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Dossier | Rosso Natale: il cinema horror delle feste, dagli anni ’70 a oggi (parte 5)

di Jayenne

Il decennio ancora in corso ci presente un sottogenere ancora florido, con titoli dalla qualità più che discreta

Anni 2010: l’unica cosa da mettere sotto l’albero è ancora una volta il terrore

Siamo arrivati infine ai nostri giorni, dove è curiosamente la figura del Babbo Natale in chiave dark e soprannaturale a essere assoluta protagonista di molti dei film di cui vi andrò a parlare.

Partiamo con una pellicola finlandese del 2010 diretta e sceneggiata dall’esordiente – all’epoca – Jalmari Helander intitolata Trasporto Eccezionale: Un Racconto di Natale (Rare Exports: A Christmas Tale). Il titolo del film è curioso e si riferisce sia al rinvenimento del demone Babbo Natale nei ghiacci all’inizio, sia alla compagnia di spedizioni di Babbi Natale che i protagonisti fondano alla fine. All’origine ci sono due cortometraggi diffusi online dal regista, uno nel 2003 e l’altro – a seguito del grande successo – nel 2005, che ponevano l’attenzione su un Babbo Natale alternativo. L’ottima risposta del pubblico ha quindi convinto i finanziatori e portato Helander a girare un lungo da 84 minuti con un budget di quasi 2 milioni di euro (l’incasso globale alla fine è stato di oltre 4 milioni). Il film affonda le sue radici nei miti pre-cristiani relativi all’omone panciuto del nord Europa. Una fiaba nera per adulti con protagonista un Babbo Natale inquietante e decisamente originale. La storia narra di un gruppo di uomini in Lapponia che riporta alla luce il corpo di quello che ritengono essere proprio il vero Babbo Natale (Peeter Jakobi), rimasto sepolto sotto il ghiaccio per anni. Da qui la storia prende una piega cupa e spaventosa, da vero e proprio film del terrore insomma. L’uomo pare essere ancora vivo e nei giorni seguenti vengono ritrovati i cadaveri di alcune renne trucidate e per di più i bambini cominciano a scomparire nel nulla. Una leggenda torna allora alla mente degli abitanti del posto, che dovranno far di tutto per fermare le cattive intenzioni del temibile essere. Protagonista è il piccolo Pietari (Onni Tomilla), orfano di madre e con un rapporto difficile con il burbero padre che di mestiere fa il cacciatore/ macellaio. Pietari passa il tempo con un suo amico coetaneo, con cui scopre traffici loschi da parte degli americani sulle montagne locali. Questo fatto innescherà nella mente del piccolo protagonista una voglia di avventura tra il reale e il magico. Nonostante non sia un film prettamente gore o crudele – non scorre una sola goccia di sangue -, i colpi di scena non mancano e le location naturali esterne funzionano a dovere. La bravura del regista è quella di aver saputo creare una storia inedita e credibile pur nella sua apparente assurdità. Trasporto Eccezionale funziona bene e la totale assenza di personaggi femminili dall’equazione (cosa incredibile visti i tempi che viviamo ora) non si fa sentire per nulla. La pellicola ha proprio l’obiettivo di fare a pezzi l’immagine classica a cui siamo abituati di Babbo Natale con relativi elfi cattivi a seguito, quindi vi consiglio vivamente di vederlo se ancora vi manca. Mai arrivato nelle nostra sale, potete però recuperarlo nel nostro idioma nel DVD e Blu-Ray della Sony Picture Home Entertainment.

Passiamo oltre, per raccontarvi di un altro film, questa volta olandese e ambientato ad Amsterdam, Sint il suo titolo (2010), diretto, sceneggiato e prodotto da Dick Maas (Amsterdamned). Un titolo divertente, ironico e altamente splatter. Non ha di per sé molta trama da elaborare, tanto meno effetti speciali clamorosi (il make-up risulta piuttosto “alla buona”), ma si fa apprezzare proprio per l’abbondanza di gore disseminato nei suoi 85 minuti. All’uscita portò con sé un’ondata di polemiche dovute ai poster promozionali disseminati per le strade di Amsterdam, perchè quella rappresentazione di Sint Niklas secondo i locali avrebbe potuto danneggiare l’immagine classica del Santo e rovinare le festività, provocando gravi traumi ai bambini. Le richieste di chi si lamentava non vennero però accolte, in quanto il volto deturpato del Santo non era molto visibile, per cui non direttamente associabile alla figura. La locandina in questione ebbe poi una sua rivincita morale, vincendo un premio dedicato agli artwork migliori. In ogni caso, la trama racconta appunto di Sint Niklas, un vescovo caduto in disgrazia nel Medioevo che vagabonda di villaggio in villaggio con la sua banda di ladri saccheggiatori, stuprando e uccidendo la popolazione locale. Stanca di vivere nel terrore, la gente a un certo punto si ribellò, appiccando il fuoco alla sua nave e così il malvagio uomo di chiesa e i suoi seguaci morirono atrocemente tra le fiamme. Leggenda vuole che ogni plenilunio lui tuttavia ricompaia in sella al suo cavallo pronto a una nuova carneficina e difatti, una notte del 5 dicembre (la notte di Sinter Klaas, cioè Santa Claus in Olanda, che si festeggia proprio quel giorno), lui e la sua banda ricompaiono dagli Inferi per vendicarsi crudelmente del torto subito. Pronto a ricacciarlo da dove è venuto è il poliziotto Goert (Bert Luppes), che da bambino ha visto la sua famiglia fatta a pezzi e da allora vive piuttosto male tale festività, attendendo con impazienza il momento il cui il malefico vescovo ritorni per poterlo contrastare una volta per sempre. Inedito del tutto nel nostro paese.

Facciamo quindi un salto fino al 2015 e precisamente al 30 novembre (data a me cara visto che è il giorno del mio compleanno, e sapere che ha coinciso con l’uscita di questa pellicola non può che farmi piacere) per parlarvi di Krampus – Natale non è sempre Natale, commedia horror co-scritta, co-diretta e co-prodotta da Michael Dougherty basata sulla figura del leggendario demone che pare, così si narra, sia una sorta di ombra cattiva di Santa Claus. Il Krampus, nelle leggende centro-europee, è raffigurato come una creatura cornuta che cattura i bambini cattivi e disobbedienti rubando le loro anime. Costato 15 milioni di dollari (e incassandone alla fine 65 milioni), diventa clamorosamente negli Stati Uniti il secondo film del box office nel primo fine settimana di proiezione, subito dopo Hunger Games – Il canto della rivolta, Parte II. Il risultato eccezionale porterà a un fiorire di sequel / rip-off tutti dimenticabili (Krampus The Christmas Devil del 2015, Krampus: Devil Returns e Krampus: The Reckoning del 2016, Krampus Unleashed e Mother Krampus del 2017) e addirittura a un fumetto prequel, Krampus: The Shadow of Saint Nicholas, accolto invece molto positivamente dalla critica. La storia si concentra su un ragazzino dall’animo sensibile (Emjay Anthony) che di fronte agli scontri tra i membri della sua famiglia durante il periodo natalizio finisce per voltare le spalle al Natale, decidendo di non crederci più. Questa scelta però non farà altro che alimentare le ire del Krampus, che deciderà di assediare la famigliola costringendola infine a riunirsi mettendo da parte i diverbi, in una lotta per la sopravvivenza comune. Krampus possiede elementi da commedia si, ma inquieta e parecchio anche, con picchi di cattiveria inaspettata che il regista provvede a elargire grazie a un crescendo di suspense. Horror intelligente e divertente, questa pellicola è ben riuscita sopratutto nella prima parte, dove con tono ironico vengono messi in luce tutti gli aspetti prettamente consumistici e ipocriti delle feste natalizie. Nella seconda parte si perde un po’ in continuità, perchè Dougherty non riesce a mantenere ficcante la dose di comicità, ma alcune sequenze cattivelle con una virata verso lo slasher più grottesco faranno senz’altro piacere agli amanti del genere! Il Krampus colpisce perchè è ambiguo, realistico e diretto e perchè anche i suoi perfidi aiutanti non sono da meno. Il risultato è una miscela di aspetti dark e comedy ben riuscita, che purtroppo per ragioni non proprio chiarissime non ha goduto di una distribuzione nei cinema italiani (è possibile che i futili motivi di tale scelta siano riconducibili alla mancanza di una tradizione specifica su questa creatura come in altri paese … peccato!). E’ stato comunque messo prima a catalogo da Netflix Italia e poi distribuito in home video sul nostro territorio. In definitiva, si tratta di un horror sul Natale, in cui il regista getta una feroce critica a tutto ciò che gravita attorno a suddetta festività, come il consumismo, l’ipocrisia e la perdita dei valori, che invece dovrebbero essere centrali nei cuori di tutti. Il finale – imprevedibile ma in linea con quanto visto fino a lì – è assolutamente perfetto e la colonna sonora firmata da Douglas Pipes è ottima, almeno quanti gli splendidi titoli di testa.

Il 2015 è anche l’anno del premiatissimo (nei Festival di settore) All Through the House, diretto e sceneggiato da Todd Nunes, che narra di un killer psicopatico travestito da Babbo Natale che semina il panico in città. Il titolo di questo film, che elargisce notevoli quantità di scene splatter e dagli ottimi effetti speciali dal gusto squisitamente retrò, rimanda evidentemente a uno degli episodi di Tales from the crypt (vedere la Parte 1 del nostro dossier). Recensito positivamente dalla critica americana, che lo ha definito il ‘perfetto regalo da trovare sotto l’albero’, è un horror ironico e genuino, la cui trama ruota attorno alla storia di un quartiere ossessionato dal Natale in cui dilaga la paura quando una bambina scompare misteriosamente da casa. Gli abitanti saranno quindi terrorizzati da un assassino senza volto vestito con un costume da Babbo Natale che li insegue indiscriminatamente per le strade. Nunes esplora alcuni temi molto oscuri e tocca diversi tabù, ma fa anche attenzione a non esagerare troppo, restando sempre ancorato a temi attuali. Le secchiate di sangue sono comunque molte e alcune delle morti risultano assai drastiche. Con i suoi colpi di scena, le sequenze di combattimento elaborate, le scene di sesso e i dialoghi esilaranti questo B-movie incarna perfettamente la natura intrinseca degli horror degli anni ’80, proponendosi di far divertire lo spettatore e riuscendoci senza problemi. All Through the House è imprevedibile e potrebbe diventare un perfetto cult natalizio per tutti gli amanti di questo genere, insomma una pellicola V.M. 18 che si può riguardare molte volte senza mai annoiarsi. Ovviamente, al momento è completamente inedita in Italia.

Infine, a chiudere un’annata assai florida, citiamo A Christmas Horror Story, horror antologico in 4 parti diretto da Steve Hoban, Grant Harvey e Brett Sullivan. Anche qui compare in due occasioni l’alter ego cattivo di Babbo Natale, ovvero il Krampus. Negli episodi, a dirla tutta piuttosto banali e sconnessi tra loro, diversi personaggi vivono un’esperienza orrorifica durante la vigilia di Natale, ma nonostante questa apparente loro disomogeneità, il complesso risulta sarcastico, cinico e capace di intrattenere lo spettatore con splatter a volontà. L’episodio più riuscito è quello con il Babbo Natale alle prese con sanguinari zombie-elfi, con un finale rivelatore che ci va giù pesante … guardare per credere! Gli altri tre sono un po’ sbilanciati e non c è molto da dire … abbiamo dei ragazzi che portano degli amici in un ex convento dove l’anno prima è avvenuto un omicidio e dove le forze del male dimorano ancora, una famigliola che deve vedersela con il citato Krampus di turno, padre e figlio che rubano un albero di Natale … insomma ce n’è un po’ per tutti i gusti (ridicoli, ma pur sempre gusti!), il tutto condito dall’introduzione di William Shatner (il noto capitano Kirk della serie Star Trek), DJ alcolizzato che fa da collante alla rassegna trasmettendo dalla stazione radio le storie. Unica nota positiva il finale a sorpresa. Se ci fosse bisogno di specificarlo, anche questo titolo è inedito nel nostro paese.

Arrivando a ridosso dell’anno appena concluso, anche nel 2016 non sono mancati i titoli a tema e curiosamente sono arrivati entrambi dall’Australia.

Il primo è Better Watch Out (prima intitolato Safe Neighborhood, la nostra recensione) di Chris Peckover, che parla di un ragazzino temerario (Levi Miller) che vuole dimostrare tutto il suo coraggio alla sua babysitter (Olivia DeJonge), della quale è segretamente innamorato, proprio durante una sera del periodo che precede il Natale, mentre i suoi genitori sono fuori a cena e lei è arrivata in casa per tenerlo d’occhio … Peccato che durante la notte qualcuno cerchi di intrufolarsi nell’abitazione e la vicenda prenda una piega inaspettata. Apparentemente classico home invasion natalizio, questo film sorprende piacevolmente grazie alla sua intelligenza e al capovolgimento della storia inaspettato. Da riguardare almeno un’altra volta per cogliere tutti gli indizi disseminati dal regista e inizialmente magari non notati. Insomma è un film che ti nasconde le cose, che ha una morale fatta di solitudine e incomprensioni e che sfocia alla fine nella cattiveria più pura. Ancora inedito dalle nostre parti, potete però recuperarlo in DVD/Blu-Ray distribuito dalla Well Go Entertainment.

Il secondo titolo è Red Christmas, diretto e sceneggiato dall’esordiente al lungometraggio Craig Anderson. Il film mette in scena una riunione familiare il giorno di Natale condotta da Diane (l’esperta Dee Wallace), la quale prima di partire per un viaggio e vendere la casa, vuole passare le feste in totale tranquillità con i suoi figli … o almeno ci prova, perchè alcune controversie turberanno questa apparentemente armoniosa riunione. Tra battibecchi e scontri vari infatti, durante il classico scambio di regali, qualcuno suona alla porta, una figura inquietante che nonostante il suo aspetto viene fatta entrare in casa dalla protagonista mossa dallo spirito compassionevole della festa. Questo personaggio, Cletus (Sam Campbell), tira fuori una lettera e incomincia a leggerla suscitando le ire della padrona di casa che a quel punto lo sbatte fuori. L’uomo, piuttosto rancoroso, decide quindi di attendere l’oscurità per uccidere uno dopo l’altro tutti i membri della famiglia. La pellicola scegli di porre l’accento sui diverbi complicati tra parenti, sull’abbandono stesso subìto  dell’assassino – capace addirittura di commuovere forse qualcuno -, dal bisogno di ricevere amore, dal senso di colpa presente, nel bene o nel male, in tutti i personaggi. Red Christmas risulta alla fine godibile, ma tecnicamente  – e sopratutto esteticamente – non lo è affatto, nonostante la vicenda si svolga tutta all’interno di una grande casa addobbata e le luci suppliscano alle evidenti carenze di budget dando al film un look meno povero. Una pellicola di seri B generosa in fatto di sangue, ma meno negli effetti speciali, troppo artigianali. Un’occhiata comunque la vale, per apprezzare il tentativo del regista. Neanche a dirlo, potete trovarlo in DVD, distribuito dalla Artsploitation Films.

In questo decennio sono usciti anche titoli decisamente minori, ma degni comunque di una citazione finale in questo approfondimento.

Il primo è Deadly Little Christmas di Novin Shakiba del 2009, slasher straight-to-video derivativo (John Carpenter gli avrebbe fatto causa per il plagio quasi spudorato di Halloween se solo avesse pensato di poterci ricavare qualche dollaro, ma deve essersi reso conto dell’assoluta povertà generale e quindi ha rinunciato), gravato da interpretazioni dozzinali e da lacune tecniche ai limiti dell’imbarazzante, che parla di un maniaco che fuggito da un manicomio criminale torna a seminare il panico nei giorni intorno al Natale in cerca di vendetta verso coloro che lo avevano fatto rinchiudere anni prima. Poi c’è A Cadaver Christmas di Joe Zerull del 2011, zombi-comedy poverissima e dagli effetti speciali non proprio memorabili che racconta di un’orda di non morti creata da uno scienziato pazzo che si scatena sotto Natale e che trova in un bidello e in un improbabile gruppo di sopravvissuti gli anti-eroi inaspettati che dovranno salvare la situazione. Infine segnaliamo Dismembering Christmas di Austin Bosley del 2015, ennesimo slasher ultra low budget e infarcito di clichè e ragazzetti girato nella tipica casa sul lago, con sette studenti delle superiori che vengono attaccati da un pazzo indovinate per quale ragione … vendetta.

A questo punto dovrebbe essere proprio tutto, ma continuate a seguirci perchè la tradizione degli horror a tema natalizio non sembra certo intenzionata a fermarsi, quindi è assai probabile che ne usciranno molti altri nei prossimi anni (forse mesi).

fine … ?

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