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Voto: 8/10 Titolo originale: The Warriors , uscita: 01-02-1979. Budget: $4,000,000. Regista: Walter Hill.

Recensione Story | I Guerrieri della Notte di Walter Hill

20/10/2019 recensione film di William Maga

Nel 1979 arrivava nei cinema l'adattamento dell'omonimo romanzo di Sol Yurick, una violenta anabasi in salsa newyorkese diretta con aggressiva maestria

Michael Beck, Tom McKitterick e Brian Tyler i guerrieri della notte film 1979

Dal Bronx a Coney Island, come da Babilonia al Ponto. Un’idea originale e spericolata: ispirarsi all’Anabasi di Senofonte e alla ritirata dell’esercito greco, dopo la battaglia contro Artaserse, per raccontare le gesta di un manipolo di «guerrieri» uniti sotto le insegne di una banda giovanile. Sfondo è la New York notturna, surreale e insidiosa, tra l’ostilità di gang nemiche che difendono con la vita i loro territori. II libro dello scrittore americano Sol Yurick, porta come data di prima pubblicazione il 1965. Quindici anni di oscura fortuna letteraria e commerciale fino al lancio sul mercato internazionale sulla coda del successo e delle polemiche (di odore pubblicitario) sollevate dall’omonimo film diretto da Walter Hill nel 1979, I Guerrieri della Notte (aka The Warriors).

guerrieri della notte hill warriors locandinaGià segnalatosi negli anni precedenti con L’eroe della Strada e Driver l’imprendibile, di essenziale eleganza formale in quel loro disegno rigorosamente deterministico di personaggi dalla «vita violenta», il regista giungeva infine nel 1979 alla sua opera più compiuta e più matura, senza nulla perdere di quella sua strenua riflessione sulla violenza, qui emblematizzata in moduli narrativi che ora assumono il ritmo e i toni di un drammatico musical (quasi un aggiornato West Side Story, per intenderci), ora le asprezze realistiche di un torvo scorcio di ‘notti brave’ (completamente estraneo peraltro alla compiaciuta ambiguità dell’Arancia meccanica di Stanley Kubrick).

La vicenda per se stessa appare, del resto, puramente gregaria rispetto all’intento di Walter Hill di ‘mimare’, con sapiente astrazione, le bellicose imprese, appunto, dei ‘guerrieri’ (tra i quali spiccano i semi-sconosciuti Dorsey Wright, Michael Beck e James Remar). Tali si definiscono i teppisti di una delle tante bande di giovani emarginati e disadattati sociali che, nel corso di un’interminabile notte, dagli slums dei ghetti di periferia risalgono i tunnel da incubo della metropolitana verso Manhattan per scontrarsi con le gang rivali e con la polizia.

Per una volta del tutto incolpevoli, i « guerrieri » sono incastrati in un regolamento di conti per vendicare l’assassinio (compiuto in realtà da un altro psicopatico teppista) di una sorta di visionario leader, proprio mentre costui prefigurava di unificare in una ‘invincibile armata’ i sessantamila affiliati delle molte bande newyorkesi. Attaccati spietatamente dai nemici e dai poliziotti, i ‘guerrieri’ si difendono senza esclusione di colpi, fino a quando, all’alba — insieme alla conclusione delle trasmissioni di un’emittente che ha scandito per tutta la notte le loro imprese con le ruggenti note dell’hard-rock — ogni torto viene raddrizzato e ogni malvagità punita.

La pasta del racconto originario si modella in pura dimensione di fisicità: corpi che incontrano altri corpi, cose, oggetti e reagiscono in aggressione o difesa senza alcuna articolazione psicologica, morale, sociale. Le uniche emozioni sono la paura e il coraggio; i meccanismi dell’intelletto messi in moto si arrestano ad elementari tattiche di sfida o di attacco; il solo sentimento avvertibile è un ottuso «machismo» di camerati combattenti. Sono «guerrieri» collaudati allo scontro, alla battaglia, macchine semplici e brutali pronte alla violenza, quasi senza cattiveria, con un’umanità prosciugata ai bisogni essenziali.

Su questa sottile e audace traccia narrativa, Walter Hill costruisce un racconto di suspense e agonismo che offre, nel paradosso, il senso di una moderna metropoli mostruosa, crudelmente primordiale, con i feroci confronti per la sopravvivenza che nasconde. Un’epica urbana della miseria e della violenza, spietata perché immune da moralismi melodrammatici.

James Remar e Jery Hewitt i guerrieri della notte 1979I Guerrieri della Notte, attraverso la linearità dei personaggi, delle situazioni, dei significati, così come nella schematica costruzione della vicenda e nella dura gergalità dei linguaggio ricerca gli stereotipi narrativi e iconografici del fumetto. Sfruttando le possibilità espressive legate alla striscia il regista impagina un fumetto cinematografico, sorta di ‘Anabasi a New York’, scrupolosamente confezionato per il fabbisogno culturale, sociale e spettacolare di un pubblico già all’epoca allenato al consumo di questo genere di letteratura per immagini.

Le coordinate intellettuali del «destinatario» al consumo erano d’altra parte già suggerite nel libro, in cui si descrive il «guerriero» Junior, intento nella lettura di un ‘giornalino’ ispirato alle imprese dell’esercito greco.

Il lungometraggio conserva del romanzo però soltanto l’anima e la dorsale narrativa (l’angoscia della ritirata verso la sicurezza e la protezione della patria-quartiere), mentre si allontana decisamente in numerosi risvolti della trama, nei personaggi, nei fatti, persino nei nomi. La violenza di alcune pagine si ammorbidisce davanti alla macchina da presa di Walter Hill in una sorta di atletica maratona attraverso la notte newyorchese, dove gli ostacoli, in un’oleografia di lontane ambizioni kubrickiane, sono rappresentati dai poliziotti e dalle bande che sbarrano la strada ai Guerrieri.

In ogni caso, tale icastica rappresentazione di una New York infestata di violenza e brutalità era senz’altro ispirata a una realtà, quella dell’epoca, innegabilmente crudele. I Guerrieri della Notte aggredisce lo spettatore fin dalle prime inquadrature, con Walter Hill qui padroneggia l’incandescente materia con spettacolare maestria, sulla base della nitida sceneggiatura alla quale aveva personalmente collaborato.

Nel duplice inseguimento (nemici + sbirri), la violenza mescolata all’odio non ha sullo schermo freni né limiti e proprio la polizia è quella che ha la mano meno leggera nella persecuzione ai «Warrios». Tale inaudita carica violenta lasciò nel 1979 perplessi certi strati di spettatori, pronti a dire che di brutalità e crudeltà ce ne fosse già anche troppa nella quotidiana realtà. E sotto questo profilo, il film di Walter Hill continua ancora oggi, 40 anni dopo, a far discutere, trovando chi lo ripudia e chi, magari con un po’ di enfasi, lo esalta, con l’aiuto di quelli che sono gli innegabili suoi meriti spettacolari e l’efficacia della totalità degli interpreti.

Di seguito trovate il una celebre scena di I Guerrieri della Notte:

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