11 novembre 2016

[recensione] Fai Bei Sogni di Marco Bellocchio

L’adattamento del best seller del giornalista Massimo Gramellini è un film che non respira, non scorre, occlude. Due ore e 13’ di supplizio.

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11 novembre 2016
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L’incubo è il tuo presente

E’ il periodo natalizio. Massimo (Nicolò Cabras) ha solo 9 anni quando, nel cuore della notte, sente trambusto e vede due uomini portar via suo padre accasciato (Guido Caprino). Qualche parente lo rassicura, che torni pure a dormire, va tutto bene. I giorni seguenti scorrono per lui lieti, è pur sempre Natale, anche se gli sembra un po’ strano che i suoi genitori si siano assentati così, all’improvviso, e che i parenti siano inconsolabilmente tristi. Poi il papà torna, e la mamma no. La mamma è volata in cielo, gli dice un prete. Massimo è un bambino intelligente e intraprendente, non ci crede, vuole aprire la bara il giorno del funerale, strepita. Ma deve farsene una ragione, il padre non transige. Crescerà fra muri di silenzio e anaffettività paterna, studente brillante e amato dai compagni, cui racconterà sempre che la mamma vive in realtà all’estero. La verità arriverà moltissimi anni dopo.

fai_bei_sogni_posterFai bei sogni sulla carta avrebbe avuto i numeri e i nomi per essere un capolavoro; il cast, sia tecnico che artistico, è stellare: al di là del protagonista Valerio Mastandrea, si va dalla geniale Arianna Scommegna alla deliziosa Bérénice Bejo, passando per Barbara Ronchi, Miriam Leone, Piera degli Esposti, Fabrizio Gifuni, Roberto Herlitzka, e molti altri; il film è stato girato fra Roma e Torino, che non sono esattamente le città più brutte d’Italia, il soggetto toccante e profondo, best seller del giornalista Massimo Gramellini, che affidò con tepore alla carta la sofferenza indicibile di una tragica vicenda privata. La trasposizione in pellicola di Fai bei sogni ad opera del nostro Marco Bellocchio però ha rovinato tutto come peggio non poteva. Non c’è nulla degli slanci e dello sguardo a tratti ironico riconosciuti al romanzo. Della luce che nonostante tutto, sorge. Il film procede stentato e tedioso, la sceneggiatura spezzata in lacci che non si annodano mai; nonostante la lunghezza niente e nessuno nel film “sta” nelle situazioni per il tempo sufficiente a entrarci in empatia, il montaggio passa da un decennio all’altro come a caso.

La pece e il buio della fotografia (Daniele Ciprì) non sembrano una scelta stilistica, quanto l’unico modo che il regista conosce per raccontare la storia. Le musiche di Carlo Crivelli sono la pennellata finale, greve e monotona, che sugella l’opera. La poltroncina diventa sempre più scomoda man mano che il minutaggio avanza, e alla fine è talmente liberatorio alzarsi che quasi (…) si dimentica il finale, malgrado lo splendore della Bejo e la generale bravura degli attori, parlando dei quali lo stesso Bellocchio ammette che “sono bravissimi e mi hanno dato più di quanto io abbia dato a loro”.

Di seguito il trailer ufficiale di Fai Bei Sogni, nei cinema dal 10 novembre:

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[recensione] Fai Bei Sogni di Marco Bellocchio
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L'adattamento del best seller del giornalista Massimo Gramellini è un film che non respira, non scorre, occlude. Due ore e 13’ di supplizio.
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