Titolo originale: IT: Welcome to Derry , uscita: 26-10-2025. Stagioni: 2.
IT: Welcome to Derry, l’episodio 2 ci dice che il vero mostro non è soltanto Pennywise
03/11/2025 news di Sabrina Crivelli
Presentato in anteprima mondiale a Lucca Comics & Games 2025, “The Thing in the Dark” allarga l'orrore della serie HBO: dietro Pennywise emerge una Derry contaminata da paura, razzismo e violenza collettiva

C’è qualcosa di peggio di Pennywise a Derry: una città che ha imparato a convivere con il male.
È forse questa l’idea più interessante che emerge da The Thing in the Dark, secondo episodio di IT: Welcome to Derry, presentato in anteprima mondiale il 1° novembre al Cinema Astra nell’ambito di Lucca Comics & Games 2025. Un appuntamento che chiudeva simbolicamente tre giorni dedicati all’universo creato da Stephen King, dopo le proiezioni di IT e IT – Capitolo due e mentre, in Piazzale Verdi, il Derry Bus trasformava l’immaginaria cittadina del Maine in un’esperienza immersiva fatta di palloncini rossi, bambini scomparsi e inevitabili richiami a Pennywise.
Eppure, paradossalmente, proprio Pennywise è quasi assente dall’episodio. Una scelta che potrebbe sembrare azzardata per una serie costruita attorno a uno dei mostri più riconoscibili dell’horror contemporaneo, ma che rivela progressivamente il vero obiettivo del progetto sviluppato da Andy Muschietti, Barbara Muschietti e Jason Fuchs: raccontare non soltanto da dove proviene IT, ma soprattutto che cosa significhi vivere in una città che da generazioni permette al Male di prosperare.
Derry nel 1962: il Male esisteva già prima di Pennywise
Ambientata nel 1962, quasi trent’anni prima degli eventi raccontati nel primo IT di Muschietti, Welcome to Derry sfrutta una delle intuizioni più inquietanti del romanzo di Stephen King: Pennywise non crea necessariamente la crudeltà degli abitanti. Piuttosto, la riconosce, la amplifica e se ne nutre.
Il secondo episodio lo rende particolarmente evidente.
Dopo il massacro avvenuto al cinema nel finale della première, la comunità cerca una spiegazione razionale e soprattutto un responsabile. I sospetti convergono su Hank Grogan, padre di Ronnie e proiezionista del Capitol Theater. La velocità con cui l’uomo diventa il colpevole ideale permette alla serie di spostare l’attenzione dal soprannaturale alla società che lo circonda: Derry non ha bisogno di un clown demoniaco per produrre paura, pregiudizio o violenza.
Lo stesso principio accompagna l’arrivo in città di Charlotte Hanlon e del figlio Will, che raggiungono Leroy Hanlon. La famiglia si trova immediatamente a fare i conti con il razzismo dell’America dei primi anni Sessanta, ma soprattutto con un ambiente nel quale discriminazione e aggressività vengono assorbite nella normalità quotidiana.
È qui che Welcome to Derry comincia davvero a distinguersi dal semplice prequel costruito per spiegare le origini di un villain.
Nel romanzo di King, infatti, Derry è molto più di uno scenario. La città dimentica. Rimuove massacri, sparizioni, omicidi e tragedie con una facilità innaturale. Gli adulti non vedono ciò che accade ai bambini, oppure scelgono di non vederlo. Gli episodi di violenza collettiva vengono progressivamente cancellati dalla memoria della comunità. IT può quindi prosperare perché trova intorno a sé un ecosistema già predisposto alla rimozione.
La paura prende la forma di ciò che non riusciamo a elaborare
The Thing in the Dark sviluppa questa idea anche attraverso le sue sequenze horror più esplicite.
Lilly continua a essere perseguitata dal trauma del cinema e dal ricordo del padre morto. Ronnie viene invece sottoposta a una delle visioni più grottesche dell’episodio, nella quale l’orrore corporeo trasforma qualcosa di familiare in una minaccia biologicamente impossibile.
Andy Muschietti torna così a una strategia già centrale nei suoi due film: IT non propone semplicemente immagini spaventose, ma costruisce il mostro a partire dalla vulnerabilità della vittima. Il soprannaturale diventa una deformazione del trauma, del lutto, del senso di colpa o della paura che un personaggio non riesce a controllare.
È anche il motivo per cui l’assenza temporanea del Pennywise di Bill Skarsgård non equivale all’assenza di IT. Il clown è una forma, non la creatura nella sua interezza. Ridurre il Male alla sua maschera più celebre significherebbe semplificare proprio ciò che King aveva reso così perturbante.
La serie sembra averlo compreso: Pennywise può non essere nell’inquadratura e tuttavia essere ovunque.
Dick Hallorann collega IT a un universo molto più grande
È però un altro personaggio a rendere The Thing in the Dark particolarmente significativo per i lettori di Stephen King: Dick Hallorann.
Il nome è tutt’altro che casuale. Hallorann è il cuoco dell’Overlook Hotel di Shining, l’uomo capace di riconoscere in Danny Torrance la stessa facoltà extrasensoriale che possiede lui stesso: quella particolare sensibilità psichica conosciuta come “luccicanza”.
In Welcome to Derry incontriamo una versione più giovane del personaggio, interpretata da Chris Chalk, coinvolta in un’operazione militare che cerca qualcosa nascosto nei dintorni della città. Le sue capacità permettono però di percepire ciò che gli altri non riescono a vedere.
La connessione non è un’invenzione arbitraria della serie. Nel vastissimo universo letterario di King, personaggi, luoghi e fenomeni soprannaturali comunicano continuamente tra loro. Derry appartiene allo stesso immaginario nel quale esistono l’Overlook, Castle Rock e numerosi altri punti nei quali la realtà sembra diventare più sottile.
Inserire Hallorann nella storia significa quindi ampliare l’orizzonte di IT: ciò che accade a Derry potrebbe essere una manifestazione locale di qualcosa di molto più vasto.
La Guerra Fredda incontra l’orrore di Stephen King
L’altra novità importante è l’intreccio fra soprannaturale e paranoia militare.
Siamo nel 1962, nel pieno della Guerra Fredda. Il terrore della distruzione nucleare è entrato nella quotidianità americana, i bambini vengono educati alla possibilità di un attacco atomico e la paura è diventata anche uno strumento politico.
La presenza dell’esercito e dell’operazione legata a Leroy Hanlon introduce quindi un elemento che nei film precedenti era s
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