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Voto: 6/10 Titolo originale: Reacher , uscita: 03-02-2022. Stagioni: 4.

Reacher 4, recensione: Alan Ritchson alza il livello tra sangue, politica e una formula che inizia a mostrare qualche crepa

11/08/2026 recensione serie tv di Marco Tedesco

La quarta stagione della serie Prime Video è la più violenta, politica e movimentata finora. Alan Ritchson resta una presenza magnetica, ma una trama inutilmente contorta e una struttura ormai fin troppo familiare mostrano i primi segni di usura

Reacher sa perfettamente cosa vuole essere. Dopo quattro stagioni, la serie con Alan Ritchson continua a puntare su una formula semplicissima: Jack Reacher arriva in un posto, qualcosa non gli torna, comincia a fare domande e prima o poi qualcuno commette l’errore di provare a fermarlo. Da quel momento entrano in gioco pugni, ossa rotte e un’interpretazione della giustizia decisamente poco interessata ai tribunali.

La quarta stagione, tratta da Gone Tomorrow di Lee Child, conserva questo meccanismo ma cerca di espanderlo. La vicenda parte a Philadelphia, quando Reacher assiste sul metrò a una tragedia che non riesce a impedire. Il senso di colpa lo porta a indagare, trascinandolo verso una misteriosa chiavetta USB e dentro un complotto che coinvolge CIA, apparati militari, politica e segreti legati al passato degli Stati Uniti.

È la novità più interessante. Reacher ha sempre raccontato corruzione, abuso di potere e uomini convinti di poter agire senza conseguenze, ma questa volta il discorso diventa più esplicito. Entrano in gioco crimini di guerra, responsabilità governative e conseguenze della politica estera americana, costringendo persino un personaggio dalla morale normalmente granitica come Reacher a confrontarsi con questioni meno nette del solito.

Il suo codice continua a essere elementare: chi sfrutta il proprio potere merita di essere fermato. Ma quando la verità rischia di produrre conseguenze politiche più grandi del singolo caso, la distinzione tra bene e male non basta più. È una variazione utile, che dà maggiore peso a una stagione altrimenti molto fedele al modello precedente.

Il problema è che la cospirazione diventa progressivamente talmente intricata da richiedere diverse scene dedicate quasi esclusivamente a spiegare chi abbia fatto cosa, per conto di chi e perché. Tra agenzie governative, scandali, rapimenti e segreti militari, la trama rischia talvolta di complicarsi più di quanto l’intrattenimento diretto di Reacher richieda.

Se la trama accumula livelli, l’azione fa l’esatto contrario: diventa ancora più fisica e immediata. Reacher questa volta viene inseguito, catturato, interrogato e costretto più volte a riconquistare il controllo della situazione.

Ritchson finisce quasi in modalità Mission: Impossible, curiosamente il franchise del precedente Jack Reacher cinematografico Tom Cruise. Il personaggio corre molto più che in passato, evade, insegue e viene braccato, pur continuando a essere sostanzialmente un carro armato umano convinto che spezzare un dito sia una forma ragionevole di interrogatorio.

reacher stagione 4 prime video 2026La serie sfrutta bene questo cambio di velocità. Le coreografie sono varie e leggibili, mentre la violenza raggiunge probabilmente il livello più alto visto finora. Meno sparatorie e più coltelli, combattimenti ravvicinati e gore: orecchie strappate, arti maltrattati e utilizzi particolarmente creativi dell’ambiente rendono alcune sequenze quasi da action horror.

Ritchson continua a essere il motivo principale per cui tutto funziona. Ha ormai trovato una combinazione molto efficace tra stoicismo, arroganza involontariamente comica e brutalità. Basta il suo secco e condiscendente «OK» davanti a qualcosa che lo irrita per alleggerire una stagione altrimenti piuttosto cupa.

Anche i nuovi comprimari ricevono più spazio. Christopher Marquette funziona particolarmente bene come Jacob Merrick, poliziotto devastato dal dolore che finisce per rappresentare una sorta di versione emotivamente meno controllata di Reacher. Sydelle Noel dà invece solidità alla detective Tamara Green, mentre Agnez Mo evita che Lila Hoth resti confinata nel prevedibile ruolo dell’ennesima affascinante alleata del protagonista.

Ma è proprio arrivati alla quarta stagione che emergono i primi veri sintomi di affaticamento. Reacher continua ad affrontare ostacoli che raramente sembrano davvero in grado di fermarlo, e la sua quasi invulnerabilità finisce inevitabilmente per ridurre la tensione. Quando il personaggio parla del rischio di morire, sappiamo benissimo che il problema non è realmente quello.

Anche alcuni antagonisti, una volta chiarite le loro motivazioni, scivolano verso una teatralità poco compatibile con il tono normalmente asciutto della serie.

La quarta stagione è quindi un piccolo paradosso. Da una parte perfeziona ciò che Reacher sa fare meglio: combattimenti brutali, ritmo, humour secco e Alan Ritchson utilizzato finalmente come un autentico protagonista action a tutto campo. Dall’altra mostra quanto sia diventato difficile sorprendere davvero all’interno di una struttura così rigida.

Non è ancora un problema grave. Quando parte l’ennesimo combattimento e Reacher decide che qualcuno ha appena commesso una pessima scelta, la serie continua a essere irresistibilmente efficace. Ma per la prima volta si intravede chiaramente il rischio che giocare sempre le stesse carte, per quanto bene, prima o poi non sia più sufficiente.

Insomma, Reacher 4 resta intrattenimento muscolare fatto come si deve: più sanguinoso, più politico e persino più divertente. Ma sotto i pugni comincia finalmente a intravedersi qualche segno di usura.

Su Prime Video il 12 agosto con i primi tre episodi.

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