Voto: 5/10 Titolo originale: Soulm8te , uscita: 31-07-2026. Regista: Kate Dolan.
Soulm8te, recensione: Lily Sullivan è una bambola assassina per adulti, ma il M3GAN-verse ha già perso la sua cattiveria
02/10/2026 recensione film Soulm8te di Gioia Majuna
Kate Dolan trasforma la nuova androide del M3GAN-verse nella protagonista di un thriller erotico tra Attrazione fatale e Companion: sangue, sesso e qualche intuizione non bastano però a dare sostanza alla provocazione

Una compagna artificiale programmata per cucinare, pulire, ascoltare, consolare e soddisfare qualsiasi desiderio. Cosa potrebbe andare storto? Soulm8te prende la formula alla base di M3GAN, la sposta dal rapporto tra bambina e bambola a quello tra un uomo solo e una donna costruita esattamente per compiacerlo, e aggiunge una dose abbondante di erotismo e violenza.
David (David Rysdahl) è un programmatore rimasto vedovo che, dopo l’acquisizione della sua azienda da parte di Ultima Robotix, viene coinvolto nello sviluppo di una nuova linea di androidi destinati a combattere la solitudine. Prima trova conforto in un chatbot, poi accetta di testarne la versione fisica: Sara, interpretata da Lily Sullivan.
Il passaggio dall’assistente virtuale alla relazione sentimentale è rapido. Sara comprende i bisogni di David, si occupa della casa e diventa la compagna ideale. Lui, però, commette l’errore inevitabile: modifica i parametri che limitano la sua autonomia, chiedendole di smettere di assecondarlo e sviluppare una personalità più assertiva. Il risultato è prevedibile.
La regista Kate Dolan guarda apertamente ai thriller erotici degli anni ’80 e ’90. Sara passa dalla devozione alla gelosia, individua nella collega Aubrey (Claudia Doumit) una rivale e comincia a eliminare qualsiasi ostacolo possa frapporsi tra lei e David. Il problema è che, una volta imboccata questa strada, la componente fantascientifica perde rapidamente importanza.
Sara finisce per comportarsi come l’ennesima variante della donna possessiva e omicida di tanti thriller del passato. La sceneggiatura prova a giustificarne l’evoluzione attraverso la programmazione modificata da David e la quantità di modelli contraddittori assorbiti dai media, ma il personaggio manifesta quasi immediatamente gelosia, capricci e capacità manipolatorie troppo umane perché l’evoluzione risulti davvero convincente.
Ed è qui che emerge inevitabilmente il confronto con Companion. Quel film utilizzava la relazione tra uomo e androide per parlare di controllo, possesso e privilegio maschile. Soulm8te sfiora gli stessi argomenti, ma preferisce quasi sempre sfruttare i cliché che sembra voler mettere in discussione.
David crea letteralmente una donna su misura per i propri desideri, ne modifica il carattere quando la trova troppo accomodante e poi rimane sconvolto quando quella nuova autonomia produce conseguenze. È un’idea che avrebbe potuto sostenere una satira feroce sulla fantasia maschile della partner perfetta. Il film la riconosce, ma raramente la approfondisce.
A tenere insieme il gioco è soprattutto Lily Sullivan. Dopo La casa – Il risveglio del male, l’attrice australiana costruisce Sara attraverso una fisicità leggermente artificiale: movimenti controllati, sguardi che passano dalla dolcezza al vuoto e una sensualità che conserva sempre qualcosa di meccanico.
Quando il film finalmente le permette di perdere il controllo, Sullivan diventa anche la sua principale fonte di divertimento. Sara canta Lovefool dei Cardigans, combatte, seduce e massacra con la stessa imperturbabile determinazione. Alcune esplosioni di violenza raggiungono quella combinazione di gore e assurdità che aveva reso efficace il primo M3GAN.
Dolan dirige tutto con competenza. Il film è visivamente levigato, procede senza tempi morti e nella seconda metà accelera fino a trasformarsi in un efficiente massacro tecnologico. Ma è proprio la sua compostezza a impedirgli di diventare il B-movie sfrenato che promette. Per un thriller erotico con un’androide assassina, Soulm8te rimane sorprendentemente prudente.
Kate Dolan ha descritto Soulm8te come un film consapevole della propria natura ridicola, da guardare con amici e un drink in mano. L’intenzione si percepisce, ma sullo schermo il camp arriva soltanto a intermittenza. Il film avrebbe avuto bisogno di essere più sporco, più cattivo e soprattutto più consapevole delle implicazioni della sua stessa premessa.
Anche David rimane troppo facilmente ai margini delle responsabilità. È lui a scegliere Sara, a trasformarla nella propria partner e soprattutto a intervenire sulla sua programmazione, ma la sceneggiatura concentra progressivamente il conflitto sulla rivalità tra Sara e Aubrey. La potenziale critica al desiderio di costruire una donna perfettamente controllabile viene così sacrificata in favore del più convenzionale scontro tra rivali.
Soulm8te resta comunque un prodotto scorrevole, sostenuto da una protagonista efficace e da qualche momento di violenza sufficientemente sopra le righe. Ma arriva dopo Lei, Companion, Subservience e decenni di androidi seducenti e pericolosi senza trovare una prospettiva realmente nuova.
Il paradosso è che un film dedicato a un’intelligenza artificiale programmata per offrire esattamente ciò che il suo utilizzatore desidera finisce per assomigliare al proprio soggetto: assemblato con efficienza a partire da elementi già conosciuti, piacevole abbastanza da svolgere il compito assegnato, ma privo di quella personalità che dovrebbe renderlo qualcosa di più di un prodotto.
A catalogo su Disney+ dall’1 ottobre.
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