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6/10 su 33 voti. Titolo originale: Спутник , uscita: 10-09-2020. Regista: Egor Abramenko.

Sputnik | La recensione del film horror russo di Egor Abramenko

27/08/2020 recensione film di William Maga

Il regista esordisce dietro alla mdp con un'opera solo apparentemente derivativa

sputnik film russia 2020 horror

Potremmo nominare cinque film francesi usciti l’anno scorso; lo stesso con film coreani, cinesi, tedeschi, svedesi e spagnoli. Tuttavia, nonostante sia il paese più grande della Terra per massa continentale, probabilmente non saremmo in grado di menzionare cinque film russi esportati con successo in Europa o negli Stati Uniti negli ultimi cinque anni. Stranamente arduo al pari delle delicate relazioni politiche intercontinentali, il cinema russo non viene infatti particolarmente esplorato nel resto del mondo, ma ciò non significa che quell’industria cinematografica non produca lavori interessanti. Se è vero che è praticamente impossibile vederne uno nel circuito delle sale (salvo per autori ‘da Festival’ come Andrej Končalovskij o Aleksandr Sokurov), ci sono piccoli distributori che si attivano per portare al pubblico in giro per il mondo i progetti ‘di genere’ ritenuti più meritevoli di attenzione, come Guardians – Il risveglio dei guardiani (la recensione) o Attraction (la recensione). L’ultimo caso in tal senso è ora Sputnik (Спутник) dell’esordiente Egor Abramenko.

Sputnik (2020) film posterAmbientato nella Russia dell’era sovietica nel 1983, Tatyana Klimova (Oksana Akinshina) è una psicologa sotto esame per presunto comportamento non etico verso un paziente nel tentativo di curare le loro violente convulsioni. Quando la sua carriera professionale sembra finita, le viene data l’opportunità dal colonnello Semiradov (Fyodor Bondarchuk) di offrire la sua opinione di esperta su un cosmonauta (Pyotr Fyordorov) dopo il suo ritorno dallo spazio a seguito di un catastrofico incidente. Dopo aver viaggiato in una struttura segreta nel Kazakistan sovietico, Tatyana percepisce dapprima un forte disturbo da stress post-traumatico nel soggetto, ma presto inizia a scoprire certi oscuri segreti all’interno della struttura governativa, che non conserva soltanto il cosmonauta, ma anche la forma di vita aliena che ha riportato con sé dallo spazio.

Sputnik non è così scarno e derivativo come sembrerebbe sulla carta, ma adotta un approccio compassato a un titolo appartenente a un sottogenere del fanta-horror che solitamente si mostra più ‘diretto’ e senza grandi fronzoli. Il film assomiglia in qualche modo sia ll remake di Suspiria di Luca Guadagnino (la recensione), poiché la sua estetica dai toni neutri dell’era sovietica si appoggia pesantemente all’idea di immergere lo spettatore in un mondo di disordini politici, che ad Arrival di Denis Villeneuve (la recensione), con la sua attenzione per le sequenze più lente e prolungate nella ricerca del dialogo per comprendere l’insondabile attraverso la connessione emotiva e l’innovazione scientifica. Tuttavia, Sputnik è tutt’altro che un gioco di mera imitazione; piuttosto, prende gli elementi forti di detti film e li plasma secondo la sua personale visione selvaggia come atto finale del film. Può sembrare un po’ scollegato dal finale troppo lungo del film, ma il viaggio vale ogni momento precedente.

Le tre principali interpretazioni al centro di Sputnik – Akinshina, Bondarchuk e Fyodorov -, forniscono tutte una grande profondità e intensità che descrivono sapientemente ogni personaggio. Sarebbe potuto essere incredibilmente facile per gli sceneggiatori Oleg Malovichko e Andrei Zolotarev inscatolare ogni personaggio in un certo archetipo, ma – piuttosto – scelgono di allargare la base della simpateticità verso ciascuno dei protagonisti e le loro motivazioni oltre il livello superficiale. Lo script non sovverte completamente la tipica struttura protagonista / antagonista, ma trova e vive nell’area grigia che fornisce al pubblico una lotta psicologica per comprendere i personaggi e le loro azioni.

E poi c’è il vero orrore. Sebbene sia abbastanza ovvio che la creatura principale al centro di Sputnik sia stata creata con effetti visivi digitali, è uno di quei rari momenti in cui non sembra del tutto artificiale a portarci fuori dal film. A differenza di qualcosa di simile ad Alien, dove i personaggi sono vicini e direttamente coinvolti con la creatura, c’è sufficiente distanza in Sputnik da garantire sia agli attori che agli artisti degli effetti speciali un separazione del rispettivo lavoro, rendendo così il mondo fisico vs. digitale molto più fluido.

Sputnik (2020) filmTuttavia, non è necessariamente doveroso classificare Sputnik come un film “spaventoso”, almeno non nel senso tradizionale. Teso? Sì. Violento? Assolutamente. Orrorifico? Puoi scommetterci. Ma fa paura? Non necessariamente. L’opera prima di Egor Abramenko si sviluppa infatti per così tanti minuti con un focus ‘teatrale’ così definito da sembrare più un thriller drammatico con un tocco fantascientifico che altro. Emergono alcune incongruenze narrative nell’atto finale, col film che tenta di diventare un horror al 100% prima di tornare alla sua base drammatica, il che lo porta a sembrare un po’ incompleto, ma i suoi effetti sono generalmente trascurabili alla luce dell’esperienza nel suo complesso.

Ed è questo che Sputnik offre in abbondanza: un’esperienza. Un’esperienza che sarebbe stata auspicabile all’interno di un cinema con una qualità dell’immagine e del suono impeccabili, ma che, visto come va il mondo, nemmeno da casa perde troppo mordente. Usa lo scheletro di un film fanta-horror per creare un thriller drammatico a combustione lenta che esplora tanto la burocrazia dell’era sovietica in Russia quanto una forma di vita extraterrestre che provoca il caos in una struttura segreta in Kazakistan. Con effetti speciali più che dignitosi, una scrittura esperta e ottime interpretazioni da parte del cast, il primo lungometraggio di Egor Abramenko mette in mostra un talento da tenere d’occhio, augurandosi che gli vengano offerte adeguate possibilità nei prossimi anni.

Di seguito il trailer internazionale di Sputnik:

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