Questa serie è perfetta per i fan di Assassin’s Creed: combattimenti con le spade e un contesto storico reale
04/09/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie con Tom Burke che ha anticipato Assassin's Creed. Perché meritava altre stagioni e come avrebbe potuto diventare un fenomeno.

Tra il 2014 e il 2016, mentre il mondo dello streaming iniziava la sua inarrestabile ascesa, la BBC mandava in onda una serie che avrebbe potuto diventare un fenomeno globale. Invece, The Musketeers è scivolata via quasi in sordina, lasciando dietro di sé tre stagioni per un totale di trenta episodi e un pugno di appassionati che ancora si chiedono cosa sarebbe potuto succedere se solo il timing fosse stato diverso.
Basata liberamente sul classico di Alexandre Dumas, I tre moschettieri, la serie non era certo pensata per i puristi della letteratura. Quello che mancava in fedeltà assoluta al testo originale, però, veniva compensato da un mix irresistibile di spade sguainate, cospirazioni politiche e puro divertimento d’azione. La Parigi del Seicento prendeva vita attraverso le strade di Praga, scelta come location per dare respiro e scala a una produzione che sembrava più grande del budget tipico di un prodotto BBC.
Il vero punto di forza della serie risiedeva nel suo cast. Tom Burke, oggi riconoscibile per ruoli in Furiosa e Black Bag, interpretava Athos con un’intensità magnetica. Al suo fianco, Santiago Cabrera, volto noto di Star Trek: Picard e Heroes, portava sullo schermo Aramis, mentre Howard Charles dava vita a Porthos. Luke Pasqualino, reduce dal successo di Skins, completava il quartetto nel ruolo di D’Artagnan. La chimica tra questi quattro attori non era un artificio di sceneggiatura: si percepiva in ogni scena, trasformando avventure che sulla carta potevano sembrare esagerate in momenti di autentica fratellanza.
La serie non aveva pretese di cambiare le regole del gioco televisivo, ma possedeva un’identità chiara: era spettacolo puro, con duelli coreografati, complotti di palazzo e una dose generosa di quello spirito d’avventura che oggi sembra quasi nostalgico. Eppure, c’è un elemento che ha reso The Musketeers particolarmente interessante in retrospettiva: la sua somiglianza con il franchise di Assassin’s Creed.
Per un videogioco cinematografico e adrenalinico come Assassin’s Creed, è sorprendente che nessuna produzione live-action sia mai riuscita davvero a catturarne l’essenza. Il film del 2016 con Michael Fassbender cadde vittima della maledizione degli adattamenti videoludici. The Musketeers rimane probabilmente l’interpretazione live-action più vicina allo spirito di Ubisoft.
The Musketeers arrivò sulla BBC proprio mentre lo streaming stava consolidando il suo dominio globale. Se fosse uscita qualche anno dopo su una piattaforma come Netflix o Amazon Prime, avrebbe probabilmente trovato un pubblico molto più vasto e lasciato un’eredità più duratura. Il suo mix di melodramma e azione ad alto tasso di adrenalina avrebbe potuto competere con produzioni che oggi consideriamo di culto.
Oggi, a distanza di dodici anni dal debutto, la serie rimane un esempio affascinante di come il tempismo possa fare la differenza tra il successo planetario e l’oblio relativo. In un’epoca in cui ogni piattaforma streaming cerca disperatamente il prossimo grande hit storico-avventuroso, The Musketeers giace dimenticata, pronta a essere riscoperta da chi cerca qualcosa di più di un semplice passatempo. È una serie che aveva tutto: cast affiatato, produzione curata, ritmo serrato e quella scintilla di divertimento genuino che rende le storie immortali.
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