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Paul Feig critica i test screening online di Netflix: cosa non funziona

28/03/2026 news di Stella Delmattino

Il regista ha parlato dei pericoli per chi fa il suo lavoro

paul feig intervista 2026

Lo streaming ha cambiato profondamente il funzionamento di Hollywood, e questo include anche i test screening dei film. Quando un progetto viene testato per Netflix, entra in gioco un sistema completamente diverso rispetto alla classica proiezione in sala, perché il contenuto è pensato per essere visto a casa, esattamente come fa il pubblico della piattaforma. In una recente puntata del podcast The Town Podcast, il regista Paul Feig ha raccontato nel dettaglio cosa significa testare un film in questo contesto e perché, secondo lui, l’esperienza è radicalmente diversa.

Feig, che è in realtà uno dei registi più redditizi di Hollywood, ha costruito la sua carriera trasformando film dal budget contenuto in grandi successi. Titoli come Le amiche della sposa, realizzato con 32 milioni di dollari e capace di incassarne oltre 300, oppure Corpi da reato, confermano questa tendenza. Più recentemente ha replicato il successo con The Housemaid, girato con circa 35 milioni di dollari e arrivato vicino ai 400 milioni di incasso globale. Gran parte di questi risultati, spiega, deriva proprio dall’uso sistematico dei test screening, che gli permettono di capire cosa funziona e cosa no prima dell’uscita.

Feig ha sempre dichiarato di amare i test screening tradizionali perché gli permettono di osservare direttamente il pubblico e cogliere segnali fisici immediati: se le persone si sporgono in avanti, si coprono gli occhi, sobbalzano o controllano il telefono. Sono queste reazioni spontanee a fornire un feedback autentico, in tempo reale, su ciò che funziona davvero nel film. Tuttavia, quando si passa allo streaming, tutto questo scompare. Non esiste più una “sala” da leggere, ma solo dati raccolti a distanza.

Il regista è stato molto diretto nel raccontare la sua esperienza con i test virtuali di Netflix, definendola una delle peggiori della sua carriera durante la lavorazione di L’accademia del bene e del male. Dopo aver testato il film in sala, la piattaforma ha richiesto anche una versione online. Il risultato, secondo Feig, è stato frustrante: una gigantesca schermata in stile Zoom con decine di spettatori collegati da casa, intenti a guardare il film in condizioni tutt’altro che ideali. Persone che si alzano, preparano da mangiare, spariscono per minuti o si distraggono continuamente, per poi dichiarare di non aver capito la storia.

Ed è proprio qui che emerge il limite principale dei test screening streaming: si passa da una risposta emotiva immediata a un’analisi di comportamenti registrati. La domanda principale diventa se lo spettatore ha terminato il film, insieme ad altri dati come l’abbandono della visione, i rewind o il tempo impiegato per iniziare il contenuto. In molti casi, gli utenti vengono anche ripresi mentre guardano il film da casa, mostrando un livello di distrazione che rende difficile interpretare davvero il loro coinvolgimento.

Secondo Feig, questo tipo di contesto rende molto difficile trarre conclusioni utili. Non si tratta più di interpretare una reazione collettiva e immersiva, ma di analizzare il comportamento di spettatori distratti. Il livello di attenzione non è paragonabile a quello di una sala cinematografica, e questo rischia di falsare completamente il valore del feedback. Eppure, questo è il contesto reale in cui molti film vengono oggi consumati.

Questo porta a una riflessione più ampia: cinema e streaming non differiscono solo nella distribuzione, ma anche nel modo in cui misurano il successo, influenzando direttamente le scelte creative. Nei test per lo streaming, il primo atto diventa fondamentale perché è lì che si concentra il rischio di abbandono, mentre nel cinema conta di più la tenuta nel tempo e il passaparola. Per questo motivo, chi sviluppa un progetto per Netflix dovrebbe puntare su elementi forti fin dall’inizio, capaci di catturare immediatamente l’attenzione.

Queste dinamiche hanno un impatto concreto sul montaggio, sul ritmo e sulla struttura narrativa, diventando un fattore da considerare già nelle fasi di sviluppo. Paul Feig, grazie alla sua esperienza, è in grado di distinguere quali segnali seguire e quali ignorare, mentre molti registi meno esperti rischiano di farsi condizionare eccessivamente dai dati. Il punto centrale, però, resta aperto: se il pubblico è sempre più distratto, ha senso iniziare a costruire film pensando a questo tipo di visione?

Lo streaming non cambia solo il modo in cui i film vengono visti, ma anche il modo in cui vengono pensati, testati e interpretati. Ed è proprio questa la vera questione sollevata da Feig, ben prima ancora di arrivare davanti a un test screening.

Tags:Paul Feig
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