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7/10 su 3689 voti. Titolo originale: Total Recall , uscita: 01-06-1990. Budget: $65,000,000. Regista: Paul Verhoeven.

Dossier | Atto di Forza di Paul Verhoeven: c’è vita su Marte?

09/06/2020 recensione film di Francesco Chello

In occasione del 30° anniversario dall'uscita nei cinema, ripercorriamo la nascita del film di fantascienza con Arnold Schwarzenegger e Sharon Stone tratto dal racconto breve di Philip K. Dick

atto di forza film 1990 arnold

Il 31 maggio del 1990 avveniva, a Los Angeles, la premiere di Total Recall. Prima tappa di un percorso distributivo che inizia dagli Stati Uniti per poi proseguire a livello internazionale fino ad arrivare in Italia, il successivo 13 dicembre, dove debutta come Atto di Forza. Trent’anni nel 2020 per il cult di Paul Verhoeven, anniversario che ci offre lo scusa per fare due chiacchiere a riguardo. L’appellativo cult non è utilizzato a caso. Atto di Forza lascia un segno che dura negli anni, andando oltre l’epoca della sua uscita. Questo avviene grazie ad una mescola vincente di vari elementi. L’azione dello schwarzy movie tipica di quel periodo, la visione e il tratto distintivo di un regista non omologato come Paul Verhoeven, la fantascienza di Philip K. Dick.

Attodiforza.jpgIl film ha una genesi di lunga data che risale al 1974, quando lo sceneggiatore Ronald Schusett opziona i diritti di We Can Remember It For You Wholesale (conosciuto in Italia come Ricordiamo per Voi), un racconto breve (23 pagine) di Philip K. Dick pubblicato per la prima volta nell’aprile del 1966 su The Magazine of Fantasy & Science Fiction. La cifra è a buon mercato, Dick non godeva ancora della fama che avrà più o meno da Blade Runner in poi, l’intenzione di Schusett è quella di trarne (almeno vagamente) uno script insieme all’amico e collaboratore Dan O’ Bannon. I due si rendono conto presto che il progetto avrebbe bisogno di un budget considerevole oltre che di mezzi probabilmente fuori portata per l’epoca, così decidono di rimandare e ‘ripiegare’ su un’idea di O’Bannon relativa ad un mostro extraterrestre che terrorizza l’equipaggio di una nave spaziale. Quell’idea di riserva è Alien, il resto è storia (che probabilmente conoscete).

Ma Schusett e O’Bannon non abbandonano le loro intenzioni e negli anni ’80 tornano prepotentemente su Atto di Forza che sembra aver trovato il suo carburante nello studio di Dino De Laurentiis. Il film entra addirittura in una fase di pre produzione in Australia, per la regia viene approcciato inizialmente David Cronenberg, che si dimostra interessato arrivando persino a rifiutare la regia di La Mosca (ricredendosi in seguito), il regista però aveva una visione molto diversa dalle intenzioni della produzione che decide di ripiegare su Bruce Bereford che viene fuori da una lista che comprende anche Richard Rush, Lewis Tague e Rusell Mulchay, mentre il ruolo da protagonista finisce a Patrick Swayze dopo aver sondato negli anni nomi come Jeff Bridges, Matthew Broderick, Mark Harmon, Tom Selleck, Christopher Reeve e Richard Dreyfuss (Cronenberg, invece, voleva William Hurt).

Dicevo, ‘sembra’, perché gli intoppi non sono certo finiti: De Laurentiis finisce in bancarotta sgretolando la concretezza che l’adattamento di Total Recall stava lentamente raggiungendo. Ed è qui che arriva finalmente la svolta decisiva. Ovvero l’entrata in campo di Arnold Schwarzenegger, che conferma una delle abilità del suo periodo d’oro, vale a dire quella di sapersi scegliere (quanto meno il più delle volte) i progetti giusti, che fossero allo stesso tempo potenziali successi al botteghino e compatibili con le sue caratteristiche. L’austriaco ne aveva già parlato con De Laurentiis ai tempi di Codice Magnum (che il produttore aveva distribuito) senza però convincerlo a farsi affidare la parte, dopo aver accennato la cosa anche a Joel Silver (durante la lavorazione di Predator) decide di fare pressione su Mario Kassar ed Andrew Vajna affinché rilevino (per circa 3 milioni di dollari) i diritti dello script da De Laurentiis attraverso la loro Carolco Pictures.

mary atto di forza tre tette filmLo star power di Arnold Schwarzenegger è a livelli altissimi e gli permette di ottenere un lauto ingaggio e, soprattutto, un certo controllo sulla produzione, che include il potere di veto su scelte produttive, registiche, di sceneggiatura e campagna promozionale. E’ Arnold, quindi, a suggerire il nome di Paul Verhoeven, i due avrebbero potuto lavorare insieme in occasione di RoboCop nel 1987 ed è proprio in seguito alla visione di quel film che l’attore si convince ulteriormente a voler lavorare col regista olandese. Ed avrebbero dovuto lavorare insieme anche dopo Atto di Forza, in occasione di Crusade, film (mai realizzato) sul tema delle Crociate, se la Carolco non fosse fallita in seguito al flop di Corsari del 1995.

La sceneggiatura ha bisogno di una nuova revisione, a quel punto pare fossero già 42 le bozze esistenti. Così Arnold Schwarzenegger, ancora lui, chiede a Gary Goldman di affiancare Schusett per sviluppare il final draft, in particolare per lavorare su un terzo atto che si stava rivelando parecchio rognoso. Nel frattempo, Dan O’Bannon aveva avuto dei dissapori con Paul Verhoeven, che aveva chiesto di rimuovere buona parte del dark humour presente nella sceneggiatura per inserire maggiori dosi di violenza estrema. La storia si dimostra perfettamente funzionale allo scopo. Approccio futuristico (siamo su Marte, nel 2084), una trama che possa affiancare azione ed intrattenimento a intrigo, mistero e magari anche qualche riflessione di natura etico/sociale. Il fulcro di Atto di Forza è chiaramente l’action hero impegnato in una complicata missione salvatutti (contro tutti).

Intorno viene costruito abilmente un clima di mistero (e ricostruzione dei tasselli) che gioca molto sulla questione realtà/ricordi/innesti di memoria per un meccanismo che può offrire svolte e colpi di scena capaci di rendere il piatto più speziato. L’intenzione è quella di giocare con lo spettatore insinuandogli costantemente il dubbio su cosa sia più o meno reale, fino alle battute conclusive dell’ultimo fotogramma che, per ammissione dello stesso Paul Verhoeven, cercano di far scricchiolare le certezze che a quel punto lo spettatore pensa di aver ormai acquisito. Per la serie ‘pareri che non ha chiesto nessuno’, se posso dire la mia (leggermente spoiler) sul finale, io sono sempre stato portato a pensare si tratti sul serio della realtà, anche perché se fosse un sogno / innesto difficilmente avremmo visto i momenti in cui non compare il protagonista.

atto di forza film 1990 taxiAd ogni modo, come dicevo in precedenza, c’è tempo in Atto di Forza anche per un po’ di critica sociale, le vicende (che sembrano rifarsi vagamente alla situazione politica degli anni ’60 / ’70) parlano di malgoverno, repressione, regime dittatoriale, affarismo ed abuso di potere mirato al profitto, lotta di classe a discapito dei più poveri, ma anche questioni di tipo ambientale che ricordano l’effetto serra – vedi gli effetti nocivi dell’atmosfera (alterata) di Marte.

Abbiamo abbondantemente detto dell’importanza di Arnold Schwarzenegger off screen, ma il suo è ovviamente un ruolo determinante anche sullo schermo. Il personaggio di Douglas Quaid (che l’attore propone di presentare come operaio a differenza della versione precedente dello script in cui era un contabile di nome Quail) sembra essere cucito sulle sue spalle larghe. Dal punto di vista action non si fa mancare nulla, dalle sparatorie ai corpo a corpo, con Schwarzy che non tira mai indietro di fronte a stunt e impegno fisico, come dimostrano alcuni infortuni, tipo un dito rotto o un taglio profondo su una mano. Il pluricampione di bodybuilding si presenta in forma, leggermente meno massa (che riprenderà l’anno dopo per Terminator 2), ma adeguatamente tirato, appare a suo agio in una parte che prevede cambi di profilo e di tono, visto che Douglas tranquillo uomo comune scopre un passato da agente segreto di cui lentamente riaffiorano i ricordi.

Senza dimenticare carisma e presenza scenica, ironia e battute a effetto tipiche dell’austriaco, come quando chiede il divorzio alla moglie dopo averle sparato in fronte. Tornando al dietro le quinte di Atto di Forza, c’è da sottolineare il modo in cui Arnold Schwarzenegger gestisce con intelligenza e rispetto il suo potere decisionale; in tanti avrebbero potuto strafare e farsi prendere da smanie di protagonismo controproducenti, cosa che invece il futuro Governatore della California evita saggiamente di fare, supportando in toto il team creativo con cui collabora e si confronta ma non interferisce, anzi sfrutta la sua influenza produttiva per spalleggiare e tutelare Paul Verhoeven e la sua crew, come in occasione della sequenza del treno in cui viene mostrato l’esterno di Marte, che in pre produzione il regista stava per tagliare a malincuore a causa delle difficoltà di realizzazione; oppure in fase di lancio, quando chiese alla TriStar (che distribuiva il film) di modificare il trailer promozionale, che a suo dire non rendeva l’idea del reale potenziale, così come a Kassar e Vajna di intensificare (investendo ulteriormente) la campagna promozionale da lui ritenuta troppo tiepida.

atto di forza film 1990 Rachel TicotinAtto di Forza indovina anche il cast di supporto: Ronny Cox è Cohaagen, viscido e corrotto governatore della colonia marziana (voluto da Paul Verhoeven che lo aveva diretto in RoboCop e gli offre un ruolo per certi versi vicino a quello di Dick Jones); al suo servizio c’è Richter, spietato luogotenente affidato a Michael Ironside – dopo aver valutato Robert Davi e Kurtwood Smith (che rifiuta per le troppe analogie col suo Clarence Boddicker), innamorato (e sofferentemente geloso) della sua Lori, una ambigua Sharon Stone – il regista olandese la richiamerà per Basic Instinct proprio per questa sua capacità di cambiare repentinamente tono ed essere credibile sia come amante amorevole che come diabolica assassina – che deve fingersi moglie di Quaid e che per la sua dedizione nelle sequenze d’azione (frutto di sessioni di pesi e lezioni di Tae Kwon Do) riceverà il riconoscimento di membro onorario dalla Stunt Woman Association, non per niente una delle candidate al ruolo era stata l’attrice marziale Cynthia Rothrock. La spalla del protagonista (nonché vero love interest) è Rachel Ticotin, che interpreta Melina – per la quale erano state considerate anche Nicole Kidman e Alexandra Paul, un tipo di bellezza non a caso diametralmente opposto a quello della Stone per accentuarne un conflitto che diventerà persino fisico in un avvincente catfight tra le due donne.

Un film del genere per funzionare in questo modo ha bisogno di una direzione chiara e personale come sa essere quella di Paul Verhoeven, a cui va un’importante fetta dei meriti di Atto di Forza. Il regista si dimostra all’altezza di un blockbuster che in quel momento si presenta come uno dei più costosi della storia (si parla di 65 milioni di dollari), affronta e vince la sfida con la sua visione, il suo taglio registico, la sua predisposizione per spettacolarizzazione e violenza (spesso spettacolarizzazione DELLA violenza). Dirige l’azione con ritmo e visione d’insieme, valorizzando un asso come Arnold Schwarzenegger, messo in condizioni di rendere al meglio, così come il resto del cast evidentemente a proprio agio. La violenza è esplicita – il bodycount tocca quota 77 vittime, Verhoeven si diverte a sottolinearla come di consueto, motivo per il quale Total Recall aveva inizialmente ottenuto un X rating poi divenuto R in seguito a piccole ma opportune modifiche.

Senza dimenticare il look visivamente impattante dei mutanti così come le trasformazioni fisiche quasi da body horror, che il regista si diverte puntualmente a evidenziare. Il merito di trucco, effetti prostetici ed animatronics (come il tassista robotico Johnnycab – doppiato da Robert Picardo) è del genio creativo di Rob Bottin (anche lui nella crew di RoboCop), che insieme a Eric Brevig, Tim McGovern e Alex Funke vincerà un Oscar per gli effetti speciali realizzati su Atto di Forza. Il campionario dei mutanti è variegato, dalla prostituta con tre seni (che avrebbero potuto essere quattro!), ai visi deformati di donne e bambini, per arrivare all’apice rappresentato da Kuato (Marshall Bell), mostruoso leader della resistenza per la cui animazione sono necessari 15 burattinai. E ancora, congegni che escono dalle narici, occhi fuori dalle orbite e Schwarzy che spunta dal faccione di una simpatica donna corpulenta. Uno degli ultimi blockbuster hollywoodiani ad essere realizzato quasi interamente con effetti vecchia scuola e largo uso di miniature, dove il quasi sta per un’unica sequenza (quella dello scanner a raggi-X) che lo rende anche uno dei primi ad includere effetti in CGI.

atto di forza film 1990 quatoMenzione obbligatoria per il comparto scenografico, che sfodera un design coerente e accattivante. La produzione sceglie di girare in Messico (tra marzo e agosto del 1989), sia per una questione economica che architettonica; Città del Messico offre un look ideale, futuristico, freddo, dominato dal cemento armato, scuro, massiccio. Integrato poi da circa 45 set costruiti in sei mesi di lavoro. Una scelta che però comporterà difficoltà di tipo pratico, tra smog e intossicazioni alimentari (a cui sfuggirà solo Arnold Schwarzenegger, che si fa mandare il cibo da Los Angeles e ha uno chef personale), saranno in molti a necessitare di cure mediche. Completa il quadro la colonna sonora di un Jerry Goldsmith libero di sperimentare come poche volte prima di allora e che, per questo motivo, considera Total Recall uno dei lavori migliori della sua carriera.

Con i suoi 261 milioni di dollari di incasso, il film si rivela un grosso successo commerciale. Si pensa inevitabilmente a un sequel che avrebbe dovuto basarsi su un altro racconto di Philip K. Dick, ovvero The Minority Report. Per la regia, Mario Kassar aveva approcciato Ronny Yu nel 1994 e Jonathan Frakes nel 1998, questo prima che il progetto morisse definitivamente in seguito – ironia della sorte – al sopracitato fallimento della Carolco. A sopravvivere è lo script, che dopo una robusta revisione e drastici cambiamenti (inclusa una maggiore dose di elementi presenti nel racconto originale) finirà per essere utilizzato da Steven Spielberg nel suo Minority Report del 2002, con Ronald Schusett e Gary Goldman che non vengono accreditati come sceneggiatori (per il limitato materiale residuo), bensì come executive producer – viste le regole severe della Writers Guild of America sulla quantità di sceneggiatura scritta da un autore necessaria a ottenere un writing credit. Secondo alcuni esisterebbe anche un remake uscito nel 2012, in realtà si tratta di un innesto della Rekall che tenta di confondervi le idee, non fidatevi!

Total Recall / Atto di Forza, ribadisco, conserva ancora oggi il suo status di cult. Paul Verhoeven trova il giusto compromesso tra violenza, design, mindgames ed azione frenetica e lo mette al servizio di un mattatore come Arnold Schwarzenegger nel pieno del suo periodo d’oro. Con una cornice di apprezzabile follia che rende la corsa ancora più entusiasmante. Grazie per l’attenzione e buona permanenza su Marte.

Di seguito una scena ‘casalinga’ tra Douglas Quaid e la ‘moglie’ da Atto di Forza:

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