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Obsession, Bear non convinceva il pubblico dei test: Curry Barker ha trasformato il problema in un punto di forza

15/09/2026 news di Stella Delmattino

Gli spettatori volevano che il protagonista reagisse diversamente. Curry Barker ha ascoltato le critiche, ma ha trovato una soluzione che non snaturasse il personaggio

Chi ha visto Obsession probabilmente, almeno una volta, ha avuto voglia di urlare contro Bear: perché non fa qualcosa? Perché non torna al negozio del cristallo? Perché non cerca disperatamente un modo per annullare ciò che ha provocato e salvare Nikki?

A quanto pare, durante i test screening del film moltissimi spettatori hanno avuto esattamente la stessa reazione. Ma quando hanno chiesto a Curry Barker di rendere Bear più attivo, il regista ha deciso di non accontentarli.

Tornato al Toronto International Film Festival insieme a Inde Navarrette, Barker ha raccontato il curioso retroscena sulla lavorazione del suo horror:

«Erano frustrati da Bear e non capivano perché non cercasse semplicemente di fare di più per sistemare le cose. Dicevano: “Perché non torna al negozio del cristallo? Perché non fa altre ricerche per cercare di risolvere il problema?”. Abbiamo ricevuto un numero enorme di commenti di persone che volevano che lo facesse. E io ho detto: “No, non è quello che voglio fare. Non voglio che cerchi di sistemare le cose”».

Il problema di Bear era esattamente il punto

La scelta dice parecchio sul personaggio interpretato da Michael Johnston. Trasformarlo nel classico protagonista horror che comprende il proprio errore e passa il resto del film alla ricerca di una soluzione avrebbe probabilmente reso Bear più facile da sostenere. Ma avrebbe anche eliminato una delle idee più scomode di Obsession.

Michael Johnston e Inde Navarrette in Obsession (2025)Bear ha ottenuto ciò che desiderava: Nikki è ossessionata da lui. E anche quando la situazione diventa sempre più terrificante, una parte di lui continua a voler credere che quella relazione possa funzionare.

Barker, però, non ignorò completamente le reazioni del pubblico. Le utilizzò per capire che il problema non era necessariamente ciò che Bear faceva, ma quanto fossero leggibili le sue motivazioni. La soluzione arrivò attraverso alcune riprese aggiuntive.

«Mi è diventato chiaro che il modo per sistemare il film non fosse fare in modo che Bear cercasse prima di risolvere il problema, ma rendere più evidente al pubblico che Bear vuole far funzionare questa cosa. È lì che diventa attivo: nel cercare di farla funzionare».

Bear non è l’eroe di Obsession

La distinzione è fondamentale. Barker non ha trasformato Bear in una persona migliore: ha reso più comprensibile il motivo per cui continua a comportarsi così male.

Durante l’incontro al TIFF è stata utilizzata per lui una definizione particolarmente efficace: «antagonista passivo». Non è semplicemente qualcuno incapace di reagire al disastro. La sua ostinazione nel non affrontarlo contribuisce direttamente a renderlo sempre peggiore.

Lo stesso Barker, nel commento audio del film, ha descritto Bear come un personaggio che vive a lungo «nella negazione»: per lui è più facile convincersi che Nikki provi davvero qualcosa nei suoi confronti che ammettere ciò che il desiderio le ha fatto.

Ed è proprio qui che la frustrazione dei test screening diventa interessante. Gli spettatori avevano perfettamente ragione a essere esasperati da Bear. Sbagliavano soltanto nel pensare che il film dovesse risolvere quell’esasperazione.

Rendendolo più intelligente, eroico e determinato a salvare Nikki, Barker avrebbe dato al pubblico una via d’uscita morale. Ha preferito lasciarlo dove Obsession aveva bisogno che fosse: davanti alle conseguenze mostruose del proprio desiderio, mentre continua ostinatamente a sperare di poter conservare proprio ciò che le ha provocate.

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