Titolo originale: Carrie , uscita: 07-10-2026. Stagioni: 1.
Carrie, Matthew Lillard svela il fatto realmente accaduto che ha ispirato la serie di Mike Flanagan
23/10/2026 news di Stella Delmattino
L'attore racconta come un episodio legato a un account anonimo sui social abbia suggerito al regista una nuova chiave per rileggere il romanzo di Stephen King.

La nuova Carrie di Mike Flanagan nasce anche da un episodio realmente accaduto. A rivelarlo è Matthew Lillard, interprete del preside Henry Grayle nella serie di Prime Video, che ha raccontato come il regista abbia trovato l’ispirazione per la sua rilettura del romanzo di Stephen King in una vicenda legata ai social network e alle conseguenze dell’anonimato online.
Intervistato da The Direct, Lillard ha spiegato che Flanagan era venuto a conoscenza di un caso in cui un account anonimo sui social aveva provocato problemi e tensioni all’interno di una piccola cittadina. Il regista avrebbe riconosciuto in quella vicenda una struttura narrativa adatta a raccontare nuovamente la storia di Carrie White, trasferendo le dinamiche di persecuzione e isolamento del romanzo originale nell’epoca della comunicazione digitale.
Da un episodio reale alla nuova Carrie
Secondo Lillard, Flanagan ha preso quella situazione e «vi ha sovrapposto l’archetipo di Carrie», costruendo una storia che l’attore considera «assolutamente attuale».
Il dettaglio è significativo perché suggerisce che l’aggiornamento tecnologico non sia soltanto un’aggiunta superficiale alla vicenda. Nel romanzo pubblicato da Stephen King nel 1974, Carrie è una ragazza emarginata, vittima delle umiliazioni dei compagni e del fanatismo religioso della madre. La violenza che subisce nasce principalmente negli ambienti che frequenta ogni giorno, dalla scuola alla casa.
Con i social network, quelle stesse dinamiche possono assumere una dimensione diversa. Le umiliazioni non rimangono confinate ai corridoi scolastici, ma possono circolare, essere condivise e raggiungere la vittima anche quando si trova lontano dai propri persecutori. L’anonimato, inoltre, permette di alimentare la crudeltà senza esporsi direttamente alle conseguenze delle proprie azioni.
È proprio questa trasformazione del bullismo in un fenomeno potenzialmente continuo e collettivo a rendere particolarmente pertinente la scelta di Flanagan. La tragedia di Carrie può così essere riletta attraverso meccanismi sociali che Stephen King non poteva prevedere nel 1974, ma che prolungano le questioni centrali del suo romanzo.
Matthew Lillard: una storia che può parlare a nuove generazioni
Nel corso dell’intervista, Lillard ha sottolineato anche un altro aspetto dell’operazione: la possibilità di raggiungere spettatori che conoscono il personaggio di Carrie soprattutto attraverso la sua fama nell’immaginario horror, senza avere necessariamente letto il libro o visto gli adattamenti precedenti.
Come ha spiegato l’attore:
«Ci sono intere generazioni, una dopo l’altra, che sanno che cosa sia Carrie, ma non hanno un legame con la storia».
Secondo Lillard, Flanagan ha quindi «trovato un modo incredibile per raccontarla di nuovo, proprio nel presente», rendendo la vicenda accessibile anche a un pubblico che non ha familiarità con le sue precedenti incarnazioni.
Lillard interpreta Henry Grayle, il preside della scuola frequentata da Carrie, una figura adulta chiamata a confrontarsi con i comportamenti sempre più problematici degli studenti. La sua presenza si inserisce in un adattamento che amplia il ruolo dell’ambiente scolastico e delle responsabilità degli adulti rispetto alla persecuzione della protagonista.
Il cast e la nuova rilettura di Stephen King
La serie, composta da otto episodi, vede Summer H. Howell nel ruolo di Carrie White e Samantha Sloyan in quello della madre Margaret. Completano il cast Siena Agudong nei panni di Sue Snell, Joel Oulette come Tommy Ross, Alison Thornton come Chris Hargensen e Arthur Conti nel ruolo di Billy Nolan.
Amber Midthunder interpreta l’insegnante di educazione fisica Rita Desjardin, mentre Tim Bagley veste i panni del consulente scolastico Peter Morton. Mike Flanagan è creatore, sceneggiatore e produttore esecutivo dell’adattamento.
Il formato seriale offre al regista la possibilità di dedicare maggiore attenzione ai rapporti familiari, alle dinamiche tra gli studenti e al progressivo isolamento della protagonista, senza concentrare tutto il racconto esclusivamente sulla sua esplosione finale di violenza.
Rimane però un elemento da chiarire: Lillard non ha identificato pubblicamente la cittadina né l’episodio specifico che avrebbe ispirato Flanagan. Non è quindi possibile stabilire quanto della vicenda reale sia stato ripreso nella sceneggiatura e quanto sia stato rielaborato.
Ciò che emerge dalle sue dichiarazioni è comunque la direzione scelta dal regista: utilizzare un caso di ostilità alimentata dai social per riportare al centro di Carrie il tema della persecuzione collettiva. Perché, anche senza poteri telecinetici, la violenza che trasforma Carrie White in una figura tragica rimane terribilmente riconoscibile.
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Matthew Lillard: una storia che può parlare a nuove generazioni



