Home » Cinema » Horror & Thriller » [recensione da Sitges 49] Museum di Keishi Ohtomo

Voto: 6/10 Titolo originale: ミュージアム , uscita: 12-11-2016. Regista: Keishi Otomo.

[recensione da Sitges 49] Museum di Keishi Ohtomo

12/10/2016 recensione film di Sabrina Crivelli

In un richiamo troppo pedissecuo di Seven di David Fincher, l'adattamento dall'omonimo manga non riesce a sorprendere in alcun modo e anzi finisce per annoiare chi va in cerca di suspense

Museum del giapponese Keishi Ohtomo, presentato in anteprima mondiale al Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya di Sitges, cerca in ogni modo di scioccare attraverso immagini forti ed efferati crimini, ma fallisce per la mancanza di coesione nella narrazione e di profondità nella descrizione delle psicologie dei personaggi in scena.

Museum live action locandinaPalesemente ispirata a Seven, come d’altra parte l’omonimo manga di Ryosuke Tomoe, la pellicola sin da principio ripropone alcuni dei principali elementi diegetici ed iconici del geniale thriller di David Fincher del 1995, basando la storia su due di detective che indagano su una serie di efferati omicidi. In una vaga ripresa dell’accoppiata formata da Morgan Freeman e Brad Pitt, ma con una parziale commistione nei ruoli, un agente più anziano, Hisashi Sawamura (Shun Oguri) trascura la famiglia per dare la caccia a un killer psicopatico, mentre il suo giovane partner, il sensibile Junichi Nishino (Shuhei Nomura), lo affianca e cerca di aiutarlo nel dipanare il mistero. Attingendo ad ampie mani dalla suddetta fonte, vengono ripresenta poi una successione di scene del crimine ‘tematiche’, legate alle presunte colpe delle vittime. Al posto dei sette peccati capitali, di matrice troppo cattolica e lontana dalla cultura nipponica, quivi troviamo un surrogato più vago e sono messe in scena diverse sentenza di morte, enunciate da biglietti lasciati in loci: ‘per via canina’, ossia divorato dall’animale, ‘per parità d’amore’, ossia diviso in due parti e mandato a moglie e amante, ‘per bellezza’ ossia per congelamento del corpo nudo e così via. In ultimo sul finale viene aggiunto anche un richiamo al Jigsaw di Saw – L’enigmista, rinchiudendo allo stesso modo una delle sue vittime, ponendogli un indovinello e le spiandolo da lontano, ma anche in questo caso si tratta solo di divertimento fine a se stesso.

museum-5-ohtomoSe dunque parrebbe vigere il contrappasso nella scelta del supplizio, l’assassino protagonista di Museum è decisamente meno coerente nella punizione di quello di Seven (o di Saw), scostandosi dal giudice morale per assumere più i tratti di un folle che agisce in modo completamente illogico. Infatti, lungi dal voler castigare i vizi, in questo caso il fine ultimo dei delitti è creare delle opere d’arte a tema, da qui il titolo del film, in una descrizione della psiche e delle motivazioni del personaggio molto più confusa e meno convincente. Si tratta allora di un poco realistico maniaco che si aggira con la maschera di una rana (giusto per caratterizzarlo meglio), senza un disegno strutturato e che agisce abbastanza a caso, ma al contempo commette delitti metodicissimi, pedina a lungo le sue vittime e vuole assolutamente il merito dei suoi atti. L’idea che domina in tutto lo svolgimento è allora che chiunque possa impazzire a caso (forse dopo aver assistito a una scena di violenza), tra disturbi psicosomatici e manie omicide, concetto rinforzato dalla scena conclusiva, che vorrebbe lasciare l’inquietante interrogativo di come il male si annidi nell’animo umano.

museum-ohtomo-3In ultimo, terzo nucleo narrativo, troviamo il travagliato detective Sawamura, presentato tra presente e passato in un alternarsi inorganico di flash back, che per buona parte della narrazione è colto dai sensi di colpa per aver trascurato moglie e figlioletto per dedicarsi anima e corpo al lavoro. Soggetto eccessivamente patetizzato e altresì non molto approfondito, sembra quasi il protagonista di un melodramma sentimentale, conteso tra il senso del dovere, il rimpianto per ciò che non ha fatto prima per i suoi cari. Prosaici e non molto riusciti, i dialoghi rispecchiano la caratterizzazione monolitica e poco convincente anche dell’eroe e di chi gli sta intorno, mentre viene delineato il suo percorso di espiazione.

museum-ohtomoNoioso e non coeso per ciò che concerne infine il canovaccio in generale, se il primo terzo della pellicola è un’accozzaglia per nulla scorrevole di eventi abbozzati, mentre procede con il disvelamento dell’identità del criminale si alternano colpi di scena chiamati, mentre la storia fatica a decollare e si trascina a singhiozzi verso la fine, che sembra non arrivare mai.

Poco originale (come d’altro canto il manga) e tedioso, Museum non solo non riesce a proporre nulla di nuovo e banalizza la potenza visiva e di contenuto delle opere a cui si ispira, ma non è nemmeno capace di creare quel livello elementare di suspense necessaria a mantenere accesa l’attenzione minima dello spettare.

Morgan Freeman in Le ali della libertà (1994)
Horror & Thriller

Le ali della libertà: fu un flop e non vinse nemmeno un Oscar, oggi è il film più amato di sempre su IMDb

di Stella Delmattino

Uscito nel 1994, il dramma con Tim Robbins e Morgan Freeman ha avuto una seconda vita grazie al pubblico, conquistando nel tempo un primato straordinario

Apocalipsis Z Il Nuovo Mondo iflm 2026
Horror & Thriller

Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo, la recensione: più zombie e più sangue, ma su Prime Video si perde qualcosa

di Marco Tedesco

Carles Torrens torna nell'universo postapocalittico di Manel Loureiro con un sequel più spettacolare e militarizzato, che cambia radicalmente prospettiva rispetto al primo capitolo

Una scena di Halloween (2018)
Horror & Thriller

Jamie Lee Curtis su Netflix, nel sequel che ha diviso la critica, ma è entrato nel cuore dei fan

di Team Digital

Halloween 2018 riporta Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Strode dopo 40 anni. Analisi completa del sequel diretto da David Gordon Green.

Wardriver
Horror & Thriller

Su Prime Video il thriller su un hacker che ruba milioni senza uscire dall’auto, ma un colpo lo trascina in un incubo

di Team Digital

Su Prime Video arriva Wardriver, il thriller con Dane DeHaan su un hacker coinvolto in una rapina informatica che si trasforma in un incubo.