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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Sanguine , uscita: 28-10-2026. Regista: Marion Le Corroller.

Sanguine, recensione: l’horror francese trasforma lo stress sul lavoro in un incubo di sangue e carne

19/10/2026 recensione film di Sabrina Crivelli

Marion Le Corroller firma un esordio feroce e disturbante, che attraverso la metamorfosi fisica di una giovane specializzanda denuncia le pressioni di un sistema lavorativo disumano

sanguine film 2026

Sono davvero le nuove generazioni a essere meno preparate ad affrontare le difficoltà, oppure è il mondo degli adulti a pretendere troppo da chi muove i primi passi, fino a spremerlo e spingerlo oltre ogni limite? È da questo interrogativo che prende le mosse Sanguine, esordio nel lungometraggio della regista francese Marion Le Corroller, presentato al Festival Internazionale del Cinema Fantastico di Sitges 2026, dove ha conquistato il premio per il miglior film.

Tutti ricordiamo il nostro primo impiego, l’ansia di dimostrare di essere all’altezza, la paura di sbagliare e la fatica di adattarsi a responsabilità fino a quel momento sconosciute. Per alcuni è un’esperienza stressante, per altri un vero e proprio shock. Con il tempo, però, si impara, si acquisisce sicurezza e ciò che inizialmente sembrava insormontabile diventa parte della quotidianità. Ma cosa succede quando le richieste continuano a crescere, gli errori non sono ammessi e ogni tentativo di dimostrare il proprio valore comporta un sacrificio sempre maggiore?

Margot (Mara Taquin) lo sperimenta letteralmente sulla propria pelle. È una giovane specializzanda in uno degli ospedali universitari più esigenti di Francia, dove i turni sono massacranti, le ore di studio sembrano infinite e la pressione non concede tregua. Il pronto soccorso è un banco di prova continuo, nel quale ogni errore può costare una vita e i pazienti si susseguono a ritmo frenetico. A rendere la situazione ancora più insostenibile ci pensa una caporeparto inflessibile, interpretata da un’algida e perfida Karine Viard, che sembra determinata a mettere alla prova la resistenza della ragazza fino al punto di rottura.

Quando una misteriosa paziente incinta viene ricoverata con un’inspiegabile eruzione cutanea e gravi disturbi del sonno, per Margot comincia un calvario personale: dopo essere entrata in contatto con la donna, anche la giovane specializzanda inizia a manifestare i sintomi dello stesso inquietante male.

Sanguine si inserisce nel solco tracciato da alcuni dei più riusciti esempi recenti di body horror, come Raw – Una cruda verità di Julia Ducournau e The Substance di Coralie Fargeat. In tutti e tre i film, la degenerazione del corpo diventa la manifestazione visibile e viscerale di un conflitto interiore, ma anche delle pressioni esercitate sull’individuo dalla società. Che si tratti del traumatico passaggio all’età adulta raccontato da Ducournau, della paura di invecchiare e dell’impossibilità di accettare il proprio declino in Fargeat, oppure dell’ingresso in un mondo del lavoro che pretende di spremere ogni energia dai suoi membri in Sanguine, l’orrore fisico assume una precisa valenza sociale. Il corpo si trasforma così nel terreno su cui si manifesta la violenza delle aspettative collettive, fino a consumarsi e deformarsi nel tentativo di conformarsi a modelli imposti dall’esterno e ottenere l’accettazione degli altri.

Al centro del racconto si sviluppa lo scontro tra Mara Taquin e Karin Viard, che incarnano i due poli di una società ipercompetitiva, nella quale l’identità dell’individuo sembra coincidere sempre più con la professione che esercita, soprattutto in un ambito come quello medico, dove il sacrificio personale viene spesso considerato parte integrante del mestiere.

Da una parte, la giovane specializzanda ancora alla ricerca del proprio posto, disposta a tutto pur di dimostrare il proprio valore; dall’altra, una superiore inflessibile, espressione di un sistema che ha interiorizzato la sopraffazione come metodo di formazione. Le due attrici restituiscono con efficacia questa contrapposizione, rendendo palpabile il crescendo di tensione, terrore e angoscia che accompagna la discesa di Margot nell’incubo. A fare da cassa di risonanza intervengono Sami Outalbali e Kim Higelin, nei ruoli rispettivamente di Louis e Pauline, che rappresentano ulteriori sfumature dello stesso microcosmo lavorativo disfunzionale, nel quale ambizione, competizione e istinto di sopravvivenza finiscono per confondersi.

La riflessione sociologica non è tutto, però. Sanguine è soprattutto un body horror agghiacciante, che fa della progressiva degenerazione fisica e psicologica della protagonista uno dei suoi maggiori punti di forza. Il corpo di Margot comincia letteralmente a trasudare sangue, mentre sulla pelle affiorano raccapriccianti escrescenze rossastre, dagli evidenti echi cronenberghiani.

Al disgusto e al dolore fisico si accompagna un’angoscia crescente, che tuttavia non riesce a soffocare la determinazione della ragazza. In lei convivono la disperazione di chi assiste impotente al disfacimento del proprio corpo e la freddezza analitica di un medico che cerca di comprendere ciò che le sta accadendo. Margot è talmente ossessionata dall’obiettivo di diventare medico da essere disposta a sacrificare tutto, persino la propria salute, pur di dimostrare di esserne all’altezza.

Con un finale che lasciamo allo spettatore il piacere di scoprire, Sanguine si chiude su una nota tanto ambigua quanto paradossale, senza offrire facili risposte agli interrogativi sollevati, regalandoci un horror che riesce a far riflettere, disgustare ed emozionare allo stesso tempo.

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