Brad Pitt punta sull’IA per salvare i film a medio budget: «Può aiutarli a essere realizzati»
11/08/2026 news di Stella Delmattino
Brad Pitt vede nell’intelligenza artificiale un possibile strumento per ridurre i costi di produzione e riportare in vita una fascia di cinema che Hollywood fatica sempre più a finanziare. Ma traccia una linea netta sull’utilizzo degli attori artificiali

L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a salvare i film a medio budget. A sostenerlo è Brad Pitt, che ha affrontato uno dei temi più controversi della Hollywood contemporanea spiegando perché, almeno in alcuni ambiti, considera l’IA uno strumento potenzialmente utile per il futuro del cinema.
Il punto, secondo l’attore e produttore premio Oscar, non sarebbe sostituire interpreti o creativi, ma ridurre alcuni dei costi che rendono sempre più difficile finanziare film ambiziosi lontani dalle dimensioni dei grandi blockbuster.
Intervistato da Esquire, Pitt ha parlato apertamente delle resistenze che accompagnano l’ingresso dell’intelligenza artificiale nell’industria cinematografica, indicando però una possibile applicazione che considera particolarmente interessante.
«C’è molta opposizione all’IA, ma sarà proprio l’IA, se utilizzata come strumento, ad aiutare questi film a medio budget, quelli tra i 40 e i 90 milioni di dollari, a essere realizzati.»
L’attore ha definito la progressiva introduzione di queste tecnologie nel filmmaking «un esperimento molto interessante». La sua attenzione sembra rivolgersi soprattutto agli strumenti capaci di rendere meno costosi processi particolarmente onerosi, come quelli legati agli effetti visivi.
La distinzione è fondamentale perché Pitt non sostiene indiscriminatamente qualsiasi applicazione dell’IA al cinema. Al contrario, si è dichiarato apertamente contrario alla prospettiva di sostituire gli interpreti con attori generati artificialmente. Il suo ragionamento riguarda quindi l’IA intesa come supporto alla produzione, non come alternativa alle persone che realizzano un film.
Non è casuale che Pitt abbia individuato precisamente la fascia compresa tra 40 e 90 milioni di dollari. Sono produzioni abbastanza costose da richiedere un investimento importante, ma che spesso non possono contare sulla sicurezza commerciale garantita da franchise, sequel e grandi proprietà intellettuali.
Ed è un problema che Pitt conosce anche dall’altra parte della macchina cinematografica. Attraverso Plan B Entertainment, la società di produzione da lui co-fondata, ha contribuito negli anni a portare sullo schermo progetti e registi difficilmente riconducibili alla formula del blockbuster tradizionale.
Tra i film prodotti dalla società figurano 12 anni schiavo di Steve McQueen, Moonlight di Barry Jenkins, The Big Short di Adam McKay e The Lost City of Z di James Gray. Plan B ha inoltre lavorato con autori come Andrew Dominik e Terrence Malick.
Quando Pitt parla della difficoltà di realizzare questo tipo di cinema, quindi, non lo fa soltanto dalla prospettiva di una star, ma anche da quella di un produttore che da anni cerca di finanziare progetti guidati dagli autori.
Pitt non è inoltre l’unico nome importante di Hollywood a guardare con interesse alle possibilità offerte da queste tecnologie. Registi come Steven Soderbergh, Robert Rodriguez, Paul Schrader, Alex Proyas e Mathieu Kassovitz hanno esplorato o discusso differenti possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Anche Michael Mann starebbe valutando strumenti legati all’IA nel tentativo di contenere gli elevati costi produttivi di Heat 2, progetto particolarmente complesso proprio per le sue dimensioni e ambizioni.
È probabilmente questo il punto più interessante delle dichiarazioni di Pitt. L’IA non necessariamente come mezzo per sostituire il cinema tradizionale, ma come possibile strumento per rendere economicamente realizzabili film che altrimenti rischierebbero di non ottenere il via libera.
Naturalmente resta aperta la questione decisiva: dove finisca l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come semplice strumento e dove inizi invece la sostituzione del lavoro umano. Pitt, almeno per il momento, sembra avere una posizione precisa: usarla per permettere a più film di esistere, non per eliminare le persone che li realizzano.
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