Il cult thriller con Anthony Hopkins e Jodie Foster doveva essere totalmente diverso
29/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Jodie Foster non era la prima scelta per Clarice Starling ne Il silenzio degli innocenti. La storia del casting iconico.

A trentacinque anni dalla sua uscita, Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme continua a essere uno di quei film che si insinuano nella mente dello spettatore come pochi altri thriller hanno saputo fare. La storia dell’agente FBI in addestramento Clarice Starling che chiede aiuto al serial killer imprigionato Hannibal Lecter per catturare un altro assassino ha consegnato due Oscar ai protagonisti Jodie Foster e Anthony Hopkins, oltre a quello per il miglior film. Un risultato storico: rimane l’unico horror ad aver conquistato l’ambito premio.
Per chi ama questa pellicola è quasi impossibile immaginare attori diversi in quei ruoli iconici. Eppure, dietro quel casting perfetto si nasconde una storia che ribalta completamente le certezze. Jodie Foster non era la prima scelta di Demme per interpretare Clarice Starling. Anzi, era praticamente l’ultima. Il regista aveva puntato con convinzione su Michelle Pfeiffer, un nome che avrebbe cambiato radicalmente il volto del film.
Jonathan Demme aveva le idee chiare quando iniziò a pensare al casting: voleva Michelle Pfeiffer. In quel periodo l’attrice era una delle stelle più luminose di Hollywood, reduce da successi come Scarface, Ladyhawke e Le streghe di Eastwick. Il suo carisma riempiva lo schermo, il suo volto era immediatamente riconoscibile. Ma proprio queste qualità, paradossalmente, non erano adatte al personaggio di Clarice.

Mentre Demme corteggiava Pfeiffer, dall’altra parte Jodie Foster faceva campagna attiva per ottenere la parte. I produttori erano entusiasti all’idea di averla nel cast: aveva appena vinto l’Oscar per Sotto accusa e rappresentava una scelta sicura dal punto di vista commerciale. Foster era appassionata del personaggio di Clarice, che aveva amato leggendo il romanzo, e cercò attivamente il regista. Ma Demme non era convinto.
Dopo aver tentato invano con Pfeiffer, il regista si rivolse a Meg Ryan. La star di Harry ti presento Sally, secondo quanto raccontò lo stesso Demme, rimase leggermente offesa dalla proposta. Un rifiuto che spinse il cineasta verso una scelta ancora più particolare: Laura Dern, all’epoca un’attrice promettente ma lontana dalla fama che avrebbe conquistato negli anni successivi. Demme si appassionò all’idea di lanciarla in un ruolo così importante, ma lo studio fu irremovibile: doveva dare un’altra possibilità a Jodie Foster.
Se Michelle Pfeiffer avesse accettato, avremmo visto un film completamente diverso. Pfeiffer portava con sé glamour, una presenza scenica magnetica che dominava ogni inquadratura. Qualità straordinarie per una star del cinema, ma non necessariamente per quel ruolo specifico. Foster costruì una Clarice umile ma determinata, una giovane donna intelligente e ferocemente ambiziosa che lottava contro le correnti di un’industria dominata dagli uomini.
L’impatto della performance di Foster andò ben oltre il film stesso. Dieci anni dopo, quando Hopkins indossò nuovamente la maschera per il seguito Hannibal, Foster rifiutò di tornare. I report dell’epoca citavano la sua convinzione che la sceneggiatura desse a Starling “attributi negativi” che avrebbero “tradito” il personaggio originale.
Alcuni attori sembrano predestinati a certi ruoli, e l’interpretazione di Foster come Clarice Starling fu uno spartiacque non solo per il film, ma per l’intera Hollywood. Per generazioni, i personaggi femminili investigatori avrebbero dovuto qualcosa a quella performance. Chris Carter, creatore di X-Files, avrebbe ammesso che Foster influenzò la creazione dell’agente Dana Scully interpretata da Gillian Anderson. Un’eredità che continua ancora oggi.
Quella serie di rifiuti e ripensamenti, quella resistenza iniziale di Demme, si rivelarono alla fine una benedizione mascherata. Foster non era la scelta ovvia, non era quella più glamour o quella che il regista voleva. Era semplicemente quella giusta. E trentacinque anni dopo, è impossibile immaginare chiunque altro in quel ruolo che ha ridefinito cosa significa essere un’eroina sullo schermo.
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