone (CEO Polyhedron VR Studio China)

La prima cosa a cui ho pensato con il montare dell’affaire virus già qui in Cina è stato “e Cannes?“. Perché poi si inizia a preparare da prima. Sarebbe stato il quarto anno in cui avrei tenuto la conferenza Immersive China nell’area per la realtà virtuale, e ovviamente devi parlare con gli organizzatori e con gli sponsor e speaker molto prima. Quest’anno poi ci sarebbe stata una novità. Un’area ancora più grande per la VR e un premio che punta ad essere prestigioso quanto Venezia o il Sundance. Quindi noi a Polyhedron VR Studio avevamo anche ansia di portare qualcosa di valido perché non è che possiamo non vincere. Già quando il virus impazzava in Cina qualche mese fa, mi sono chiesto come fosse possibile fare il mercato senza l’apporto economico di Cina, Corea (nell’anno dell’Oscar) e Giappone. Quando si è trasmesso in Italia e poi in tutto il mondo, con i set bloccati: apriti cielo. Eppure fino all’ultimo hanno tenuto duro. Annullare Cannes vuol dire una serie di eventi a cascata. Tutti infausti. Data la natura turistica dell’evento, il clima, e quindi la stagione estiva, è obbligatoria. Molti titoli sarebbero costretti o a rimandare l’uscita o a uscire senza mantenere la promessa agli investitori di avere la Palma per la selezione. Poco importa, perché tanto non si sa quando si esce.

Sinceramente non credo che, finita l’emergenza, si faticherà a portare la gente al cinema. Una soluzione è quella adottata da alcuni di fare una scacchiera dei posti a sedere dove uno su tre sono disponibili, in modo da tenere la distanza. Il giorno in cui scrivo, 18 Marzo, i cinema riaprono timidamente in Cina. Quindi la chiusura è stata di due mesi. Il problema sono le riprese. Durante le mie 5 settimane in Italia, dopo le prime 2 di quarantena, ho iniziato a girare Spillover, un fanta-thriller proprio sull’epidemia che vedrà anche riprese in Cina. Qui a Pechino, mentre faccio altre 2 settimane di quarantena, lavoro per la pre-produzione e mi sono informato sulle regole per girare durante coronavirus, che probabilmente verranno adottate worldwide. A parte la mascherina obbligatoria, sono tutti limiti a cui sono abituato: troupe ed equipment ridotti, tempistiche lente.

sala cinema netflixOra, chi ne soffre di una situazione del genere sono in particolare i blockbuster. I piccoli film non rischiano troppo e per piccoli intendo anche lo standard italiano, che può semplicemente trovare una scusa nella nuova regolamentazione per lasciare a casa un po’ di maestranze inutili. Negli States non è così per via delle unions, e ne gioverà soprattutto chi si muoveva su territori produttivamente alternativi al vecchio sistema. In una parola: Netflix. Non è solo vero che il VOD ne gode perché la gente deve stare a casa. Dopotutto, anche Netflix ha stoppato le riprese di ogni cosa. La piattaforma ‘kamikaze’, come amo chiamarla per la loro impronta finanziaria, aveva innescato una serie di sistemi per rivoluzionare il modello degli studios. Uno tra questi è stato la serie animata Love, Death & Robots (la recensione). Già girare un Cinecomic in studio, nel green screen, toglie un bel po’ di seccature e di rischi alle produzioni. É chiaro che per l’animazione hai bisogno solo di tanta gente seduta davanti al PC. Questo favorisce tutta l’animazione in generale. LA&R però portava in alcuni episodi il fotorealismo a livelli di “chi ha bisogno dell’attore vero?”. Ok, nella motion capture c’è qualcuno, ma se l’attore muore di Covid-19 puoi sempre rimpiazzarlo. Infatti la grave perdita ora è che Tom Cruise, un uomo che ha il reddito pro capite di uno staterello, e tenerlo a casa è un notevole danno.

Naturalmente si spera che la pandemia non duri così a lungo da rivoluzionare il sistema, ma sicuramente molti correranno ai ripari verso una modernizzazione del mezzo cinematografico. In breve, il coronavirus velocizza alcuni cambiamenti tecnologici che erano in nuce già da tempo, e chissà per quale incredibile coincidenza avviene nell’anno del 5G, dal paese che lo domina maggiormente.

Francesco Chello (redattore)

L’altro giorno ho visto la tabella di un cinema americano, il cui gestore aveva scritto una frase che mi è rimasta impressa. “Cinema closed until real life doesn’t feel like a movie“, ovvero “il cinema resterà chiuso finché la vita reale non smetterà di sentirsi come un film”. Tremendamente vero. Una delle affermazioni che mi sta capitando spesso di ascoltare / leggere in questo delicatissimo momento storico, è ‘sembra di essere in un film’. Come se Lenny Nero ci avesse venduto una delle sue clip, catapultandoci in uno di quei titoli di un filone cinematografico sempre prolifico come quello pandemico. Il virus, l’epidemia, il lockdown, le vittime, il dramma. Tutto reale. Purtroppo.

best-streaming-serviceNon starò qui a tediarvi con argomenti che riempiono le nostre giornate 24/7, ma nemmeno fingerò che non esistano. Per quanto qualcuno possa ritenerla retorica, trovo sia responsabilità di tutti diffondere un messaggio. Siamo qui per parlare di cinema, e lo faremo, ma solo dopo aver chiarito la sua funzione in questo momento. Oggi più che mai, il cinema è evasione, distrazione, intrattenimento, passione. Se siete tra quelli che possono attendere tempi migliori in stato di semi quarantena beh, ritenetevi fortunati. Il consiglio è di vivere la noia come un privilegio, siate grati di potervi annoiare. E di non essere in trincea a combattere (come i veri eroi da celebrare) o, peggio ancora, di non trovarsi a fare i conti con questo bastardo di un virus. Il cinema che diventa ancora di più una valvola di sfogo, un modo per staccare momentaneamente la spina da una realtà angosciante, concedersi una parentesi di un sogno prima di tornare responsabilmente e con i piedi per terra in quell’incubo in cui siamo finiti attualmente e da cui, tutti insieme, dobbiamo tirarci fuori. Per cui, anche noi ci uniamo al #restateacasa, abbracciate quella noia che in questo momento vuol dire sicurezza, e magari esorcizzatela svagandovi col cinema che tanto amiamo.

Un cinema che, come tutti i settori, deve fare i conti con questo evento nefasto. Quello su cui proviamo a ragionare oggi, sono proprio le eventuali conseguenze del coronavirus sul movie business. Perché se per noi appassionati, il cinema resta una porta sull’immaginazione, nella realtà (e per gli addetti ai lavori) resta pur sempre un’industria. E come tale bisogna considerarla. Un’industria che muove una mole abnorme di denaro, interessi e lavoratori, e che come altre deve (e dovrà) tentare di salvaguardarsi e fare i conti con una situazione difficile.

In questo periodo sappiamo di piattaforme streaming che regalano periodi gratuiti o concedono una forte scontistica, così come alcuni studios hanno deciso di anticipare i tempi di uscita dell’home video per quei titoli per i quali era troppo tardi posticipare l’uscita in sala. Gesti che l’utente finale percepisce come ‘caritatevoli’ (virgolette super d’obbligo), ma che nascondono vere e proprie strategie di marketing per attutire il danno e, contestualmente, effettuare una ‘semina’ ed una fidelizzazione del cliente in funzione futura. A mio parere, il coronavirus non stravolgerà le dinamiche di un’industria come quella cinematografica, bensì accelererà una serie percorsi e mutazioni già abbondantemente avviati. Il cinefilo da sala resterà tale, e mi riferisco all’appassionato fedele che va al cinema una volta (se non di più) a settimana e non perde nemmeno un titolo tra quelli di suo interesse; una categoria che già adesso avverti in astinenza e che alla riapertura si rifionderà in sala come e più di prima.

pirateria filmLe conseguenze della pandemia potrebbero vedersi su quella fetta di pubblico che per una serie di esigenze e variabili assortite si stava già spostando considerevolmente sul cosiddetto ‘cinema a casa’, nonché sullo spettatore ‘occasionale’, quello che già prima – potendo scegliere – preferiva la comodità e la privacy della propria abitazione, e recarsi in sala sporadicamente; in questi casi, il periodo influirà sicuramente su preferenze e scelte spostando ancora di più l’ago della bilancia su streaming legale, Pay tv ed home video.

Ho specificato legale perché, chiaramente, un fenomeno da non sottovalutare è quello della pirateria, che in questo frangente potrebbe vedere intensificare il proprio parco spettatori, aprendo un mondo anche a chi magari prima non ne faceva uso. In questo senso, alcune campagne distributive potrebbero rivelarsi un clamoroso autogol se gestite nel modo sbagliato; penso, ad esempio, alla sopracitata Universal che lancia il noleggio de L’Uomo Invisibile solo su territorio americano, solleticando inevitabilmente la curiosità dello spettatore straniero. Per combattere il fenomeno, le major (ma non solo) dovrebbero finalmente arrivare alle tanto agognate distribuzioni in contemporanea mondiale, come già avviene su molti titoli e chissà che dopo tutta questa storia non si possa andare totalmente in quella direzione. Ad ogni modo, qualunque sia la sua evoluzione, l’augurio è che il cinema torni presto ad essere una semplice fuga dalla routine quotidiana e non un modo per combattere l’angoscia. Vorrà dire aver finalmente visto scorrere i titoli di coda su questo brutto film in cui siamo finiti.

Continua … (la seconda parte)

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