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Ami l’anime originale di Dragon Ball? Devi recuperare il suo sequel ufficiale (che sta dividendo i fan)

01/05/2026 news di Andrea Palazzolo

Il sequel ufficiale di Dragon Ball sta dividendo i fan. Perché guardarlo e perché in tanti si stanno lamentando.

Dragon Ball Super

Quarant’anni di storia, miliardi di fan in tutto il mondo, un’influenza culturale che ha ridefinito il concetto stesso di shonen. Dragon Ball non è semplicemente un anime: è un fenomeno generazionale che ha plasmato l’immaginario collettivo di intere generazioni. Eppure, proprio mentre i fan attendevano con il fiato sospeso il prossimo capitolo della saga, l’annuncio di quest’anno ha lasciato molti con l’amaro in bocca.

Il franchise ha infatti confermato due nuovi progetti per il 2026 quali Dragon Ball Super: The Galactic Patrol, la tanto agognata continuazione animata della serie principale, e Dragon Ball Super: Beerus, previsto per la fine dell’anno. Sulla carta, una doppietta da sogno. Nella pratica, un doppio annuncio che ha scatenato reazioni contrastanti nella community internazionale.

Il problema non sta nella qualità visiva o nella fedeltà al materiale originale. I primi trailer di Dragon Ball Super: Beerus mostrano un comparto tecnico raffinato, animazioni fluide e una cura estetica che farebbe brillare gli occhi a qualsiasi appassionato. Il vero nodo della questione è un altro: perché raccontare ancora una volta l’arco di Battle of Gods, l’introduzione di Beerus e la trasformazione in Super Saiyan God, quando questa storia è già stata narrata ben due volte?

La prima versione risale al 2013, con il film Dragon Ball Z: Battle of Gods, che ha riportato il franchise sul grande schermo dopo anni di pausa. Un successo planetario che ha riacceso l’interesse globale per l’universo creato da Akira Toriyama. Poi, nel 2015, Dragon Ball Super ha ripreso quegli stessi eventi nei primi episodi della serie televisiva, riproponendo la battaglia contro il Dio della Distruzione con alcune variazioni narrative ma mantenendo intatta la struttura portante della trama.

Dragon Ball
Dragon Ball, fonte: Mediaset

Adesso, nel 2026, ci prepariamo a vedere quella stessa storia per la terza volta. Certo, con una veste grafica rinnovata e probabilmente qualche aggiustamento narrativo qua e là, ma il nucleo rimarrà identico: Beerus si sveglia dal suo lungo sonno, cerca il Super Saiyan God, Goku ottiene la nuova trasformazione attraverso il rituale con gli altri Saiyan. La struttura narrativa non può cambiare radicalmente senza compromettere la coerenza dell’intero universo narrativo.

La community si divide. C’è chi apprezza l’opportunità di rivivere uno degli archi più amati con una qualità visiva superiore, chi è disposto ad aspettare pazientemente The Galactic Patrol accettando questo “antipasto” come tributo necessario. Poi c’è chi, e sono in molti, non nasconde la delusione: dopo anni di attesa, ci si aspettava un salto in avanti, non uno sguardo all’indietro.

Dragon Ball ha dimostrato nei suoi quarant’anni di esistenza di saper reinventarsi, sorprendere, emozionare. Ha superato la fine della serie classica, ha resistito a critiche e cambiamenti generazionali, ha saputo tornare sulla cresta dell’onda quando molti lo davano per esaurito. Ma ogni rapporto, anche quello tra un franchise e i suoi fan, si fonda su un equilibrio delicato tra rispetto delle aspettative e capacità di innovare.

Questo è ciò che ha reso Dragon Ball immortale: non la perfezione tecnica o la coerenza narrativa assoluta, ma la capacità di farci sognare, di farci credere che ci sia sempre un nuovo livello da raggiungere, sempre una nuova sfida oltre l’orizzonte. E quella sensazione, nessun remake, per quanto ben fatto, potrà mai replicarla come una storia davvero nuova.

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