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Voto: 6/10 Titolo originale: ネルソンさん、あなたは人を殺しましたか? , uscita: 11-09-2026. Regista: Shinya Tsukamoto.

Mr. Nelson, Did You Kill People?, recensione: Shinya Tsukamoto porta il Vietnam dentro la mente di un reduce

06/09/2026 recensione film di William Maga

La vera storia del marine afroamericano Allen Nelson diventa per Tsukamoto un duro film antimilitarista sul trauma, la responsabilità e sulla necessità di trasformare la memoria in testimonianza

MR NELSON DID YOU KILL PEOPLE film tsukamoto

«Signor Nelson, ha ucciso delle persone?» È la domanda di una bambina, ma anche quella da cui Allen Nelson ha trascorso buona parte della propria vita cercando di non fuggire. Mr. Nelson, Did You Kill People?, presentato in concorso a Venezia 83, nasce dalla vera esperienza del marine afroamericano che combatté in Vietnam e che, molti anni dopo, trasformò il proprio trauma in una testimonianza pacifista portata davanti a migliaia di persone.

Per Shinya Tsukamoto non è però una biografia tradizionale. Il regista di Tetsuo e Fires on the Plain continua piuttosto il percorso sulla guerra che attraversa la parte più recente della sua filmografia: non gli interessa ricostruire la battaglia come spettacolo, ma capire cosa rimane dentro chi è sopravvissuto dopo aver imparato a uccidere.

Il giovane Allen, interpretato da Mark Merphy, si arruola nei Marines a diciotto anni nel tentativo di sfuggire alla povertà e alla discriminazione. L’esercito gli promette appartenenza, identità e una possibilità di riscatto. In cambio pretende obbedienza assoluta. «Non pensare. Esegui gli ordini. Uccidi» diventa la logica attraverso cui un ragazzo viene trasformato in un ingranaggio.

Tsukamoto mostra il Vietnam con la violenza fisica e sensoriale che conosciamo dal suo cinema: corpi lacerati, spari assordanti, immagini spezzate e primi piani che sembrano impedire allo spettatore qualsiasi via di fuga. Ma il punto non è soltanto mostrare l’orrore. Il vero campo di battaglia del film comincia quando Allen torna negli Stati Uniti.

Nel presente, interpretato da Rodney Hicks, vive con un trauma che non riconosce più la distinzione fra passato e presente. Rumori, buio e gesti quotidiani possono improvvisamente riportarlo nella giungla. La guerra non viene ricordata: viene rivissuta.

La struttura stessa del film assume così la forma della memoria traumatica. Il montaggio interrompe continuamente il presente con lampi del Vietnam, quasi che Allen non possa collocare ciò che ha vissuto in un tempo ormai concluso.

Il rapporto con il dottor Daniels, interpretato da Geoffrey Rush, costituisce il cuore narrativo del film. Il terapeuta torna ossessivamente sulla stessa domanda: perché hai ucciso?

Allen possiede inizialmente una risposta semplice: perché era un soldato. Perché c’era una guerra. Perché gli era stato ordinato. Sono spiegazioni vere, ma Tsukamoto non permette che diventino un’assoluzione. Il passaggio più doloroso avviene quando il protagonista deve riconoscere che la macchina militare non ha soltanto agito attraverso di lui: una parte di lui ha partecipato attivamente alla violenza.

È qui che Mr. Nelson, Did You Kill People? evita la più facile retorica del reduce esclusivamente vittima del sistema. Nelson è stato usato da un apparato militare che gli ha insegnato a disumanizzare il nemico, ma è anche costretto a confrontarsi con ciò che ha fatto personalmente. Responsabilità e condizionamento non si annullano a vicenda.

Il film acquista ulteriore forza attraverso la condizione di Allen come afroamericano. Un combattente vietnamita gli ricorda che sta combattendo in nome della libertà per un Paese che non garantisce quella stessa libertà ai neri americani. È una contraddizione che incrina definitivamente il mito con cui il giovane era partito.

Tsukamoto può talvolta eccedere. Alcune esplosioni di violenza sono così insistite da avvicinarsi al rischio opposto: anziché aumentare l’impatto, possono anestetizzarlo. Anche la costruzione biografica presenta ellissi evidenti, lasciando in secondo piano parti importanti della vita adulta di Nelson.

Ma Rodney Hicks impedisce al film di ridursi a una dimostrazione stilistica. Il suo Allen è fisicamente attraversato dalla memoria: rabbia, vergogna e paura convivono senza che l’attore trasformi mai il personaggio in una semplice figura simbolica. Tatyana Ali, nei panni della moglie Linda, offre invece il contrappunto più quieto e umano, mentre Rush lavora soprattutto per sottrazione.

È significativo che Tsukamoto scelga di raccontare non soltanto la distruzione, ma anche la possibilità di una trasformazione. Rispetto a Fires on the Plain o Hokage, qui compare una via d’uscita, per quanto fragile: la parola.

Nel corso degli anni Allen Nelson iniziò a parlare pubblicamente della propria esperienza, diventando particolarmente conosciuto in Giappone, dove tenne oltre 1.200 incontri e dove sarebbe poi stato sepolto. Il film arriva fino al suo ritorno in Vietnam, chiudendo idealmente un percorso nel quale il luogo del trauma può finalmente tornare a essere abitato da persone e non soltanto da fantasmi.

Tsukamoto non suggerisce che raccontare significhi guarire completamente. Le persone uccise non tornano e il trauma non viene cancellato. Ma la memoria può smettere di essere soltanto un sintomo e trasformarsi in testimonianza.

Mr. Nelson, Did You Kill People? è quindi meno un’opera sulla guerra del Vietnam che una su ciò che la guerra continua a fare quando le armi hanno smesso di sparare. Imperfetto, a tratti eccessivo e mai conciliatorio, trova proprio nel percorso dal silenzio alla parola il suo significato più forte. Tsukamoto costringe prima Allen, e poi lo spettatore, a confrontarsi con una domanda elementare che ogni retorica bellica cerca di complicare: cosa significa davvero trasformare un essere umano in qualcuno capace di ucciderne un altro?

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