Voto: 6/10 Titolo originale: Inferno in diretta , uscita: 08-08-1985. Regista: Ruggero Deodato.
Recensione story: Inferno in diretta di Ruggero Deodato (1985)
11/08/2026 recensione film Inferno in diretta di Pier Paolo Bonelli
Il film del 1985 torna a Locarno nella versione restaurata: un viaggio tra exploitation, action e violenza che racconta un'epoca irripetibile del cinema italiano

Tra il 1977 e il 1985 Ruggero Deodato costruì con Ultimo mondo cannibale, Cannibal Holocaust e Inferno in diretta una delle trilogie più controverse del cinema di genere italiano. Tre film diversissimi tra loro, ma accomunati da una violenza esplicita, dall’attrazione per territori estremi e da uno sguardo tutt’altro che rassicurante sul rapporto tra civiltà, immagini e spettacolo.
Deodato, del resto, arrivò al cinema attraverso un percorso singolare. Come ricordato da Giona A. Nazzaro al Festival di Locarno, persino l’inizio della sua carriera sarebbe legato a un aneddoto degno di un film: Roberto Rossellini lo avrebbe promosso sul campo dopo che il giovane Deodato era riuscito a riportare a casa sano e salvo suo figlio Renzo al termine di una sbronza colossale.
Qualche decennio più tardi quel ragazzo sarebbe diventato uno dei nomi italiani più conosciuti nell’exploitation internazionale. Soprattutto Cannibal Holocaust, tra sequestri, processi e censure, avrebbe contribuito a costruire intorno a Deodato una fama destinata a superare ampiamente i confini italiani.
Inferno in diretta, uscito nel 1985, chiude idealmente quella stagione, anche se di cannibali, in realtà, questa volta ce ne sono ben pochi. Deodato sposta infatti il proprio cinema verso l’action, l’avventura e il war movie, conservando però la brutalità e soprattutto l’ossessione per chi trasforma la violenza in immagini.
Quarant’anni dopo, il film è tornato sul grande schermo al Locarno Film Festival 2026, che ha ospitato la prima mondiale del suo restauro all’interno di Histoire(s) du cinéma. Una riscoperta particolarmente significativa per un’opera che ebbe una storia distributiva complessa: Deodato realizzò versioni differenti di alcune sequenze, girando varianti più morbide e altre decisamente più cruente destinate ai diversi mercati internazionali.
Come raccontato durante la presentazione a Locarno, un ruolo fondamentale nel recupero lo ha avuto il produttore Alessandro Fracassi, che aveva conservato il materiale relativo ai tagli operati sul film. La disponibilità di questi materiali ha permesso di recuperare sequenze eliminate e di restituire Inferno in diretta nella sua forma più completa.
Al centro della storia troviamo Fran Hudson, reporter televisiva interpretata da Lisa Blount, che insieme al cameraman Mark Ludman parte per la giungla sudamericana sulle tracce di Tommy, figlio scomparso del proprietario dell’emittente per cui lavora.
L’indagine conduce la troupe verso il misterioso colonnello Brian Horne, ex militare che ha costruito attorno a sé un piccolo esercito e combatte una personale guerra contro il narcotraffico. Ritrovare Tommy e raggiungere Horne significa però attraversare un territorio nel quale machete, frecce avvelenate, sparatorie e mutilazioni diventano rapidamente la normalità.
È qui che Inferno in diretta rivela il legame più interessante con Cannibal Holocaust. Ancora una volta Deodato mette una troupe davanti alla violenza e si interroga sul confine tra documentazione e spettacolarizzazione. Ma lo fa questa volta attraverso un cinema ancora più sfacciatamente commerciale, contaminando reportage, exploitation, action e avventura tropicale.
Il risultato è volutamente eccessivo, irregolare e profondamente legato alla stagione dei B-movie italiani. I mezzi non sono quelli di una grande produzione hollywoodiana e la recitazione procede talvolta per eccessi, ma Deodato compensa con una regia fisica, un gusto quasi primordiale per l’azione e una capacità di trasformare la scarsità di risorse in energia.
Nel cast compare anche Willie Aames, popolarissimo negli anni Settanta e Ottanta grazie al ruolo di Tommy Bradford ne La famiglia Bradford, affiancato da Richard Lynch, Michael Berryman, Karen Black, Leonard Mann e da un giovanissimo Eriq La Salle.
A rendere ancora più riconoscibile il film contribuisce la colonna sonora elettronica di Claudio Simonetti, qui senza i Goblin. Non casualmente, la proiezione di Locarno è stata introdotta proprio dal compositore, celebrato dal Festival con un Pardo speciale alla carriera.
Rivedere oggi Inferno in diretta significa soprattutto confrontarsi con un modello di cinema italiano praticamente scomparso. Negli anni Settanta e Ottanta horror, thriller, polizieschi ed exploitation realizzati con budget relativamente contenuti riuscivano a essere venduti in tutto il mondo, spesso cambiando titolo e montaggio a seconda del mercato.
Inferno in diretta è uno degli ultimi prodotti di quella stagione: violento, esagerato, imperfetto e orgogliosamente di genere. Il suo ritorno a Locarno non ha quindi soltanto il sapore della riscoperta cinefila. È anche il recupero di un momento in cui il cinema italiano sapeva produrre B-movie capaci di attraversare i confini e lasciare un’impronta nell’immaginario internazionale.
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