The Bayou sembra Cocainorso nelle paludi: qui a impazzire per la droga sono gli alligatori
27/09/2026 news di Stella Delmattino
Un incidente aereo lascia un gruppo di ragazzi intrappolato nelle paludi, dove un laboratorio clandestino ha trasformato i predatori locali in una minaccia ancora più feroce

Dopo l’orso strafatto di cocaina, perché non provare con degli alligatori sotto l’effetto della metanfetamina? È difficile trovare una descrizione più efficace di The Bayou, creature feature del 2025 che prende una delle idee più assurde rese popolari da Cocainorso e la trasferisce in una palude infestata da rettili.
Il film diretto da Taneli Mustonen e Brad Watson non perde molto tempo a spiegare come sia potuta accadere una cosa simile. Durante un raid della DEA in un laboratorio clandestino, alcuni produttori di droga scaricano nell’acqua barili di metanfetamina liquida. La contaminazione ha conseguenze immediate sulla popolazione locale di alligatori, che diventa decisamente più aggressiva.
È proprio in quella zona che precipita il piccolo aereo sul quale viaggiano Kyle (Athena Strates) e i suoi compagni. Sopravvivere allo schianto è soltanto l’inizio: isolati in mezzo all’acqua, i ragazzi scoprono rapidamente che qualcosa li sta cacciando.
Prima di The Bayou c’era già stato un alligatore strafatto di meth
La cosa più curiosa è che The Bayou non è nemmeno il primo film ad aver pensato di applicare agli alligatori la formula resa popolare da Cocainorso. Nel 2023 The Asylum aveva già realizzato Methgator, nato proprio sull’idea di un alligatore reso ancora più pericoloso dalla metanfetamina.
La differenza è soprattutto nel tono. Methgator abbracciava apertamente la propria natura parodistica, mentre The Bayou prende un punto di partenza quasi identico e prova invece a trasformarlo in un vero survival horror.
Kyle sta infatti viaggiando con le ceneri del fratello Jamie, che vuole disperdere in un luogo per lui importante. Accanto a lei ci sono i personaggi interpretati da Madalena Aragão, Elisha Applebaum, Mohammed Mansaray e Tayla Kovacevic-Ebong. Al massacro annunciato si sovrappone così una storia di lutto e senso di colpa trattata con molta più serietà di quanto l’espressione “alligatori sotto metanfetamina” potrebbe far immaginare.
La Louisiana di The Bayou è in realtà nelle Filippine
C’è poi un piccolo inganno cinematografico dietro alle paludi del film: The Bayou non è stato girato in Louisiana. Anzi, l’intero film è stato realizzato nelle Filippine.
La società Epicmedia, che ha fornito i servizi di produzione, ha utilizzato location locali per ricreare paludi, aree urbane, distributori di benzina e stabilimenti industriali americani. La lavorazione filippina non si è però limitata a trovare qualche specchio d’acqua sufficientemente minaccioso.
La troupe locale si è occupata anche della fabbricazione degli aerei utilizzati sul set, degli stunt, degli effetti pirotecnici, dei sistemi idraulici e del puppeteering. Parte della fisicità degli attacchi nasce quindi da elementi costruiti e manipolati realmente davanti alla macchina da presa, combinati poi con gli alligatori realizzati digitalmente.
L’effetto non è sempre invisibile, ma aggiunge un livello curioso a un film che cerca di vendere allo spettatore una Louisiana ricostruita a migliaia di chilometri di distanza.
E c’è un problema: le “Everglades della Louisiana” non esistono
La finzione geografica produce anche uno degli aspetti più bizzarri dell’intera operazione. La sinossi ufficiale americana descrive infatti i protagonisti come dispersi nelle “Louisiana Everglades”.
Peccato che le Everglades siano in Florida.
La Louisiana possiede naturalmente enormi zone paludose, bayou e acquitrini, ma non le Everglades. L’errore è finito anche tra le incongruenze segnalate dagli spettatori, insieme a un dettaglio ancora più difficile da nascondere: in alcune inquadrature compaiono montagne sullo sfondo, elemento piuttosto insolito per il paesaggio pianeggiante della Louisiana.
Da Lo squalo a Crawl, passando per Cocainorso
Sotto tutta questa follia, The Bayou appartiene comunque a una tradizione molto più antica. Il cinema ha trasformato praticamente qualsiasi animale in una macchina assassina e gli alligatori hanno già avuto i loro momenti di gloria con film come Alligator, Lake Placid e, più recentemente, Crawl.
Mustonen e Watson aggiungono semplicemente una spiegazione adatta all’era post-Cocainorso: se il predatore non è abbastanza pericoloso, basta contaminarlo con qualcosa che lo renda ancora più incontrollabile.
Il risultato dura appena 87 minuti e non pretende di reinventare il creature feature. Incidente aereo, laboratorio di meth, paludi ricostruite dall’altra parte del mondo e rettili fuori controllo sono già un programma sufficientemente preciso.
E forse la cosa più sorprendente di The Bayou è proprio questa: parte da un’idea che sembra concepita come una battuta – alligatori strafatti di metanfetamina – e prova a raccontarla quasi completamente a volto serio.
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