Su Netflix il sequel di Braveheart con Chris Pine: cosa c’è di vero e cosa è pura finzione?
28/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Su Netflix si può trovare il sequel di Braveheart, Outlaw King con Chris Pine. Tratto da una storia vera, capiamo i fatti storici e quelli di finzione.

Sei settimane prima di cingere la corona scozzese nel marzo del 1306, Robert Bruce commise un omicidio che avrebbe cambiato per sempre il destino della Scozia. Non fu un delitto qualunque, ma un assassinio premeditato nel luogo più sacro possibile: una chiesa. La vittima era John Comyn, detto il Rosso, il suo principale rivale politico. Il pretesto era discutere di affari che li riguardavano entrambi, ma la realtà si rivelò ben diversa.
La figura di Robert Bruce rimane una delle più controverse della storia scozzese. È stato dipinto alternativamente come un patriota la cui perseveranza assicurò l’indipendenza della sua nazione e come una figura più oscura, animata da ambizioni pericolose e da un senso di lealtà quanto meno traballante. A differenza di William Wallace, l’eroe di Braveheart eternamente celebrato come difensore disinteressato della libertà scozzese, Bruce è un politico di successo con le mani sporche di sangue.
Il film Netflix Outlaw King, diretto da David Mackenzie e interpretato da Chris Pine, rappresenta uno dei primi grandi adattamenti cinematografici della storia di Bruce. Il film riprende dove Braveheart si era fermato, seguendo la caduta di Wallace e la successiva ascesa di Bruce durante gli anni centrali della Prima Guerra d’Indipendenza Scozzese. Mackenzie stesso ammette la complessità del personaggio: “È un eroe complicato. Arriva a metà strada verso il suo obiettivo assassinando qualcuno in una chiesa. Fa parte dell’uno per cento. Non è un eroe facile da presentare come ‘il nostro uomo del popolo’“.

Per comprendere come Bruce sia arrivato a quel momento cruciale, bisogna tornare indietro alla crisi di successione che innescò la Prima Guerra d’Indipendenza Scozzese. Quando Alessandro III, re di Scozia, morì improvvisamente nel 1286, il trono passò alla nipote tredicenne Margherita di Norvegia. Mai ufficialmente incoronata, morì inaspettatamente quattro anni dopo, scatenando una battaglia fratricida. Dopo quasi 10 anni di conflitti, Edoardo I d’Inghilterra costrinse la nobiltà scozzese a giurargli fedeltà, erodendo la sovranità del paese e trattando la Scozia come un territorio feudale. Indignati, gli scozzesi formarono un’alleanza separata con la Francia nel 1295 e attaccarono la città inglese di Carlisle l’anno successivo.
La rappresaglia di Edoardo fu brutale. Durante questi primi anni di guerra, Bruce e suo padre si schierarono con gli inglesi. Il giovane Robert aveva prestato servizio nella casa reale inglese e probabilmente voleva convincere Edoardo che il clan Bruce aveva dimenticato le proprie ambizioni al trono. Ma nel 1297, un Bruce sempre più disilluso spostò la sua fedeltà verso il ribelle scozzese William Wallace. La sconfitta nella Battaglia di Falkirk nel 1298 segnò la fine non ufficiale della campagna di Wallace, che si dimise da Guardiano di Scozia e divenne un fuggitivo. È proprio da questo punto che parte Outlaw King, con il movimento indipendentista apparentemente finito e Bruce che deve decidere quale strada prendere.
Contrariamente alla rappresentazione romantica del film, la trasformazione di Bruce da figura incredibilmente inetta a leader straordinario fu lenta e tortuosa. Per anni oscillò tra fedeltà agli inglesi e sostegno alla causa scozzese, guadagnandosi una reputazione di opportunista. Il suo matrimonio con Elizabeth de Burgh nel 1302, figlia di un potente conte anglo-irlandese, consolidò ulteriormente i suoi legami con l’establishment inglese.

L’assassinio di Comyn nel 1306 fu quindi uno spartiacque. Quel gesto disperato lo costrinse a fare una scelta definitiva: o conquistare il trono o morire come traditore. Bruce si fece incoronare re di Scozia poche settimane dopo, in una cerimonia frettolosa celebrata dal vescovo amico Robert Wishart, che gli concesse l’assoluzione per il crimine. A incoronarlo fu Isabella MacDuff, moglie dello stesso Comyn, una figura massicciamente importante nella storia scozzese che il film riduce a una semplice comparsa.
Outlaw King comprime questa cronologia complessa in un arco narrativo di pochi anni, tra il 1304 e il 1307, fondendo eventi e semplificando personaggi per necessità narrative. Il film salta alcune realtà scomode: Bruce era già sposato con Elizabeth nel 1302, non nel 1304 come suggerisce la pellicola, e le battaglie che seguirono la sua incoronazione si trascinarono per oltre un decennio, non si risolsero in rapida successione. Alcune figure cruciali sono relegate a comparse o eliminate del tutto, mentre altre vedono le loro storie confluite in quelle dei protagonisti principali.
Ma cosa altro si può pretendere da un film “ispirato” a eventi reali? Qualcosa di più fedele alla storia sarebbe semplicemente un documentario. Outlaw King fa un buon lavoro nel rappresentare accuratamente gli eventi principali della vita di Robert Bruce, anche se lo fa comprimendo molto per effetto drammatico. Il film riesce però a catturare l’essenza della sua trasformazione: da nobile ambiguo e opportunista a leader determinato, da assassino scomunicato a re che conquistò l’indipendenza per il suo popolo.
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