Voto: 6/10 Titolo originale: Mayday , uscita: 03-09-2026. Budget: $25,000,000. Regista: John Francis Daley.
Mayday, recensione: Ryan Reynolds precipita in Russia e trova Kenneth Branagh ad aspettarlo
09/09/2026 recensione film Mayday di Marco Tedesco
John Francis Daley e Jonathan Goldstein riportano in vita le action comedy anni ’80 con una bromance improbabile, spettacolari sequenze d’azione e un Kenneth Branagh sorprendentemente scatenato

C’è qualcosa di paradossale in Mayday: è un film costruito per ricordarci quando action comedy di questo tipo riempivano le sale, ma arriva direttamente in streaming. John Francis Daley e Jonathan Goldstein, già dietro Game Night e Dungeons & Dragons: L’onore dei ladri, non provano nemmeno a nascondere la nostalgia. Ambientano la storia nel 1987, mettono Top Gun al centro dell’immaginario e costruiscono un’avventura che potrebbe essere stata concepita quarant’anni fa. La sorpresa è che funziona.
Ryan Reynolds interpreta Troy Kelly, pilota della Marina statunitense impegnato in una missione segreta sopra l’Unione Sovietica. Quando il suo aereo viene abbattuto, si risveglia ferito e legato a un letto nella baita di Nikolai Ustinov (Kenneth Branagh), ex agente del KGB che nutre una passione quasi religiosa per gli Stati Uniti. Possiede persino una copia pirata di Top Gun, che guarda ossessivamente, e sogna di trasferirsi in America insieme alla figlia Anna (Maria Bakalova).
Da questa premessa nasce una fuga attraverso l’URSS, mentre il feroce agente Volkov (Marcin Dorociński) cerca di catturare Troy e impedire a Nikolai di portarlo in salvo. Ma la Guerra Fredda interessa al film molto meno della strana amicizia che nasce tra i due.
Il rischio era evidente: trasformare Troy nell’ennesima variante dell’uomo ironico e apparentemente invulnerabile che Reynolds interpreta da anni. Daley e Goldstein gli permettono qualche battuta, ma tengono sorprendentemente sotto controllo il “personaggio Ryan Reynolds”. Troy ricorda Maverick, ma dietro la sicurezza nasconde un uomo più leale e vulnerabile, segnato anche dal rapporto con il padre malato, interpretato da David Morse.
È una scelta fondamentale perché lascia spazio a Branagh. E il vero piacere di Mayday finisce per essere proprio Kenneth Branagh: barba enorme, accento russo, comicità deadpan e un’insospettabile predisposizione per le botte. Nikolai può passare dall’entusiasmo infantile per McDonald’s a uno scontro corpo a corpo senza che il personaggio perda coerenza.
La chimica tra Reynolds e Branagh permette al film di sopravvivere anche quando la sceneggiatura percorre strade già battute. Sono due nemici geopolitici che scoprono prevedibilmente di avere più cose in comune di quanto pensassero, ma Mayday non pretende di trasformare questa intuizione in una sofisticata riflessione sulla Guerra Fredda. Vuole soprattutto farci divertire mentre i suoi protagonisti litigano, combattono e cercano di non farsi ammazzare.
E Daley e Goldstein sanno ancora costruire l’azione. L’espulsione dall’aereo, i combattimenti corpo a corpo, una fuga attraverso Mosca e persino un gigantesco mezzo per il trasporto di missili restituiscono al film una fisicità spesso assente dalle produzioni destinate allo streaming. Barry Peterson fotografa gli aerei conferendo loro peso e scala, mentre le sequenze di volo hanno un’ambizione visiva che avrebbe meritato uno schermo cinematografico.
Non tutto mantiene lo stesso equilibrio. Con 110 minuti, Mayday dura più di quanto la sua premessa richiederebbe e alcune deviazioni sembrano esistere soprattutto per allungare il viaggio. Una sequenza dentro l’abitazione di un funzionario sovietico scivola deliberatamente nella farsa, mentre il rapporto di Troy con il padre cerca una profondità emotiva che resta appena abbozzata. Anche Maria Bakalova viene utilizzata molto meno di quanto il suo personaggio lascerebbe sperare.
Ma sono difetti curiosamente coerenti con il cinema che Mayday vuole evocare. Questo è un buddy movie senza cinismo, dove l’americano e il russo possono diventare amici, i cattivi vengono scaraventati contro le pareti e una canzone di Bruce Springsteen può accompagnare l’azione senza alcuna vergogna.
Daley e Goldstein non reinventano niente. Fanno qualcosa che oggi sembra quasi più insolito: realizzano un blockbuster vecchio stile competente, divertente e dotato di una propria personalità. Reynolds funziona proprio perché viene contenuto; Branagh, invece, perché gli viene concesso di scatenarsi.
Il vero peccato di Mayday è quindi quello di essere arrivato nel posto sbagliato. Nel 1987 sarebbe stato un film da multiplex; nel 2026 rischia di diventare una miniatura sulla homepage di Apple TV, consumata nel weekend e dimenticata la settimana successiva. È troppo derivativo per diventare un classico, ma decisamente troppo divertente per meritare quella sorte.
Su Apple TV dal 4 settembre.
© Riproduzione riservata




