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Ecco il successo dell’estate su Crunchyroll che ricorda le tecniche ninja di Naruto: perché recuperarlo

01/08/2026 news di Andrea Palazzolo

L'anime perfetto da vedere su Crunchyroll. Come un manga cancellato nel 2018 è diventato il successo dell'estate 2026.

Naruto

Ci sono storie che sembrano destinate all’oblio. Manga promettenti che si spengono troppo presto, lasciando dietro di sé solo rimpianti e domande senza risposta. Black Torch sembrava essere una di queste: cancellato nel 2018 dopo appena 19 capitoli pubblicati tra Jump Square e Shonen Jump+, il manga di Tsuyoshi Takaki aveva chiuso i battenti senza troppo clamore, schiacciato dall’ombra di giganti come My Hero Academia, Demon Slayer e Black Clover. Eppure, in questo torrido luglio 2026, qualcosa di inaspettato è accaduto. Black Torch è tornato, non come manga, ma come anime. E non si è limitato a tornare: si è imposto come uno dei successi più forti dell’estate su Crunchyroll.

Black Torch segue le vicende di Jiro, un ninja discendente dotato del potere di comunicare con gli animali. La sua esistenza viene stravolta quando salva un gatto nero parlante di nome Rago, che si rivela essere un potente spirito demoniaco conosciuto come mononoke. Per salvare Jiro da un attacco mortale, Rago si fonde con lui, conferendogli la Stella Nera del Destino, un’aura oscura di devastante potere distruttivo. Questa fusione trascina il giovane ninja in una guerra segreta tra umani e creature demoniache, spingendolo ad arruolarsi nel Bureau of Espionage, un’organizzazione clandestina che coordina spie sotto copertura per dare la caccia ai mononoke ribelli.

La premessa potrebbe suonare familiare agli appassionati di shonen. C’è qualcosa di Naruto nella dinamica tra mondo umano e spiriti, un pizzico di Bleach nell’estetica delle battaglie, echi di Demon Slayer nell’approccio ai demoni e una struttura che richiama Jujutsu Kaisen. Tuttavia, Black Torch non si limita a replicare formule collaudate.

Black Torch
Black Torch, fonte: Crunchyroll

Uno dei punti deboli del manga di Black Torch era il comparto visivo. Tsuyoshi Takaki è stato spesso criticato per uno stile illustrativo generico, troppo simile a quello di Tite Kubo e ad altri grandi nomi dello shonen, senza una vera identità visiva. Le storie erano apprezzate, l’ambientazione ricca, ma i disegni risultavano anonimi. L’anime ha colto questa debolezza e l’ha trasformata in un’opportunità. Lo studio di animazione 100studio, nome ancora poco noto nel panorama internazionale, ha preso il materiale di Takaki e lo ha elevato, trovando un equilibrio tra fedeltà all’originale e reinterpretazione creativa.

E stanno riuscendo nell’intento. L’estetica dell’anime è più audace, i design dei personaggi più incisivi, le scene d’azione più dinamiche. Personaggi che nel manga erano rimasti in secondo piano, come Ichika, nell’anime trovano spazio e carisma. È più di un semplice adattamento: è un’opera di redenzione visiva.

Ma il vero nodo irrisolto di Black Torch resta la sua conclusione. O meglio, la sua mancanza di conclusione. Con soli cinque volumi pubblicati, il manga fu interrotto bruscamente, lasciando trame sospese, personaggi a metà del loro arco evolutivo, lore inesplorato. Takaki stesso fu colto di sorpresa dalla cancellazione e cercò di chiudere il cerchio in pochi capitoli, producendo un finale affrettato e insoddisfacente. Consapevole di aver lasciato il pubblico con l’amaro in bocca, l’autore scrisse un breve epilogo descrittivo in cui spiegava cosa avrebbe voluto fare con la storia, quali sviluppi aveva in mente, come sarebbero evoluti i personaggi.

L’anime ha l’opportunità di correggere questo errore. Con il materiale source già completo e conosciuto, gli sceneggiatori possono espandere quegli archi narrativi compressi, dare respiro ai personaggi, costruire un finale che non sia un rattoppo d’emergenza. Possono prendere le idee abbozzate da Takaki nel suo epilogo e trasformarle in episodi veri, in climax emotivi, in battaglie che abbiano il tempo di respirare. È una chance rara, e se sfruttata bene potrebbe rendere l’anime di Black Torch superiore alla sua fonte cartacea. Un paradosso affascinante: l’adattamento che diventa definitivo, più compiuto dell’originale.

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